Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

8 febbraio 2010

Il football americano? Uno sport da formiche. Il Superbowl lo vince New Orleans

Una volta l’anno, da due anni a questa parte, sono contento di pagare il canone Rai. Sì perché finalmente ho ragione di pensare che il servizio pubblico è rivolto anche a gente come me, gente che quando gli parlano di Isola gli viene in mente Robert Louis Stevenson, gente che ascolta gli Who e non certo Mangoni (chi era costui?), e che di Morgan, beh, francamente se ne infischia.

Una volta l’anno, da due anni a questa parte, Mamma Rai, insospettabilmente fa felice anche me. Veramente mi chiedo il perché, ma temendo che ci ripensi lo faccio a bassa voce, almeno in attesa di conoscere le cifre dello share del Superbowl trasmesso domenica notte in un orario che solo noi incalliti del football americano e i sonnambuli possono reggere senza timore di addormentarsi la mattina dopo davanti al proprio Pc.

E allora parliamo di questo Superbowl: alla fine hanno vinto i New Orleans Saints, la squadra per cui domenica notte facevo il tifo (c’è sempre da parteggiare sportivamente per qualcuno quando non c’è la tua squadra in finale, solo che di solito scelgo sempre la squadra sbagliata. Anzi, per l’esattezza è dal 1996 che non festeggiavo un Superbowl, quando lo vinsero i “miei” Cowboys sugli Steelers).

Si potrebbe scrivere un libro sulla rinascita di New Orleans quattro anni dopo Katrina e sull’impatto empatico e terapeutico che questo successo ha sul popolo statunitense, in ginocchio per la crisi la disoccupazione la guerra e quant’altro. Si potrebbe scrivere un libro e quindi non mi soffermo più di tanto in questo post.

Però mi impunto e voglio provare a far capire anche ai non appassionati com’è strano questo sport, il football americano. Lo guardi e pensi che la differenza la facciano i muscoli, quel sano vigore da unni, capaci di macinare la terra su cui stanno marciando diretti nella direzione del proprio obiettivo (la meta, l’annientamento degli avversari). E invece partite come il Superbowl numero 44 sono la palese dimostrazione che questo non è uno sport da mammut bensì da formichine, sagge, pazienti, indomabili. Che anche nella difficoltà di un gelido -10 (come lo svantaggio iniziale dei Saints) non si fanno prendere dal panico e continuano ad accantonare provviste per quando verranno i tempi migliori. Perché oh sì, i tempi migliori arriveranno, potete starne certi, basta saper aspettare. Magari ci si impiegano quarantatre anni (tanto quanto i Saints ci hanno messo per raggiungere il Superbowl), ma quello che conta è non arrendersi mai.

La cronaca dettagliata della partita mi sono tolto lo sfizio di RACCONTARLA QUI, sul sito di Fixing. C’è pure una ricca FOTOGALLERY perché (anche se, lo ammetto, sono di parte) stiamo parlando di uno sport estremamente fotogenico.

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Così posso ancora divagare, e dedicare un rapido pensiero a Mr President, Barack Obama (appassionato sportivo anche se predilige il basket al football) alle prese con l’ennesima “toppa”, ovvero un pronostico “ufficiale” a favore dei Colts.

Non voglio infierire, ci mancherebbe, perché a leggere qualche mio precedente post potrebbe sembrare che sono prevenuto nei confronti del leader degli States, mentre invece le mie soventi critiche nascono dalle grandi aspettative riposte in lui. Certo non si possono mettere a confronto cose così diverse come un innocuo pronostico sportivo con la decisione di inviare nuove truppe all’indomani della consegna del Nobel per la Pace, con un rischio-flop più concreto che mai che incombe sulla grande riforma sanitaria dopo la sconfitta elettorale nel feudo dei Kennedy alla morte di Ted, con l’annuncio di Kennediana memoria (rieccoci) del ritorno degli americani sulla Luna entro la fine del decennio salvo poi fare rapidamente dietrofront per problemi di budget… Si tratta di un semplice caso, ma che strappa un sorriso. In realtà Obama, da buon democratico, ha semplicemente detto di tifare leggermente per i Saints, o meglio per la città di New Orleans, rispetto ai Colts che in passato hanno battuto la sua Chicago al Superbowl, ma che riteneva comunque Indianapolis leggermente favorita, per una vittoria di misura.

Che sia la Luna o l’Afghanistan, il Senato o la palla ovale, insomma, da qualche tempo a questa parte il buon Obama non ne azzecca più una. Speriamo per lui e per gli Stati Uniti (e quindi anche per noi, data l’inevitabile ricaduta sul vecchio continente dei casi a stelle e strisce) che il vento torni a girare.

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18 gennaio 2010

Aspettando il Superbowl, un quarantenne in vetrina

Continua ad essere un periodo piuttosto impegnato, però prometto che presto, prestissimo, ricomincerò ad aggiornare questo blog con più assiduità. Anche perché ci sono due o tre cose interessanti di cui vorrei parlare.

Intanto ne approfitto per un saluto a tutti, e lo faccio postando QUI il link sui play off della Nfl, football americano: un’ampia cronaca delle partite del week end, tratto dal nostro sito www.sanmarinofixing.com.

Per chi invece non ama come me questo magnifico sport e vuole accontentarsi di una brevissima sintesi, aspettando il Superbowl tra sabato e domenica Minnesota grazie a un quarantenne d’assalto (Brett Favre) ha travolto Dallas, i Cardinals sono stati impallinati dai Saints, i Colts hanno liquidato Baltimore e infine l’unica sorpresa è arrivata dai New York Jets che hanno piegato San Diego al termine di una partita decisamente rocambolesca, molto più di quanto ci si poteva immaginare.

Non chiamatelo vecchietto. Brett Favre ha demolito i Cowboys

27 novembre 2009

Udite udite, al Superbowl suoneranno gli Who!

Torno ad aggiornare il blog dopo troppo tempo di assenza causa duro lavoro. In attesa di cause più serie, mi dedico ad una notizia “leggera” ma che mi riempie il cuore, perché posso parlare di due delle mie grandi passioni: la musica e il football americano…

Tony Romo, qb dei Dallas Cowboys

Il prossimo 7 febbraio, al Dolphin Stadium di Miami, si giocherà il Superbowl, la finalissima, la partita più attesa. Anche da chi non sente questo (magnifico) sport pulsargli nelle vene. E in quest’occasione, per lo show musicale di 15 minuti dell’intervallo, uno dei momenti televisivi più visti in assoluto negli States e non solo, uno degli spazi più ambiti per la pubblicità, sono stati chiamati niente meno che gli Who. Così dopo aver visto negli ultimi anni Bruce Springsteen, Prince e gli Stones, questa volta si potrà ammirare un gruppo british che ha scritto canzoni immortali e pagine eccelse della storia della musica.

L’annuncio è stato dato durante il match del Thanksgiving Day (la serata del tacchino e del football in tv) tra Dallas Cowboys e Oakland Raiders. Ancora non si sa nulla della scaletta del mini-concerto, ma a quanto risulta gli Who, capeggiati dal cantante Roger Daltrey e dal chitarrista Pete Townshend (gli unici superstiti della formazione originale) suoneranno sicuramente due loro cavalli di battaglia come Baba O’Riley e Pinball Wizard.

E noi fan del football e degli Who siamo già in trepidazione!

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