Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

23 maggio 2011

Islanda, il gigante risvegliato. Il Grímsvötn spaventa l’Europa: eruzione violenta ma breve? Nessun problema per i voli (per ora)

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Si torna a parlare di Islanda. Non capita spesso che questa piccola nazione aggrappata al Circolo Polare Artico finisca sulle prime pagine dei giornali. Ultimamente succede per due motivi specifici: la crisi economica e i vulcani.

Lo scorso anno era stato l’Eyjafjallajokull a tenere in scacco le autorità aeree di mezza Europa, costringendo alla chiusura numerosi aeroporti e mettendo a dura prova i bilanci delle compagnie aeree e i nervi dei viaggiatori. Questa volta siamo a parlare del Grímsvötn, un bel bestione acciambellato nel cuore del ghiacciaio più grande d’Europa, il Vatnajökull, circa 8 mila kmq, poco meno dell’intera Umbria. (more…)

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19 aprile 2010

Vulcano, anche oggi caos negli aeroporti e nelle stazioni d’Italia. Cancellati il 70% dei voli europei, 2 miliardi di dollari di danni finora. Quando finirà l’emergenza?

Milioni di persone a terra, due miliardi di euro di danni per le compagnie aeree che stanno soffrendo anche in borsa (a Tokyo i listini di oggi, 19 aprile, parlano di un -7,86% per Air China, in Europa si segnalano il -4,88% di Ryanair e il -4,99% di Air France, tutte sopra il 4% di perdite British, Lufthansa e Iberia) e per l’indotto del settore aereo.

Alla fine saranno verosimilmente più di 100 mila i voli che verranno cancellati per la nube di cenere vulcanica dell’Eyjafjallajokull: solo nei primi quattro giorni sono stati più di 63 mila, tanto per dare un dato ufficiale e aggiornato. E mentre l’Enac ha comunicato la decisione di chiudere nuovamente lo spazio aereo del nord Italia, dalle 9 di oggi alle 8 di domani), provvedimento disposto con urgenza, si incomincia a parlare di provvedimenti di aiuto alle compagnie aeree analoghi a quelli presi per il dopo 11 settembre 2001.

Anche oggi, a sorpresa, il 70% dei voli in Europa sono stati cancellati e anche in Italia negli aeroporti (così come nelle stazioni ferroviarie) regna il caos, con inviti diretti a non mettersi in viaggio se non è strettamente necessario. Ma il caos generato dalla nube vulcanica e il disastro economico conseguente alla cancellazione di così tanti voli non poteva non far decollare la polemica. I voli di prova effettuati durante il week end si sono conclusi senza problemi di rilievo peri velivoli inviati a testare il pericolo di transitare all’interno della nube di cenere e poiché non è possibile attendere che la nuvola si dissolva, come ha ribadito il Commissario ai Trasporti della Ue Siim Kallas, le compagnie aeree stanno facendo fortissime pressioni per riaprire i cieli europei alle rotte aeree.

Una decisione di grandissima responsabilità che spetta ad Eurocontrol, l’agenzia di controllo della navigazione aerea europea, anche perché da una parte sul piatto ci sono le vite umane, dall’altra – è brutto da dirsi ma non è colpa nostra, è la nuda realtà – un impatto economico da mozzare il fiato.

Secondo una società di consulenze specializzata, il Centre for Asia Pacific Aviation (Capa) di Sydney, tra ricavi diretti, entrate accessorie, oneri sul blocco degli aerei e dei passeggeri rimasti a terra, il costo totale per l’industria aerea supererebbe già i due miliardi di dollari, con tendenza ad aumentare, ovviamente, per ogni giorno in più che durerà questa crisi. Mentre le compagnie aeree sostengono che la no-fly zone generalizzata su mezza Europa e la chiusura degli scali aerei internazionali sia stata disposta basandosi solo su simulazioni al computer, senza avere un’idea concreta dei rischi reali. E che quindi la situazione sia stata gestita dai vari governi e dalle autorità competenti con estrema leggerezza.

Chi avrà ragione?

E ora torniamo a parlare della situazione del “nostro” vulcano, l’Eyjafill, comunemente chiamato Eyafjallajokull acquisendo il nome dell’esteso ghiacciaio che lo ospita. Il vulcano in questione, che si è risvegliato per la prima volta dopo il 1823, in realtà non si sta rendendo protagonista di un’eruzione clamorosamente forte. Iniziata di fatto il 20 marzo, è dello stesso ordine di grandezza dell’ultima eruzione dell’Etna, secondo quanto affermano dall’Istituto italiano di vulcanologia. La caratteristica particolare di quest’eruzione, che ha sconvolto i piani di sette milioni di viaggiatori e messo in apprensione l’Europa (e non solo) è la grande nuvola di cenere, che è dovuta alla fusione del ghiacciaio che ha provocato un impressionante getto di ceneri, salito fino a oltre 11 chilometri, e poi assestato a 7-8 chilometri di altezza. La lava fonde (fonde, non scioglie: è questo il termine corretto) il ghiaccio, che a sua volta raffredda molto rapidamente la lava, provocando la grande fuoriuscita di cenere. I segnali della fine o di un rallentamento di questa attività eruttiva, hanno spiegato alle agenzie stampa internazionali gli esperti islandesi, sono “misti” e quindi contrastanti: il fluido presente nella camera magmatica sembra stia scemando, ma non è poi così sicuro, quindi previsioni in tal senso sono impossibili. E poi c’è il Katla che preoccupa gli islandesi, un altro vulcano ma di dimensioni e di pericolosità molto maggiore distante pochi chilometri dall’Eyjafjallajokull: anche questo si trova sotto un ghiacciaio (è il quarto più grande d’Islanda), che almeno due volte al secolo si accende per uno show devastante (l’ultima è stata nel 1918) e solitamente si attiva dopo il risveglio di alcuni vulcani vicini. Una situazione, questa, tenuta sotto stretta osservazione.

16 aprile 2010

Vulcano in Islanda, aggiornamenti: nube di cenere vicina all’Italia. E altri tre crateri sono pronti ad eruttare

Tre rapidi aggiornamenti sulla questione del vulcano in Islanda.

Il primo riguarda la nube di cenere che sta paralizzando gli aeroporti di mezza Europa: secondo la Protezione Civile si sta avvicinando rapidamente all’Italia, ed è probabile che domani, sabato 17 aprile, diversi aeroporti del nord della penisola resteranno chiusi. Questo almeno secondo attendibili modelli di osservazione.

La seconda notizia riguarda sempre il blocco dei voli e fa i conti in tasca alle linee aeree: secondo le stime “iniziali e prudenti” della Iata, l’organizzazione internazionale del volo aereo, l’impatto finanziario sulle compagnie aeree è di oltre 200 milioni di dollari di mancati guadagni, più i vari costi aggiuntivi (per il re-routing e la cura dei passeggeri e degli aerei rimasti a terra).

La terza notizia è il vero aggiornamento sull’eruzione dell’Eyjafjallajokull, in Islanda: l’eruzione continua ma entro domenica dovrebbe incominciare a perdere intensità, se non altro perché si è ridotta la quantità di magma che può fuoriuscire. L’Eyjafjallajokull si trova sotto un ghiacciaio, che per il calore ha visto fondersi un terzo della propria calotta e questo ha provocato straripamenti di fiumi e alluvioni, con 800 persone evacuate dalle autorità.

E siccome piove sempre sul bagnato, in Islanda ora sono a rischio altri tre vulcani: il Grimsvotn, che si trova sotto il Vatnajokull, il ghiacciaio più grande d’Europa (a rischio eruzione nei prossimi 24 mesi), l’Hekla il più importante vulcano d’Islanda (che ogni 10 anni in media erutta, e ormai ci siamo) e il Katla, che si trova nei pressi dell’Eyjafjallajokull, e che nella sua storia si è spesso “acceso” dopo l’eruzione di vulcani vicini.

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