Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

15 aprile 2010

Erutta un vulcano, traffico aereo in tilt in mezza Europa. Si torna a parlare di Islanda

Eyjafjallajokul: la nube di cenere incombe su una fattoria

Altra notizia al volo. La leggo e la riprendo da tutte le principali agenzie. Non si parla mai dell’Islanda, la mia patria atavica proababilmente, una terra che mi sembra di conoscere come le mie tasche praticamente da sempre anche se ci sono stato per una settimana appena.

Se n’è parlato più di vent’anni fa perché Reagan e Gorbaciov proprio lì si sono stretti la mano ed hanno posto fine alla guerra fredda. Se n’è parlato più di recente perché lì ha trovato rifugio Bobby Fisher, il re degli scacchi, controverso e discusso, di fatto bandito dagli Usa per aver disputato una partita (una grande partita) nella ex Jugoslavia sotto embargo Onu. Quel minuscolo lembo di acqua e fuoco nel nord dell’Europa, talvolta dimenticato nelle rappresentazioni del vecchio continente che appaiono su monete e francobolli, è tornato a far parlare di sé quest’anno. In campo economico il rischio crac dell’Islanda è stato emblematico. E l’isola dei ghiacci è stata raffigurata dagli esperti un po’ come l’uccellino nella gabbia appesa in trincea per avvertire i soldati che è giunta ora di indossare le maschere antigas: la sua crisi, fuor di metafora, ha avvertito tutti quanti che la grande Crisi, quella con la C maiuscola stava arrivando.

Oggi si parla di Islanda perché le ceneri di un suo vulcano, l’Eyjafjallajokul, in eruzione da alcuni giorni nel sud del Paese, a poco più di un centinaio di chilometri dalla capitale Reykjavik, ha messo in scacco gli aeroporti di buona parte del nord europa. Un caos indescrivibile, raccontano le agenzie di stampa, anche a più di mille chilometri dal vulcano, grandi disagi a Londra, Copenhagen e Oslo. E la nube di cenere vulcanica potrebbe anzi dovrebbe arrivare a lambire l’Italia, fino a coprire in parte il Tirreno. Preoccupazioni grosse, insomma. E pensare che invece il principale scalo islandese, quello di Keflavik, a mezz’ora di macchina dalla capitale, poiché il vento spirava dall’altra parte, nella giornata di maggior caos è rimasto perfettamente operativo.

Le cose funzionano così in Islanda: deve essere per questo che mi affascina così tanto.

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