Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

12 luglio 2010

Sudafrica 2010, Spagna in trionfo. Ma le Furie Rosse meritavano davvero il titolo?

Una delle due avrebbe vinto il mondiale per la prima volta. Dunque sarebbe stata una sorpresa a prescindere, almeno per chi pensa che nel calcio il blasone conti qualcosa. Ma la Spagna aveva iniziato il suo ciclo due anni fa (veramente anche prima, con una formidabile Under 21) vincendo il campionato europeo, mentre l’Olanda all’atto conclusivo della più importante rassegna pallonara mondiale ci era già arrivata due volte, nel 1974 e 1978. Altri tempi, per carità, ma il calcio tra i tulipani non è mai stato una moda passeggera.

Alla fine ha vinto la Spagna, e adesso tutti sul carro dei vincitori. Che non è quello di Marcello Lippi, forse è opportuno ricordarlo perché l’Italia dagli errori e dagli orrori di questo Mondiale ha parecchio da imparare. È la squadra più forte, gioca un calcio fatto di possesso palla e di tecnica esageratamente sopraffina, ha gioielli di inestimabile valore (citiamo per tutti solo Iniesta, l’autore del gol decisivo a quattro minuti dal triplice gong che avrebbe mandato le due squadre ai calci di rigore). Ha giovani di talento molti dei quali nati e cresciuti nel vivaio del Barcellona (vivaio, una parola che agli italici dirigenti del calcio federale e di club fa oggettivamente venire in mente solo piante e fiori). E poi l’Olanda era obiettivamente meno forte tecnicamente, meno forte tatticamente, con pochi giocatori in grado di fare la differenza, forse due solamente, Robben e Sneijder.

A volerla dire tutta, né Olanda né Spagna avrebbero forse meritato di vincere questo mondiale. Certo le rivali più accreditate si erano già autoeliminate in maniera clamorosa (Francia, Italia) o erano cadute più o meno eroicamente durante il cammino (Inghilterra, Argentina, Brasile, per ultima la Germania che eufemisticamente potrebbe essere definita la sorpresa di questo mondiale). Diciamo che né una né l’altra delle due contendenti ultime avrebbero meritato perché entrambe hanno palesato, in questa finale, in questo mondiale, limiti evidenti. L’Olanda ha vissuto di fiammate, si è accesa grazie al trottolino dell’Inter, sempre due passaggi avanti rispetto a compagni e avversari, ma era dotata di un centrocampo tutt’altro che invidiabile come qualità, e di una panchina (l’abbiamo visto nella finale con l’inserimento certamente non profetico del giovane Elia) di onesti pedatori e nulla più. Poi è vero che le occasioni migliori, con Robben, le hanno avute gli Orange prima del gol, ma la tattica intimidatoria portata avanti con chirurgica costanza dal primo minuto non è da squadra che merita di vincere il titolo più ambito.

La Spagna poi, in tutto il torneo è apparsa la fotocopia sbiadita di quella che ha vinto l’Europeo. Non a caso ha rischiato di compromettere la propria corsa perdendo con i montanari svizzeri proprio all’esordio, non a caso ha passato gli ottavi di finale, i quarti, la semifinale ed ha vinto il titolo vincendo sempre con stentati 1-0. David Villa è un bravo giocatore ma non è certo un pallone d’oro (a proposito, dopo questa finale Iniesta potrebbe davvero strapparlo a Sneijder) e la mole di gioco espresso in ogni partita senza un vero goleador rischia di essere utile soltanto a non subire ripartenze, una massa indistinta di passaggi precisi ma senza cuore né anima.

Peccato invece per l’Olanda: dopo tre finali perse su tre, il Fattore Orange rischia di diventare proverbiale come simbolo di insuccesso sul filo di lana. Ma oggi la Spagna è Campione del Mondo, quindi viva la Spagna.

IL TABELLINO
OLANDA (4-2-3-1):
Stekelenburg 6,5; Van der Wiel 6.5, Heitinga 5, Mathijsen 6, Van Bronckhorst 6.5 (15′ pts Braafheid s.v.); Van Bommel 5, De Jong 6 (9′ pts Van der Vaart 5); Robben 7-, Sneijder 6, Kuyt 6 (25′ st Elia 5); Van Persie 5. (12 Boulahrouz, 13 Ooijer, 14 De Zeeuw, 16 Vorm, 18 Schaars, 19 Babel, 20 Afellay, 21 Huntelaar, 22 Boschker). All.: Van Marwijk.
SPAGNA (4-1-4-1):
Casillas 7,5; Sergio Ramos 7, Piquè 6, Puyol 6.5, Capdevila 5,5; Busquets 6; Pedro 5 (14′ st Jesus Navas 7), Xavi 7, Xabi Alonso 5 (42′ st Fabregas 7), Iniesta 9; Villa 6.5. (1′ sts Torres sv). (2 Albiol, 4 Marchena, 12 Valdes, 13 Mata, 17 Arbeloa, 19 Llorente, 20 Martinez, 21 David Silva, 23 Reina). All.: Del Bosque.
ARBITRO:
Webb (Inghilterra) 5.5.
RETE:
11’sts Iniest.
NOTE.
Spettatori: 84.490. Angoli: 8-6 per la Spagna. Espulso: Heitinga al 4′ sts per doppia ammonizione. Ammoniti: Van Persie, Van Bommel, De Jong, Van Bronckhorst, Van der Wiel, Puyol, Sergio Ramos, Capdevila e Xavi per gioco scorretto, Robben e Mathijsen per proteste, Iniesta per comportamento antiregolamentare. Recupero: 2′ e 3′; 1′ e 2′

LE PAGELLE

OLANDA
STEKELENBURG 6,5:
Una sicurezza tra i pali e in uscita, incolpevole sul gol.
VAN DER WEIL 6,5: Positivo come in tutto il resto del mondiale, attento in difesa e sempre pronto a spingere.
HEITINGA 5: Villa lo fa soffrire, e poi lascia in 10 gli Orange nel finale del supplementare. Decisivo, in negativo.
MATHIJSEN 6: Una gara diligente nel contenimento delle Furie Rosse, e non è poco.
VAN BRONCKHORST 6,5: E’ il capitano di quest’Olanda giunta sino all’atto finale e un motivo c’è. Più in difficoltà nel finale dopo l’inserimento di Navas, esce sfinito dal campo. (15′ pts BRAAFHEID sv).
VAN BOMMEL 5: Meritava di non finire la gara, graziato dall’arbitro in almeno un paio di occasioni.
DE JONG 6: Non è un giocoliere del centrocampo, uno dei limiti di quest’Olanda. (9′ pts VAN DER VAART 5: Entra nel convulso overtime, Iniesta lo beffa nel gol decisivo)
ROBBEN 7-: E’ l’anima della squadra, le sue sgroppate impegnano sempre 2 o 3 difensori iberici. Però Casillas lo ipnotizza in almeno due occasioni.
SNEIJDER 6: Giocatore di intelligenza superiore, questa volta non riesce a incidere come sa. Ma difende lotta e almeno due volte spedisce Robben a tu per tu con Casillas.
KUYT 6: Più quantità che qualità, ma questo gli era stato chiesto. (26′ st ELIA 5: Se l’Olanda spedisce in campo lui e la Spagna Fabregas, un motivo c’è per la vittoria spagnola).
VAN PERSIE 5: Una partita con più ombre che luci, come il resto del suo mondiale.

SPAGNA
CASILLAS 7,5: Senza flauto o orologio fluttuante ipnotizza Robben: merita senz’altro di alzare la Coppa del Mondo. Che vale anche quale premio alla carriera.
SERGIO RAMOS 7:
Stantuffo micidiale, sempre pronto a gettarsi nella pugna e pericoloso anche di testa nell’area avversaria.
PIQUE 6: Una leggerezza sull’assist di Sneijder per Robben che poteva cambiare la partita, ma alla fine il suo compitino lo fa con diligenza.
PUYOL 6,5: E’ l’altro volto di questa Spagna, più impetuoso che volitivo. Baluardo in difesa, acrobatico sulle palle ferme nell’area Orange.
CAPDEVILLA 5,5: Se non avesse avuto davanti un Robben avrebbe potuto spingere molto di più.
BUSQUETS 6: Lavoro oscuro ma prezioso.
XABI ALONSO 5: non era la sua partita, troppo spesso abbandonato tra i fabbri ferrai olandesi. (42′ st FABREGAS 7: porta idee e pericolosità, e poi c’è il colpo di genio che offre a Iniesta il guizzo per il gol decisivo).
INIESTA 9: Una partita da Pallone d’Oro, è lui l’anima della Spagna. Poi, se a 4 minuti dalla fine del supplementare, segni pure il gol che vale il mondiale, è giusto che il trionfo sia tuo.
XAVI 7: Il centrocampo delle Furie Rosse ruota attorno a un unico perno: lui, Xavi. Tutto lì attorno dopo è più facile.
PEDRO 5: Una partita inconcludente, non è un caso che sia il primo a lasciare il campo. Villa avrebbe meritato un altro compagno di reparto (15′ st NAVAS 7: Entra e s’infila come una spina nel fianco della difesa olandese.

VILLA 6,5: L’importante è crederci e lui lo fa. tira, ci prova e ci crede sempre. Da solo fa reparto e tiene sulla corda una difesa intera. Gli manca il gol che avrebbe coronato il mondiale. (1′ sts TORRES sv: tocca il pallone nell’azione del gol, ma l’infortunio finale è la conferma che non era il suo Mondiale).

ARBITRO
WEBB 5: In una partita così dura più che i cartellini avrebbe dovuto portare con sé un pugno di ferro. Riesce comunque a evitare che la cattiveria (13 gialli e 1 rosso) non sfoci in rissa. Però non vede un penalty per la Spagna e un corner (con due deviazioni) per l’Olanda sul cui ribaltamento di fronte scaturisce il gol partita.

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Spagna-Olanda 1-0, mondiale alle Furie Rosse: la fotogallery

Filed under: attualità — lettera22punto0 @ 1:07 pm
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Da www.sanmarinofixing.com

8 febbraio 2010

Il football americano? Uno sport da formiche. Il Superbowl lo vince New Orleans

Una volta l’anno, da due anni a questa parte, sono contento di pagare il canone Rai. Sì perché finalmente ho ragione di pensare che il servizio pubblico è rivolto anche a gente come me, gente che quando gli parlano di Isola gli viene in mente Robert Louis Stevenson, gente che ascolta gli Who e non certo Mangoni (chi era costui?), e che di Morgan, beh, francamente se ne infischia.

Una volta l’anno, da due anni a questa parte, Mamma Rai, insospettabilmente fa felice anche me. Veramente mi chiedo il perché, ma temendo che ci ripensi lo faccio a bassa voce, almeno in attesa di conoscere le cifre dello share del Superbowl trasmesso domenica notte in un orario che solo noi incalliti del football americano e i sonnambuli possono reggere senza timore di addormentarsi la mattina dopo davanti al proprio Pc.

E allora parliamo di questo Superbowl: alla fine hanno vinto i New Orleans Saints, la squadra per cui domenica notte facevo il tifo (c’è sempre da parteggiare sportivamente per qualcuno quando non c’è la tua squadra in finale, solo che di solito scelgo sempre la squadra sbagliata. Anzi, per l’esattezza è dal 1996 che non festeggiavo un Superbowl, quando lo vinsero i “miei” Cowboys sugli Steelers).

Si potrebbe scrivere un libro sulla rinascita di New Orleans quattro anni dopo Katrina e sull’impatto empatico e terapeutico che questo successo ha sul popolo statunitense, in ginocchio per la crisi la disoccupazione la guerra e quant’altro. Si potrebbe scrivere un libro e quindi non mi soffermo più di tanto in questo post.

Però mi impunto e voglio provare a far capire anche ai non appassionati com’è strano questo sport, il football americano. Lo guardi e pensi che la differenza la facciano i muscoli, quel sano vigore da unni, capaci di macinare la terra su cui stanno marciando diretti nella direzione del proprio obiettivo (la meta, l’annientamento degli avversari). E invece partite come il Superbowl numero 44 sono la palese dimostrazione che questo non è uno sport da mammut bensì da formichine, sagge, pazienti, indomabili. Che anche nella difficoltà di un gelido -10 (come lo svantaggio iniziale dei Saints) non si fanno prendere dal panico e continuano ad accantonare provviste per quando verranno i tempi migliori. Perché oh sì, i tempi migliori arriveranno, potete starne certi, basta saper aspettare. Magari ci si impiegano quarantatre anni (tanto quanto i Saints ci hanno messo per raggiungere il Superbowl), ma quello che conta è non arrendersi mai.

La cronaca dettagliata della partita mi sono tolto lo sfizio di RACCONTARLA QUI, sul sito di Fixing. C’è pure una ricca FOTOGALLERY perché (anche se, lo ammetto, sono di parte) stiamo parlando di uno sport estremamente fotogenico.

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Così posso ancora divagare, e dedicare un rapido pensiero a Mr President, Barack Obama (appassionato sportivo anche se predilige il basket al football) alle prese con l’ennesima “toppa”, ovvero un pronostico “ufficiale” a favore dei Colts.

Non voglio infierire, ci mancherebbe, perché a leggere qualche mio precedente post potrebbe sembrare che sono prevenuto nei confronti del leader degli States, mentre invece le mie soventi critiche nascono dalle grandi aspettative riposte in lui. Certo non si possono mettere a confronto cose così diverse come un innocuo pronostico sportivo con la decisione di inviare nuove truppe all’indomani della consegna del Nobel per la Pace, con un rischio-flop più concreto che mai che incombe sulla grande riforma sanitaria dopo la sconfitta elettorale nel feudo dei Kennedy alla morte di Ted, con l’annuncio di Kennediana memoria (rieccoci) del ritorno degli americani sulla Luna entro la fine del decennio salvo poi fare rapidamente dietrofront per problemi di budget… Si tratta di un semplice caso, ma che strappa un sorriso. In realtà Obama, da buon democratico, ha semplicemente detto di tifare leggermente per i Saints, o meglio per la città di New Orleans, rispetto ai Colts che in passato hanno battuto la sua Chicago al Superbowl, ma che riteneva comunque Indianapolis leggermente favorita, per una vittoria di misura.

Che sia la Luna o l’Afghanistan, il Senato o la palla ovale, insomma, da qualche tempo a questa parte il buon Obama non ne azzecca più una. Speriamo per lui e per gli Stati Uniti (e quindi anche per noi, data l’inevitabile ricaduta sul vecchio continente dei casi a stelle e strisce) che il vento torni a girare.

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