Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

11 ottobre 2011

Guardate come scrivono i nostri ragazzi. Ecco Flying, il giornale on line che esce solo quando gli va. Ma che spacca…

Siamo abituati a pensare al futuro come a una condizione impalpabile, o a una generica fonte di preoccupazione o come ad un’angustia, a seconda che la prospettiva sia personale o universale. In realtà il futuro noi ce l’abbiamo davanti agli occhi, tutti i giorni. Il nostro futuro è rappresentato da quei ragazzi che ci sfrecciano di fianco in motorino al semaforo, o che schiamazzano all’uscita da scuola. È a loro che – per sfruttare un’immagine chiara anche se abusata – in un futuro prossimo consegneremo le chiavi del mondo, con tanti auguri. (more…)

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23 maggio 2011

Islanda, il gigante risvegliato. Il Grímsvötn spaventa l’Europa: eruzione violenta ma breve? Nessun problema per i voli (per ora)

Fonte: dalla rete. CLICCA SULL'IMMAGINE PER GUARDARE LA FOTOGALLERY

Si torna a parlare di Islanda. Non capita spesso che questa piccola nazione aggrappata al Circolo Polare Artico finisca sulle prime pagine dei giornali. Ultimamente succede per due motivi specifici: la crisi economica e i vulcani.

Lo scorso anno era stato l’Eyjafjallajokull a tenere in scacco le autorità aeree di mezza Europa, costringendo alla chiusura numerosi aeroporti e mettendo a dura prova i bilanci delle compagnie aeree e i nervi dei viaggiatori. Questa volta siamo a parlare del Grímsvötn, un bel bestione acciambellato nel cuore del ghiacciaio più grande d’Europa, il Vatnajökull, circa 8 mila kmq, poco meno dell’intera Umbria. (more…)

16 aprile 2010

Eruzione in Islanda, dopo il 1816 si rischia un secondo anno senza estate

Le eruzioni vulcaniche sono uno dei fenomeni più suggestivi e affascinanti (e pericolosi, non dimentichiamocelo) che ci offre madre natura. Come raccontavo in parte nel mio precedente post, sono una delle ragioni per cui amo così visceralmente la mia povera Islanda, povera perché tra calamità naturali e finanziarie sta vivendo un biennio davvero difficile.

L’eruzione del vulcano-ghiacciaio Eyjafjallajokul, nel sud, sud-ovest dell’isola (ma comunque a est dalla capitale Reykjavik e dall’aeroporto internazionale di Keflavik, che è ancora più a est) ha mandato in tilt il traffico aereo ed ha evocato lo spettro di cambiamenti climatici ed eventi di portata epocale, come l’eruzione del Krakatoa nel 1883 o il cosidetto “anno senza estate”, il 1816.

Sono verosimili queste ipotesi e questi raffronti? La risposta, effettivamente è sì, anche se lo scenario dovrebbe essere meno catastrofico. Diciamo che tutto dipende da quanto durerà questa eruzione. Se può far testo in qualche modo, poi, l’ultima volta che l’Eyjafjallajokul eruttò, nel 1821, lo fece ininterrottamente per un anno e mezzo.

Quello che è certo e incontrovertibile è che le nubi vulcaniche sprigionate in eruzioni come quella dell’ Eyjafjallajokul (coordinate 63°38′N 19°36′W, per chi volesse cercarlo sulle cartine) sono pericolose per i voli aerei. E non solo perché disturbano o impediscono la visibilità. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in un’intervista al ‘Messaggero’, ha spiegato che la cenere infilandosi nei reattori può bloccarli, creando guasti irreparabili e rischiando di far precipitare i velivoli. Cosa succederà allora al traffico aereo? La risposta di Boschi non è incoraggiante: prima che le ceneri scompaiano dall’aria potrebbero volerci giorni o addirittura settimane, dunque è probabile che i disagi per i viaggiatori si protrarranno a lungo. Ma del resto, “quando la natura si manifesta con un’eruzione vulcanica l’uomo non può far altro fermarsi e aspettare che tutto passi”. E se lo dice il presidente dell’Istituto di Vulcanologia c’è da credergli.

E poi c’è l’altra questione. La nube di cenere arriverà fino all’Italia, ed è pericolosa? Qui a spiegare è Marina Baldi, climatologa del Cnr. Anche lei ha parlato dell’“anno senza estate”, il 1816, dando la colpa ad un altro vulcano islandese (in realtà la causa è comunemente attribuita al vulcano Tambora, nell’odierno arcipelago indonesiano) che provocò “un abbassamento di diversi gradi della temperatura in tutto il centro-nord Europa”. Secondo Marina Baldi, la circostanza potrebbe avere analogie e dobbiamo prepararci a un lungo periodo perché “siamo in primavera e l’alta pressione sposta grandi masse d’aria da nord verso sudest”. Sarebbe quasi certa l’ipotesi che la nube arrivi “fino al Tirreno”, e forse “fino al Mediterraneo” nei prossimi giorni o nelle prossime settimane

Riguardo al rischio sanitario, è ancora presto per fare previsioni poiché non si conosce ancora il tipo di sostanze contenute nella nube e la loro proporzione. In Islanda hanno preso precauzioni invitando le persone ad uscire di casa solo se necessario e muniti di maschere antigas.

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Un flashback infine sulle grandi eruzioni del passato.

Il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., un’eruzione passata alla storia perché distrusse, anzi addirittura congelò nel tempo in maniera agghiacciante le città di Pompei ed Ercolano. Fu un’eruzione che passò alla storia anche perché, di fatto, fu la prima ad essere osservata e descritta minuziosamente, raccontata dal celeberrimo Plinio il Vecchio, autore della Naturalis Historia, che morì per osservarla più da vicino. Si definiscono eruzioni pliniane le eruzioni esplosive come quella raccontata del Vesuvio del 79 proprio in onore del più grande naturalista dell’antichità.

L’anno senza estate, sostengono recenti studi, fu causato invece dall’eruzione del Tambora, che durò una decina di giorni (l’anno precedente, il 1815), tanto da riempire l’atmosfera di gas e ceneri che impedirono alla luce del sole di filtrare nell’atmosfera e di riscaldare la terra, provocando addirittura tempeste di neve estive che distrussero raccolti e misero in ginocchio intere nazioni nel nord Europa e nel continente americano.

Quindi c’è stata l’eruzione del Krakatoa: una potenza inaudita (200 megatoni), un boato tremendo udito a 5 mila chilometri di distanza, che nel 1883 cancellò letteralmente dalle mappe l’isola dove si trovava, e provocò un’onda di tsunami alta quaranta metri, con conseguenze disastrose. Una suggestiva teoria di qualche anno fa suggerisce che il famoso Urlo di Edvard Munch, con l’inquietante rosso del suo cielo, non fosse una rappresentazione astratta bensì un’accurata riproduzione di un tramonto norvegese di quel tempo, dovuto proprio al Krakatoa.

E adesso ci si attende un risveglio dell’Etna, ma questa non è una novità. Il vulcano siciliano è monitorato attentamente dall’Istituto di Vulcanologia e dovrebbe eruttare nel giro di alcuni mesi: ad essere coinvolta in particolare la zona della Valle del Bove, una zona però non a rischio per le abitazioni.


15 aprile 2010

Erutta un vulcano, traffico aereo in tilt in mezza Europa. Si torna a parlare di Islanda

Eyjafjallajokul: la nube di cenere incombe su una fattoria

Altra notizia al volo. La leggo e la riprendo da tutte le principali agenzie. Non si parla mai dell’Islanda, la mia patria atavica proababilmente, una terra che mi sembra di conoscere come le mie tasche praticamente da sempre anche se ci sono stato per una settimana appena.

Se n’è parlato più di vent’anni fa perché Reagan e Gorbaciov proprio lì si sono stretti la mano ed hanno posto fine alla guerra fredda. Se n’è parlato più di recente perché lì ha trovato rifugio Bobby Fisher, il re degli scacchi, controverso e discusso, di fatto bandito dagli Usa per aver disputato una partita (una grande partita) nella ex Jugoslavia sotto embargo Onu. Quel minuscolo lembo di acqua e fuoco nel nord dell’Europa, talvolta dimenticato nelle rappresentazioni del vecchio continente che appaiono su monete e francobolli, è tornato a far parlare di sé quest’anno. In campo economico il rischio crac dell’Islanda è stato emblematico. E l’isola dei ghiacci è stata raffigurata dagli esperti un po’ come l’uccellino nella gabbia appesa in trincea per avvertire i soldati che è giunta ora di indossare le maschere antigas: la sua crisi, fuor di metafora, ha avvertito tutti quanti che la grande Crisi, quella con la C maiuscola stava arrivando.

Oggi si parla di Islanda perché le ceneri di un suo vulcano, l’Eyjafjallajokul, in eruzione da alcuni giorni nel sud del Paese, a poco più di un centinaio di chilometri dalla capitale Reykjavik, ha messo in scacco gli aeroporti di buona parte del nord europa. Un caos indescrivibile, raccontano le agenzie di stampa, anche a più di mille chilometri dal vulcano, grandi disagi a Londra, Copenhagen e Oslo. E la nube di cenere vulcanica potrebbe anzi dovrebbe arrivare a lambire l’Italia, fino a coprire in parte il Tirreno. Preoccupazioni grosse, insomma. E pensare che invece il principale scalo islandese, quello di Keflavik, a mezz’ora di macchina dalla capitale, poiché il vento spirava dall’altra parte, nella giornata di maggior caos è rimasto perfettamente operativo.

Le cose funzionano così in Islanda: deve essere per questo che mi affascina così tanto.

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