Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

26 marzo 2010

Un pomeriggio a parlare di Afghanistan e talebani con Daniele Mastrogiacomo

Una piccola informazione, per così dire, di servizio. Domani pomeriggio, 27 marzo, a San Marino, presento il libro di Daniele Mastrogiacomo “I giorni della paura”.

Mastrogiacomo è l’inviato di Repubblica che nel 2007 saltò il fossato e passò da raccontatore di notizie a notizia suo malgrado, finendo catturato dai talebani. La sua storia, i retroscena, l’inquietante dover convivere con la paura, Mastrogiacomo l’ha raccontato nel suo libro. Insieme ne parleremo alle ore 18 al Villino Bonelli di Montecchio (San Marino), nell’ambito della rassegna Libri più Libri.

Chi fosse in giro da quelle parti è il benvenuto.

Chi volesse approfondire la notizia può farlo qui.

Qui invece un link per saperne di più sul libro.

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10 novembre 2009

Minzolini accende il microfono. E a qualcuno si drizzano i capelli

minzolini

Augusto Minzolini. Fonte: dalla rete

Gli editoriali di Minzolini, direttore del Tg1, continuano a scatenare polemiche. Al di là dell’argomento specifico in questione (questa volta era l’immunità parlamentare, la volta scorsa la libertà di stampa), ogni volta che va in video il buon Augusto fa venire i capelli dritti a quelli della Commissione di Vigilanza. Personalmente non sono troppo d’accordo con Minzolini: condivido molto più i suoi ragionamenti sulla libertà di stampa (che in Italia non è assolutamente in pericolo, tant’è che ognuno può dire e scrivere tutto quello che gli passa per la testa, ma l’avevo già scritto QUI, in un altro post) che la tesi sul ritorno alla immunità parlamentare, solo perché i Padri della Costituzione che la introdussero nel nostro quadro normativo “non erano certo dei malandrini”. O meglio, ragionando in termini assoluti potrebbe avere anche ragione, ma è il quadro in cui si andrebbe a inserire questo provvedimento che lo renderebbe poco cristallino. Opinabile, dunque.

Il fatto su cui mi voglio soffermare, da giornalista, da direttore di una testata, è allora questo: possibile che in Italia tutti possano dire tutto quello che passa per la testa tranne il direttore del Tg1? Perché nessuno ha niente da ridire se Ezio Mauro Gianni Riotta o Ferruccio De Bortoli si svegliano la mattina con un’idea in testa e prendono il computer per scrivere il loro bell’editoriale, mentre se lo fa Minzolini rischia ogni volta di essere cacciato?

Perché Repubblica, il Corriere della Sera o Il Sole-24 Ore sono in mano a gruppi privati, qualcuno potrebbe obiettare (anzi, obietterà sicuramente).

E perché allora un qualsiasi giornalista di qualsiasi testata Rai può usare la televisione per esprimere la propria opinione? (Nomi in questo caso non serve neanche farli: una intera trasmissione in prima serata varrà pure 5 minuti di editoriale).

La risposta a tutte queste domande è una sola: perché se si proclama il diritto ad una libera espressione nella televisione pubblica, questo diritto deve essere garantito a tutti, anche a un Minzolini qualsiasi.

Poi c’è il discorso dell’ingerenza nella politica nelle vicende Rai, ma questa è una questione che meriterebbe un post a parte.

16 ottobre 2009

Libertà di stampa e limiti di responsabilità, scusate ma io sto con Napolitano

Giorgio Napolitano 2

Altro che le carnascialesche manifestazioni per la libertà di stampa. Malgrado qualche suo scivolone (vedi la firma sul lodo Alfano), ho sempre più stima, ogni giorno che passa, per il nostro Presidente Giorgio Napolitano. Che, in occasione della giornata mondiale dell’informazione ha invocato da una parte l’equilibrio da parte della politica nei confronti dell’informazione, e dall’altra ha sottolineato che i media devono ricordarsi che hanno dei “limiti di responsabilità”.

Ribadisco ancora una volta che, a mio parere, da addetto ai lavori, in Italia il vero problema non è la libertà di stampa, ma l’incontinenza della politica che ha impregnato le redazioni dei giornali, e il bipolarismo dell’informazione che impedisce di sfoderare ragionamenti a colori: solo bianco o solo nero.

Questo non vuole dire che fare il giornalista in Italia sia semplice e senza intoppi, ma le querele di Berlusconi a Repubblica mi fanno meno paura di quelle che arrivano alle redazioni dei giornali locali, più deboli e decisamente meno tutelati. E le minacce, quelle serie, che fanno rabbrividire (ma che puntualmente passano sotto silenzio), sono quelle che colpiscono non gli opinionisti ma i giornalisti che lottano sul campo, che parlano di mafia e di camorra. Quelli che non vanno a caccia di scoop rovistando nei cestini della carta straccia dei colleghi direttori di giornali, ma che mettono il naso nelle discariche controllate dalla malavita. Sono loro che andrebbero difesi a spada tratta, non (solo) i paperoni come Santoro.

Napolitano parla ancora di un discorso di tre anni fa in cui in occasioni analoghe a quella di oggi, espresse “il profondo convincimento circa il carattere discriminante che l’esistenza di una stampa e di una informazione pluralistiche e libere assume per distinguere la democrazia dal dispotismo. E nello stesso tempo volli sottolineare come nei sistemi democratici e costituzionali dell’Occidente occorra combinare più valori, più diritti degni di tutela, come sancito d’altronde nell’articolo 10 della Convenzione europea del 1948 sui diritti dell’uomo”.

Il nostro Presidente ha concluso dicendo che “si tratta di equilibri difficili e sempre oggetto di controversie, ma a cui non si può sostituire da parte del giornalismo la sottovalutazione di limiti e di responsabilità da riconoscere e da proiettare nel proprio modo di lavorare”.

Come non essere d’accordo?

22 settembre 2009

Il Fatto è che nasce un nuovo giornale. E giù polemiche, prima ancora che parta

giornaliProprio nei giorni in cui la Federazione della Stampa vorrebbe fare una manifestazione per la libertà di stampa (salvo poi rimandarla), parte una nuova iniziativa editoriale, e ve la voglio segnalare. Domani mattina sarà infatti in edicola Il Fatto Quotidiano, direttore Antonio Padellaro. Sarà un “giornale di giornalisti”, che è diventato un po’ il motto, in questa fase di lancio, con grandi firme, giornalisti molto conosciuti (apprezzati o detestati, a seconda da che parte si guardano), a partire da Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo, Stefano Feltri e, alla rubrica delle lettere, Furio Colombo. L’“autopromo” del Fatto parla di un giornale senza padroni e senza finanziamenti pubblici. Sarà schierato politicamente a sinistra, ma in maniera diversa da Repubblica o L’Unità (che infatti, secondo i maligni, finora hanno volutamente ignorato questa iniziativa editoriale). Si manterrà principalmente con gli abbonamenti, cartacei e in pdf, ha già fatto molto parlare di sé. Il Foglio, il giornale di Giuliano Ferrara, ha pubblicato un articolo cliccatissimo sul web e ripreso da tanti blogger in cui lo definisce “il primo giornale che quando lo tocchi fa tin tin”, polemicamente, s’intende, alludendo al fatto che ha già raccolto circa 30 mila abbonamenti così, sulla fiducia.

In bocca al lupo per la nuova avventura, intanto il mio edicolante di fiducia, Davide, sa già che mi deve mettere da parte la prima copia.

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