Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

25 febbraio 2011

Chi si rivede (in Rai), Giulianone Ferrara. Avrà una striscia informativa tutta sua subito dopo Minzolini

Filed under: Giornalismi,Tele-visione — lettera22punto0 @ 5:51 pm
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Chi si rivede, in Rai, Giuliano Ferrara. Dopo il Tg di Minzolini troverà spazio anche il Giulianone nazionale con una striscia informativa serale immediatamente dopo il Tg1 delle 20. Se Rai2 e Rai3 suonano i tamburi di Santoro, Floris e (perfino) Saviano, Rai1 farà suonare il trombone del direttore de Il Foglio. Una collaborazione importante per un posizionamento importante nei palinsesti. (more…)

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19 ottobre 2010

Vieni via con me, il teatrino Rai. Masi contro Fazio, Saviano, Benigni… Tutta colpa dei maxi cachet. O no?

Capiamo per quel fazioso di Santoro e il suo Annozero così schierato. Massì, mettiamoci dentro pure la Gabanelli, che con quell’aria da professoressa non vedeva l’ora di riprendere con Report per andare a mettere il dito nelle pieghe del paradiso (fiscale) di Antigua pur di colpire il Premier. Invitiamo alla festa pure la Dandini, che ha fatto di Parla con me un salotto veterocomunista radical chic, e si sa i veterocomunisti, soprattutto se radical chic, sono capaci di risaltare fuori un giorno o l’altro dal passato dove si sono autoreclusi. Quello che non si riesce a capire è perché adesso il direttore generale Mauro Masi si è messo in testa di boicottare perfino Fabio Fazio, che è veramente l’uomo per tutte le stagioni (politiche) malgrado una propensione sicuramente più per l’opposizione che per la maggioranza (attuale) e certe cose in Rai, oggi più che mai, vogliono dire qualcosa.
Il fatto è che Vieni via con me, il nuovo programma di Fazio, a tre settimane dalla messa in onda è ancora in alto mare. Il nodo gordiano della faccenda è costituita dal cachet degli ospiti, da Roberto Benigni a Antonio Albanese, fino ad arrivare a Paolo Rossi. Tutti personaggi scomodi (a qualcuno), soprattutto il primo e l’ultimo (Albanese potrebbe diventarlo per il fatto di frequentare cotale compagnia), ma la scusa è che, vista l’aria di crisi, i loro compensi sarebbero alti, troppo alti. Si parla addirittura fino a 250 mila euro per una comparsata per una puntata. E l’occhio di bue si sposta su Benigni, indicato dall’Agi come il personaggio per cui la Rai avrebbe dovuto scucire la suddetta cifretta. (more…)

17 settembre 2010

L’usato garantito di Enrico Mentana: gli ascolti record del suo Tg a La7 sono l’elogio della normalità

Incredibile: da quando è tornato in video, sembra che il giornalismo sia risorto. E anche una rete secondaria (pur apprezzabile) come La7 si è scoperta un vero e proprio punto di riferimento per l’informazione in Italia. Cosa è cambiato nel Tg di La7 rispetto a prima dello sbarco di piperito Mentana? Molto poco, all’apparenza. Era un telegiornale completo e corretto prima, non troppo schierato, e lo è oggi. Un fatto è certo: grazie proprio al suo direttore, il telegiornale della settima rete italiana adesso non è più snobbato dai big della politica. Perché, potendo scegliere dove andare a raccontare le stesse cose (anche nel senso che è sempre aria fritta…), al Tg5, magari su Rai3 oppure dal buon Mentana, oggi, un politico che si rispetti sa che Mentana offre più che mai un buono share e un impatto mediatico più forte. (more…)

17 febbraio 2010

Sanremo, che ti succede, non ti starai mica svecchiando? Eliminati Pupo (e il principe), Toto e Nino

Il principe Emanuele Filiberto (Foto Ansa)

Una doverosa premessa per mettere subito in mostra i miei pregiudizi (chi non ne ha scagli il telecomando): la mia passione musicale attraversa tutto l’arco costituzionale varca l’Oceano e perfino il tempo (vado dai classiconi del rock come Led Zeppelin e Pink Floyd ai cantautori italiani, passando per la musica classica e jazz, sia pure da profano), ma salta a pie’ pari tutta la melensa melodia sanremese. E poi soffro una certa qual idiosincrasia per i cantanti che hanno successo grazie alla sovraesposizione mediatica da talent show, perché sono convinto che a furia di farceli vedere e ascoltare finiscano per farceli piacere per forza, alterando la nostra percezione musicale. Ecco, l’ho detto. Però Sanremo mi diverte, ho visto tutta la prima serata di Sanremo e anch’io, come altri 11 milioni di italiani, ho qualche idea da esprimere in proposito. Perché Sanremo è Sanremo, non è una gara musicale, è un guazzabuglio social-popolare che va interpretato per capire dove stiamo andando a parare.

Ma prima la notizia, come s’impone a ogni giornalista che si rispetti: la giuria demoscopica ha eliminato niente meno che Nino D’Angelo, Toto Cutugno e Pupo (assieme a Emanuele Filiberto e a Luca Canonici). Ma come, avete fatto fuori Nino, Toto e Pupo, tre che hanno fatto la storia del Festival quanto Giuseppe (Garibaldi), Camillo (Benso Conte di Cavour) e Giuseppe (Mazzini) quella d’Italia? Cosa sta succedendo a Sanremo, si sta forse svecchiando? Certo, uno dei tre rientrerà sicuramente in gara grazie al ripescaggio, ma quel che è fatto è fatto.

Vi prego solo di non gridare al reato di lesa maestà per l’immediata esclusione del principino di Savoia perché la sua canzone – senza scendere nella scurrile definizione di Nino D’Angelo – è una delle cose più improponibili che siano mai state diffuse nell’etere. E la cosa è ancora più terribile se si pensa che il testo porta la sua firma, e che fra l’altro sembra copiato dal manifesto del PD, soprattutto nell’incipit in cui Pupo canta “credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro”, e nella famiglia, eccetera eccetera. Ma il passo più bello della canzone, geniale addirittura, è quando Emanuele Filiberto canta “Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia, chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia” (riferendosi all’Italia, suppongo), e c’è Pupo che gli risponde “Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente, ma chi si può paragonare, a chi ha sofferto veramente”. Eh, beh, roba da lacrime agli occhi.

Per il resto, e qui faccio appello alla vostra tolleranza nei confronti delle mie intolleranze musicali, c’è poco da salvare. Tolti il futuro premio della critica (chissà se ci prendo) Malika Ayane, le voci di Marco Mengoni e Noemi (lei una spanna su tutti gli altri, almeno al primo ascolto) e forse anche Irene Fornaciari con i Nomadi, per il resto è vuoto pneumatico. Irene Grandi non graffia, peccato. Cristicchi e Moro non sono all’altezza del loro passato, su Povia sono prevenuto dai tempi del piccione e quindi dico solo che la sua è una brutta canzone, al di là del tema sociale. Ho trovato imbarazzante Ruggeri (ma cosa sarebbe successo se al bivio con Sanremo avesse tirato dritto fino in Francia?) molesta Arisa, inutili Valerio e i Sonhora (ma sono davvero giovani?).

Detto delle canzoni, parliamo di chi ha retto la baracca. Antonella Clerici merita un applauso, non ha il ritmo di Bonolis (che però è ansiotico) ma tanta classe. Come quando risolve la grana lasciata dal buco di Morgan: la giusta dose di fermezza e tanto buon senso nazional-popolare, come s’impone sul palco dell’Ariston.

19 ottobre 2009

Quando la polemica è ai minimi storici: cronaca di una giornata senza calzini

Se contasse qualcosa e magari facesse riflettere qualcuno, io oggi non indosserei calzini. Ne azzurri (in tutte le possibili declinazioni, dal turchese al celeste) come Dario Franceschini e, off course, il giudice Mesiano, né tantomeno blu come il Ministro Alfano. Perché se è vero che la redazione di Videonews di Claudio Brachino ha calpestato la privacy del giudice Raimondo Mesiano – quello protagonista della sentenza Cir-Fininvest, per intendersi – seguendolo segretamente per la strada, nelle sue occupazioni di ‘pubblica’ vita privata, la polemica politica che ne è scaturita è di livello veramente basso. Ben al di sotto del livello populistico medio a cui siamo purtroppo abituati. E se fra l’altro il vessillo utilizzato da Franceschini per cercare di sbaragliare la concorrenza di Bersani nell’ultima infuocata settimana delle primarie del Pd è un paio di calzini turchesi, beh, certo, questo facilita un po’ la scelta tra i due.

E allora, a questo punto, affrontiamo di petto la vera questione: è giornalismo spedire qualche poveraccio (giornalisti, cameramen) a seguire con la telecamera passo passo per strada una persona, fra l’altro praticamente sconosciuta al grande pubblico? La risposta per una volta non necessita di un discorso troppo prolungato, di un’analisi approfondita dei pro e dei contro, in difesa della categoria, in difesa dei giudici, in difesa del diritto di informazione, della dignità dei giornalisti, del codice deontologico, eccetera.

La risposta, per una volta, è solo e semplicemente: NO. Questo non è giornalismo, e non vale la pena costringerci a sentire polemiche così futili e prese di posizione così infantili.

PS: proprio perché mi rendo conto che la pochezza di questa polemica è assolutamente senza limiti, chiudo il cassetto della biancheria e mi risparmio lo sforzo di cercare qualcosa da fotografare a corredo della notizia.

2 ottobre 2009

Ascolti record per l’accoppiata d’oro Santoro-D’Addario. E’ la tv, bellezza!

Michele Santoro

Oltre sette milioni di telespettatori per la puntata più pruriginosa di Annozero, quella che ha visto Michele Santoro portare in studio la “escort” Patrizia D’Addario, praticamente senza contraddittorio (per scelta dell’entourage di Berlusconi e del Pdl). Per la precisione gli spettatori sono stati 7 milioni e 338 mila spettatori con uno share del 28,92%. Si tratta di un record per la trasmissione: si pensi che la puntata precedente, lanciata dalle infuocate polemiche politiche degli ultimi due giorni, si era fermata a due milioni in meno. A tenere testa all’agguerrito Santoro c’è riuscito soltanto l’intramontabile Terence Hill, con il suo Don Matteo che si è fermato a quota 5 milioni 773 mila spettatori (il 21,87% di share). Strabattuto il Doctor House, che nel suo ritorno su Canale 5 con la prima puntata della nuova serie ha registrato 4 milioni e 840 mila spettatori, con uno share del 15,93%. Che dire: è la tv, bellezza.

da www.sanmarinofixing.com

16 settembre 2009

E’ uno strano martedì quando Berlusconi a se stesso preferisce il Milan

Filed under: Tele-visione — lettera22punto0 @ 1:14 pm
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Serve una didascalia?

E’ stato davvero uno strano martedì televisivo. Con Berlusconi a fare e disfare a Porta a Porta pur preferendo seguire il Milan su Sky (come ha fatto quel diavolaccio di La Russa…) e con L’Onore e il rispetto (nomen omen) di Garko a vincere la gara di ascolti. Dire che Porta a Porta e Bruno Vespa siano untuosamente appiattiti sul Governo è lapalissiano. E poi pretendere il contrario sarebbe come auspicare che Emilio Fede voti Pd o che Santoro smetta di essere fazioso. Intanto gli impietosi dati di ascolto della trasmissione con Berlusconi sulla consegna delle prime case ai terremotati di Onna fanno notizia: Gabriel Garko è riuscito dove Prodi, Veltroni e Franceschini hanno miseramente fallito, ed ha portato a casa un risultato Auditel (anche la politica si misura così oggi, vero?) che potrebbe far riflettere i vertici del Partito Democratico, ché forse il noto attore potrebbe essere più convincente alle primarie dei vari Franceschini, Marino e Bersani. Chissà una candidatura dell’ultimo momento. Ma a proposito di libertà di stampa – se ne parla molto ultimamente – mi stupiscono piuttosto un po’ le dichiarazioni di Di Pietro: è vero che il leader dell’Idv è sempre sopra le righe, ma minacciare Bruno Vespa “il boia della Rai di questo martedì”, che “quando il governo Berlusconi sarà solo un ricordo, certamente, anche il signor Vespa finirà nel dimenticatoio”, equivale a promettere un nuovo “editto bulgaro” come quello che vide protagonista il maestro Enzo Biagi. E allora, chi sarebbe il boia, caro don Tonino?

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