Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

12 luglio 2010

Sudafrica 2010, Spagna in trionfo. Ma le Furie Rosse meritavano davvero il titolo?

Una delle due avrebbe vinto il mondiale per la prima volta. Dunque sarebbe stata una sorpresa a prescindere, almeno per chi pensa che nel calcio il blasone conti qualcosa. Ma la Spagna aveva iniziato il suo ciclo due anni fa (veramente anche prima, con una formidabile Under 21) vincendo il campionato europeo, mentre l’Olanda all’atto conclusivo della più importante rassegna pallonara mondiale ci era già arrivata due volte, nel 1974 e 1978. Altri tempi, per carità, ma il calcio tra i tulipani non è mai stato una moda passeggera.

Alla fine ha vinto la Spagna, e adesso tutti sul carro dei vincitori. Che non è quello di Marcello Lippi, forse è opportuno ricordarlo perché l’Italia dagli errori e dagli orrori di questo Mondiale ha parecchio da imparare. È la squadra più forte, gioca un calcio fatto di possesso palla e di tecnica esageratamente sopraffina, ha gioielli di inestimabile valore (citiamo per tutti solo Iniesta, l’autore del gol decisivo a quattro minuti dal triplice gong che avrebbe mandato le due squadre ai calci di rigore). Ha giovani di talento molti dei quali nati e cresciuti nel vivaio del Barcellona (vivaio, una parola che agli italici dirigenti del calcio federale e di club fa oggettivamente venire in mente solo piante e fiori). E poi l’Olanda era obiettivamente meno forte tecnicamente, meno forte tatticamente, con pochi giocatori in grado di fare la differenza, forse due solamente, Robben e Sneijder.

A volerla dire tutta, né Olanda né Spagna avrebbero forse meritato di vincere questo mondiale. Certo le rivali più accreditate si erano già autoeliminate in maniera clamorosa (Francia, Italia) o erano cadute più o meno eroicamente durante il cammino (Inghilterra, Argentina, Brasile, per ultima la Germania che eufemisticamente potrebbe essere definita la sorpresa di questo mondiale). Diciamo che né una né l’altra delle due contendenti ultime avrebbero meritato perché entrambe hanno palesato, in questa finale, in questo mondiale, limiti evidenti. L’Olanda ha vissuto di fiammate, si è accesa grazie al trottolino dell’Inter, sempre due passaggi avanti rispetto a compagni e avversari, ma era dotata di un centrocampo tutt’altro che invidiabile come qualità, e di una panchina (l’abbiamo visto nella finale con l’inserimento certamente non profetico del giovane Elia) di onesti pedatori e nulla più. Poi è vero che le occasioni migliori, con Robben, le hanno avute gli Orange prima del gol, ma la tattica intimidatoria portata avanti con chirurgica costanza dal primo minuto non è da squadra che merita di vincere il titolo più ambito.

La Spagna poi, in tutto il torneo è apparsa la fotocopia sbiadita di quella che ha vinto l’Europeo. Non a caso ha rischiato di compromettere la propria corsa perdendo con i montanari svizzeri proprio all’esordio, non a caso ha passato gli ottavi di finale, i quarti, la semifinale ed ha vinto il titolo vincendo sempre con stentati 1-0. David Villa è un bravo giocatore ma non è certo un pallone d’oro (a proposito, dopo questa finale Iniesta potrebbe davvero strapparlo a Sneijder) e la mole di gioco espresso in ogni partita senza un vero goleador rischia di essere utile soltanto a non subire ripartenze, una massa indistinta di passaggi precisi ma senza cuore né anima.

Peccato invece per l’Olanda: dopo tre finali perse su tre, il Fattore Orange rischia di diventare proverbiale come simbolo di insuccesso sul filo di lana. Ma oggi la Spagna è Campione del Mondo, quindi viva la Spagna.

IL TABELLINO
OLANDA (4-2-3-1):
Stekelenburg 6,5; Van der Wiel 6.5, Heitinga 5, Mathijsen 6, Van Bronckhorst 6.5 (15′ pts Braafheid s.v.); Van Bommel 5, De Jong 6 (9′ pts Van der Vaart 5); Robben 7-, Sneijder 6, Kuyt 6 (25′ st Elia 5); Van Persie 5. (12 Boulahrouz, 13 Ooijer, 14 De Zeeuw, 16 Vorm, 18 Schaars, 19 Babel, 20 Afellay, 21 Huntelaar, 22 Boschker). All.: Van Marwijk.
SPAGNA (4-1-4-1):
Casillas 7,5; Sergio Ramos 7, Piquè 6, Puyol 6.5, Capdevila 5,5; Busquets 6; Pedro 5 (14′ st Jesus Navas 7), Xavi 7, Xabi Alonso 5 (42′ st Fabregas 7), Iniesta 9; Villa 6.5. (1′ sts Torres sv). (2 Albiol, 4 Marchena, 12 Valdes, 13 Mata, 17 Arbeloa, 19 Llorente, 20 Martinez, 21 David Silva, 23 Reina). All.: Del Bosque.
ARBITRO:
Webb (Inghilterra) 5.5.
RETE:
11’sts Iniest.
NOTE.
Spettatori: 84.490. Angoli: 8-6 per la Spagna. Espulso: Heitinga al 4′ sts per doppia ammonizione. Ammoniti: Van Persie, Van Bommel, De Jong, Van Bronckhorst, Van der Wiel, Puyol, Sergio Ramos, Capdevila e Xavi per gioco scorretto, Robben e Mathijsen per proteste, Iniesta per comportamento antiregolamentare. Recupero: 2′ e 3′; 1′ e 2′

LE PAGELLE

OLANDA
STEKELENBURG 6,5:
Una sicurezza tra i pali e in uscita, incolpevole sul gol.
VAN DER WEIL 6,5: Positivo come in tutto il resto del mondiale, attento in difesa e sempre pronto a spingere.
HEITINGA 5: Villa lo fa soffrire, e poi lascia in 10 gli Orange nel finale del supplementare. Decisivo, in negativo.
MATHIJSEN 6: Una gara diligente nel contenimento delle Furie Rosse, e non è poco.
VAN BRONCKHORST 6,5: E’ il capitano di quest’Olanda giunta sino all’atto finale e un motivo c’è. Più in difficoltà nel finale dopo l’inserimento di Navas, esce sfinito dal campo. (15′ pts BRAAFHEID sv).
VAN BOMMEL 5: Meritava di non finire la gara, graziato dall’arbitro in almeno un paio di occasioni.
DE JONG 6: Non è un giocoliere del centrocampo, uno dei limiti di quest’Olanda. (9′ pts VAN DER VAART 5: Entra nel convulso overtime, Iniesta lo beffa nel gol decisivo)
ROBBEN 7-: E’ l’anima della squadra, le sue sgroppate impegnano sempre 2 o 3 difensori iberici. Però Casillas lo ipnotizza in almeno due occasioni.
SNEIJDER 6: Giocatore di intelligenza superiore, questa volta non riesce a incidere come sa. Ma difende lotta e almeno due volte spedisce Robben a tu per tu con Casillas.
KUYT 6: Più quantità che qualità, ma questo gli era stato chiesto. (26′ st ELIA 5: Se l’Olanda spedisce in campo lui e la Spagna Fabregas, un motivo c’è per la vittoria spagnola).
VAN PERSIE 5: Una partita con più ombre che luci, come il resto del suo mondiale.

SPAGNA
CASILLAS 7,5: Senza flauto o orologio fluttuante ipnotizza Robben: merita senz’altro di alzare la Coppa del Mondo. Che vale anche quale premio alla carriera.
SERGIO RAMOS 7:
Stantuffo micidiale, sempre pronto a gettarsi nella pugna e pericoloso anche di testa nell’area avversaria.
PIQUE 6: Una leggerezza sull’assist di Sneijder per Robben che poteva cambiare la partita, ma alla fine il suo compitino lo fa con diligenza.
PUYOL 6,5: E’ l’altro volto di questa Spagna, più impetuoso che volitivo. Baluardo in difesa, acrobatico sulle palle ferme nell’area Orange.
CAPDEVILLA 5,5: Se non avesse avuto davanti un Robben avrebbe potuto spingere molto di più.
BUSQUETS 6: Lavoro oscuro ma prezioso.
XABI ALONSO 5: non era la sua partita, troppo spesso abbandonato tra i fabbri ferrai olandesi. (42′ st FABREGAS 7: porta idee e pericolosità, e poi c’è il colpo di genio che offre a Iniesta il guizzo per il gol decisivo).
INIESTA 9: Una partita da Pallone d’Oro, è lui l’anima della Spagna. Poi, se a 4 minuti dalla fine del supplementare, segni pure il gol che vale il mondiale, è giusto che il trionfo sia tuo.
XAVI 7: Il centrocampo delle Furie Rosse ruota attorno a un unico perno: lui, Xavi. Tutto lì attorno dopo è più facile.
PEDRO 5: Una partita inconcludente, non è un caso che sia il primo a lasciare il campo. Villa avrebbe meritato un altro compagno di reparto (15′ st NAVAS 7: Entra e s’infila come una spina nel fianco della difesa olandese.

VILLA 6,5: L’importante è crederci e lui lo fa. tira, ci prova e ci crede sempre. Da solo fa reparto e tiene sulla corda una difesa intera. Gli manca il gol che avrebbe coronato il mondiale. (1′ sts TORRES sv: tocca il pallone nell’azione del gol, ma l’infortunio finale è la conferma che non era il suo Mondiale).

ARBITRO
WEBB 5: In una partita così dura più che i cartellini avrebbe dovuto portare con sé un pugno di ferro. Riesce comunque a evitare che la cattiveria (13 gialli e 1 rosso) non sfoci in rissa. Però non vede un penalty per la Spagna e un corner (con due deviazioni) per l’Olanda sul cui ribaltamento di fronte scaturisce il gol partita.

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Spagna-Olanda 1-0, mondiale alle Furie Rosse: la fotogallery

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Da www.sanmarinofixing.com

26 giugno 2010

Mondiali, se il cittì si autocondanna per non farsi condannare dagli altri

Alla fine Marcello Lippi è uscito di scena alla sua maniera. E cioè togliendo l’ultima parola ai giornalisti (incapaci di fargli una critica seria a muso duro, sul modulo, sulle scelte, sulla tattica, intimiditi fino all’ultimo dal tecnico viareggino ma questa è un’altra storia).
Lippi si è autocondannato privando gli sportivi italiani dell’unico motivo di soddisfazione dopo il pomeriggio da tregenda di ieri, ovvero quello di metterlo alla gogna. Si è autocondannato pur di non farsi condannare dagli altri, ultimo atto di un cittì che fino a quel momento aveva zittito tutti quanti come se avesse in tasca la formula magica non per vincere ma per stravincere il mondiale, ed ha finito per mettere insieme la peggiore prestazione (con la peggiore squadra?) dal 1966 ad oggi. E cioè, per chi non ha una memoria storica sportiva in grado di andare così indietro nel tempo, dalla sconfitta con la Corea in Inghilterra, dal gol del dentista Pak Doo Ik, diventato proverbiale come il Carneade di manzoniana memoria. Solo che stavolta non si può prendere uno slovacco e farlo diventare apologia della disfatta: questa volta l’Italia ha fatto tutto da sola, senza bisogno di eroi e di antieroi.
L’Italia è fuori dal Mondiale. E questo deve fare riflettere. Come la Francia, solo con un po’ più di dignità.
Gli errori di Lippi sono stati palesi. Al di là delle scelte iniziali, perché al di là di Balotelli e Cassano c’erano altri giocatori che potevano meritarsi la convocazione, anche dai 23 che ha portato in Sudafrica si poteva spremere molto di più. Bastava non farli vorticare in campo come la pallina di un flipper, cambiando schemi ogni mezz’ora, schierandoli troppo spesso fuori posizione.
Lippi ha peccato di egocentrismo, ha voluto dimostrare di essere il più bravo di tutti, di essere quello che più di chiunque altro (anche di chi scendeva in campo) conta per far vincere la nazionale. Così i vari Montolivo, Marchisio, Gilardino, Iaquinta, Pepe si sono trovati ad essere pedine nello scacchiere del cittì: spostabili a piacimento, sacrificabili. Ma alla fine lo scacco matto è tutto per Lippi.
L’errore principe è stato quello di ridare fiducia al tecnico che se n’era andato da trionfatore: rivincere è cosa da Pozzo, roba da prima della Guerra Mondiale non da calcio moderno. E tornare per rivincere non è proprio cosa da uomini ma da superuomini.
Lippi come Bearzot, aveva detto lo stesso Lippi, modestia a parte. L’Italia del 2010 come quella dell’82, capace di soffrire, di superare le difficoltà, di passare magari il girone senza vincere una partita (l’assurdità è che sarebbe bastato anche un pareggio, effettivamente) per poi arrivare il più lontano possibile.
E a questo punto tanto per girare il coltello nella piaga, con un po’ di autocritica (e un pizzico di sana memoria) viene la tentazione di riguardare al mondiale vinto dall’Italia di Lippi. Un buon girone di qualificazione (due vittorie contro Ghana e Repubblica Ceca, un pareggio sofferto contro gli Stati Uniti d’America), la qualificazione ai quarti di finale maturata in virtù di un calcio rigore (dire dubbio è un eufemismo) procurato da Grosso all’ultimo secondo, dopo aver sofferto in 10 contro 11 con la “corazzata” Australia. Il rotondo successo contro l’Ucraina maturato nel finale con una doppietta di Luca Toni dopo essere stati messi sotto dagli ex sovietici. E poi la semifinale contro la Germania, la miglior partita degli azzurri in tutto il mondiale, vinta al 119° con una magia targata Pirlo-Grosso. Infine la finalissima di Berlino contro la Francia, all’insegna di Zidane e Materazzi. Il primo segna dopo pochi minuti con un “cucchiaio” dal dischetto, il secondo pareggia con un’incornata micidiale. Poi l’imponderabile nei minuti finali: il primo, il francese, incorna il secondo e finisce con un indegno cartellino rosso la sua carriera. Si va ai calci di rigore e la differenza la fanno in negativo Trezeguet e in positivo Grosso, l’eroe di Germania, colui il quale Lippi ha fatto fuori per penultimo, giusto un attimo prima di fare i biglietti aerei per il Sudafrica.
Una vittoria del gruppo o una vittoria del caso? Il dilemma non verrà mai risolto. Quello su cui si deve parlare oggi è che il gruppo che vinse il mondiale 2006 componeva anche l’ossatura della squadra che ha chiuso in maniera così indegna quello del 2010 (9 su 23, la metà erano in campo con la Slovacchia). E allora ci si poteva aspettare che i vecchi campioni non sentissero la pressione? Ci si poteva immaginare che gli elementi simbolo di quella squadra (Buffon e Pirlo, Cannavaro e Gattuso) fossero davvero pronti per tentare di superare se stessi malgrado gli infortuni causati dall’età e malgrado la stagione avesse ingenerosamente bocciato le loro squadre?
Adesso c’è da smaltire la delusione – cosa non facile, perché peggio di così non poteva proprio andare – e da aspettare che il nuovo Ct, Prandelli, metta mano alla squadra. Che ricostruisca la psicologia di un gruppo costretto a lavorare in confusione e a subire una batosta imponderabile. Che valorizzi i giovani (ce ne saranno pure, in Italia?), che sappia dire addio e grazie a chi ha fatto la storia del calcio italiano e che sarebbe stato trattato con più dignità dal signor Lippi se avesse avuto il coraggio di lasciarli a casa.

IL TABELLINO

Slovacchia – Italia 3-2
SLOVACCHIA (4-2-3-1): Mucha 5,5; Pekarik 6, Skrtel 6,5, Durica 6, Zabavnik 6; Strba 6,5(dal 42’ s.t. Kopunek), Kucka 6; Stoch 5,5, Hamsik 6, Jendrisek 6 (dal 49’ s.t. Jendrisek sv); Vittek 7 (dal 47’ s.t. Sestak sv). (Pernis, Cech, Salata, Weiss, Sapara, Kuciak, Holosko, Jakubko, Kozak). All. Weiss.
ITALIA (4-3-3): Marchetti 5; Zambrotta 4,5, Cannavaro 4, Chiellini 4, Criscito 5 (dal 1’ s.t. Maggio 5,5); Montolivo 5 (dall’11’ s.t. Pirlo 6), De Rossi 4, Gattuso 5 (dal 1’ s.t. Quagliarella 7); Pepe 5, Iaquinta 4,5, Di Natale 5,5. (De Santis, Bonucci, Bocchetti, Palombo, Marchisio, Camoranesi, Gilardino, Pazzini). All. Lippi.
RETI: Vittek (S) al 25’ p.t.; Vittek (S) al 28’, Di Natale (I) al 36’, Kopunek al 44’ s.t., Quagliarella (I) al 47’ s.t.
ARBITRO: Webb (Ing).
NOTE: spettatori 53.412. Espulsi. Ammoniti Strba, Cannavaro, Vittek, Pekarik, Chiellini, Pepe, Mucha, Quagliarella. Recupero: 3’ p.t., 4’ s.t.

LE PAGELLE DEGLI AZZURRI
MARCHETTI 5 Non è un Buffon e si vede, il problema è che aveva il terrore negli occhi.
ZAMBROTTA 4,5
La peggiore delle tre partite sudafricane. Non stantuffa mai sulla fascia.
CANNAVARO 4
Disastrosa l’ultima presenza in nazionale dell’azzurro più presente di sempre.
CHIELLINI 4
Un bradipo in maglia azzurra. Falloso e sempre in ritardo.
CRISCITO 5
Per fortuna Lippi gli risparmia la ripresa. Gara da dimenticare.
MAGGIO (1’st) 5,5
E’ pimpante e reclama un posto nella nuova nazionale di Prandelli.
MONTOLIVO 5
Evanescente, forse sentiva l’ombra di Pirlo alle spalle.
PIRLO (11’st) 6
Quando entra tutti i palloni passano dai suoi piedi. Ma non può salvare l’insalvabile.
DE ROSSI 4
Non corre, arranca. Anche lui finisce per perdersi nella confusione di schemi e tattiche astruse di Lippi.
GATTUSO 5
Avrebbe meritato una migliore passerella finale.
QUAGLIARELLA (1’st) 7
Perché Lippi non si è accorto prima di lui? Per caso si allenava mascherato da Pulcinella?
PEPE 5
Tanta corsa e poca lucidità. Bocciato anche Pepe.
IAQUINTA 4,5
Perennemente sorpassato in velocità dai difensori slovacchi. Che non erano certo Ben Johnson e Carl Lewis.
DI NATALE 5,5
Nella confusione totale del finale riesce a tirare fuori finalmente qualcosa di buono.

ALL. LIPPI 3 Il voto è per l’ultima partita, ma anche per tutto il mondiale. E per l’intero 2009, chiuso senza una vittoria. E per le rassicuranti parole dopo la Federation Cup dello scorso anno, in cui gli azzurri sono usciti senza dignità. Proprio come al Mondiale. Qualche avvisaglia, il buon Lippi, l’aveva anche avuta, insomma…

24 giugno 2010

C’è la Slovacchia, per Lippi Johannesburg come Trafalgar: vincere o affondare

E venne il giorno della verità. Per Marcello Lippi. Per l’Italia. Vincere o affondare, non ci sono alternative. Peggio della battaglia di Trafalgar. Solo che per il Ct azzurro, arrivato al mondiale sudafricano con tanta, tanta convinzione dei propri mezzi (troppa?) affondare significherebbe semplicemente calare un silente sipario acqueo e il conseguente oblio. L’eliminazione dalla massima rassegna calcistica al contrario equivarrebbe a finire nel tritacarne delle critiche, critiche feroci, quasi dantesche, che cancellerebbero anche quell’incredibile vittoria in Germania del 2006 (nel senso che ancora oggi, riguardando gli episodi di quattro anni fa, è difficile credere che quell’Italia sia stata in grado di vincere il Mondiale).
Altro che l’Italia di Bearzot (lo ha detto, in questi giorni, lo stesso grande cittì del Mundial di Spagna ’82) questa è una squadra volutamente di non campioni. Di giocatori onesti che hanno buone qualità tecniche ma che soprattutto fanno gruppo, un po’ come la Corea del Sud, che almeno, beata lei, si è già qualificata per gli ottavi.
Contro la Slovacchia, oggi, ci sarà da soffrire. La condizione ideale per gli italici calciatori che quando c’è da stringersi a coorte lo fanno senza fiatare e con dedizione, mentre quando non è questione di vita o di morte (sportivamente parlando, s’intende) rischiano topiche colossali, del calibro di perdere quasi con la Nuova Zelanda. Che poi, tanto per fare un piccolo ma doveroso inciso, non è vero che abbia fatto un solo tiro in porta come ha detto Lippi, ma ha pure rischiato il raddoppio nella fase più calda del match.
L’Italia camaleontica di Marcello Lippi contro Hamsik e soci cambierà di nuovo modulo. Il terzo in tre partite (per non contare quelli cambiati a partita in corso, dopo aver regalato almeno un tempo agli avversari). Questa volta sarà un 4-3-3 con la difesa confermata (Marchetti fra i pali, Zambrotta, Cannavaro, Chiellini e Criscito in linea), con un centrocampo ringhiante (l’inamovibile De Rossi, un Montolivo che deve osare ancora di più e soprattutto col debutto di Gattuso) e con un tridente composto da Pepe, Iaquinta e Di Natale (quest’ultimo fuori ruolo, tanto per cambiare). Bocciati dunque Marchisio e Gilardino, rimandati Camoranesi e Pazzini. Di Pirlo Lippi ha detto che partirà dalla panchina, ma almeno è pronto per scendere in campo ed è un’ottima notizia speriamo che serva a qualcosa; per Quagliarella invece il momento del debutto mondiale è ancora rimandato, anche se le sue quotazioni sono in rialzo (uno scampolo di partita per lui questa volta?) non fosse altro che in virtù delle deludenti prove dei compagni di reparto. Certo è che Lippi nel 4-3-3 lo farebbe giocare sulla fascia, che non è proprio la sua declinazione migliore.

“Il commissario tecnico dell’Italia ci crede”, battono tutte le agenzie di stampa. Che poi è una notizia come il cane che morde l’uomo, quindi cosa non degna di nota. Gli slovacchi d’altronde sono avversario ben più modesto di quanto ci si poteva aspettare alla vigilia e l’Italia deve a tutti i costi fare bottino pieno (anche se con un po’ di fortuna basterebbe anche un pari), possibilmente con qualche golletto, per sperare in uno scivolone del Paraguay contro la Nuova Zelanda. Così si potrebbe riuscire anche ad evitare l’ottavo di finale contro l’Olanda e l’eventuale quarto contro Spagna o Brasile.
Ma poi tanto l’Italia non gioca meglio quando è la partita della vita o della morte? Perché alla fine sarebbe quasi meglio infilarsi nell’ottovolante. Naturalmente sempre che questa banalità sia vera. Ma il dubbio ce lo toglieremo presto: a dircelo sarà, già oggi, la fatal Slovacchia.

LE PROBABILI FORMAZIONI
ITALIA (4-3-3):
12 Marchetti, 19 Zambrotta, 5 Cannavaro, 4 Chiellini, 3 Criscito 8 Gattuso, 6 De Rossi, 22 Montolivo, 7 Pepe, 9 Iaquinta, 10 Di Natale. (14 De Sanctis, 2 Maggio, 23 Bonucci, 13 Bocchetti, 17 Palombo, 16 Camoranesi, 21 Pirlo, 15 Marchisio, 11 Gilardino, 20 Pazzini, 18 Quagliarella). All. Lippi.
SLOVACCHIA (4-5-1): 1 Mucha, 22 Petras, 3 Skrtel, 16 Durica, 2 Pekarik, 7 Weiss, 20 Kopunek, 17 Hamsik, 6 Strba, 9 Sestak, 11 Vittek. (12 Pernis e 23 Kuciak portieri, 5 Zabavnik, 4 Cech 8 Kozak, 21 Salata, 14 Jakubko, 15 Stoch, 10 Sapara, 18 Jendrisek, 13 Holosko, 19 Kucka). All. Weiss.
ARBITRO: Webb (Ing).

LE PARTITE DI IERI: AVANTI INGHILTERRA E GERMANIA
La figuraccia della Francia non è stata seguita da Inghilterra e Germania, che alla fine si sono qualificate per la seconda fase. Certo, una come prima nel proprio girone (la Germania, davanti al Ghana) e una come seconda (l’Inghilterra, beffata al 90’ dagli Usa che in un sol colpo hanno trafitto l’Algeria, eliminato la Serbia e sorpassato i padri fondatori calcistici della terra d’Albione), e questo implica uno scontro diretto da brividi negli ottavi di finale.
Le due partite di ieri pomeriggio sono state un piccolo dramma sportivo. Da una parte la squadra di Capello che doveva vincere a tutti i costi – e l’ha fatto, per 1 a 0 grazie a una zampata del controverso Defoe – sulla Slovenia per passare il turno ma soprattutto per vincere il freno psicologico che li ha accompagnati dal primo minuto in Sudafrica, dall’altra gli Stati Uniti che fino al gol di Donovan al 90’ erano eliminati, e che invece si trovano ora agli ottavi di finale in uno spicchio di tabellone peraltro non impossibile.
In serata invece la Germania giocava contro il Ghana e contro il fantasma del ko contro la Serbia che aveva spazzato via in un sol colpo la goleada contro l’Australia all’esordio e tutta la teutonica sicumera. I tedeschi hanno faticato, hanno corso anche non pochi rischi ma con un eurogol (ma forse sarebbe più giusto definirlo un mondogol, visto il contesto) di Ozil e alla fine vanno avanti. Come sempre del resto. La Serbia che doveva piegare l’Australia per andare avanti si è invece accartocciata su se stessa e nel contempo gli aussies penalizzati dalla differenza reti tornano mestamente a casa.
Gli accoppiamenti già certi negli ottavi di finale sono dunque i seguenti: Uruguay – Corea del Sud, Argentina – Messico, Ghana – Stati Uniti, Germania – Inghilterra.

21 giugno 2010

Un’Italia senza identità non può fare troppa strada

Il gol di Iaquinta su rigore contro la Nuova Zelanda

Mai come in occasione di questo mondiale calcistico il vecchio continente è apparso davvero così vecchio. Tutte le nazioni che da sempre sono ai vertici del movimento calcistico stanno facendo fatica. La Francia è praticamente già fuori e in piena bufera (ma che sorpresa), la Germania ha subito l’onta della sconfitta, la Spagna non si è ancora risvegliata dall’incubo elvetico, l’Inghilterra di Fabio Capello proprio non riesce a vincere. E l’Italia, dopo il pareggino dell’esordio con il Paraguay, sta seguendo la stessa strada della squadra di Albione. Solo l’Olanda viaggia col vento in poppa, e gli azzurri – nel caso tutt’altro che scontato che superino il turno – potrebbe avere l’incrocio peggiore negli ottavi di finale, forse il peggiore di tutti assieme a quelli contro Argentina e Brasile. Sulle prime pagine di tutti i giornali oggi sono pesantissime le critiche all’Italia di Lippi dopo il pari acciuffato grazie a un rigorino procurato con furbizia da De Rossi contro i modesti neozelandesi. E noi non possiamo esimerci dall’aggiungerci il carico. In due partite Lippi ha cambiato tre volte modulo (prima l’improbabile 4-2-3-1, poi un asfittico 4-4-2 del secondo tempo coi sudamericani, quindi il 4-3-3- della ripresa contro gli All Whites), ha fatto ruotare tutti i giocatori del proprio reparto offensivo. Va bene la duttilità del modulo come arma tattica e la bravura dei giocatori ad adeguarsi ad esso, ma esagerare significa ingenerare una confusione che non paga. Lippi ha voluto fortemente, e si è vantato di questo, portare in Sudafrica una squadra senza stelle. Si può concordare che i vari Cassano, Balotelli e Borriello non siano stelle (non stelle alla Cristiano Ronaldo o Kaka quanto meno, anche se per Totti il discorso potrebbe essere leggermente diverso), ma non può lamentarsi oggi se i giocatori che ha portato non gli risolvono le partite. Per quello, appunto, servono i fuoriclasse, e lui in Sudafrica non li ha voluti o potuti portare. Contro il Paraguay e poi contro la Nuova Zelanda, l’Italia ha inoltre regalato agli avversari un tempo intero, in entrambi i casi il primo tempo. Ha messo in campo per due volte una formazione con giocatori fuori ruolo (Marchisio, Iaquinta…), ha preso due gol identici da palle inattive sulla trequarti (questo è lavoro, lavoro, lavoro in allenamento). Ha dovuto cambiare in corsa per trovare soluzioni frontali data la sterilità degli attacchi sulle fasce (a proposito, i giganti della Nuova Zelanda in particolare ringraziano per tutti i cross imprendibili per i piccoletti azzurri piovuti in mezzo all’area). Cosa si può pretendere di diverso quando ci si intestardisce così? Una riflessione infine sugli scenari futuri. L’Italia per qualificarsi deve vincere a tutti i costi con la Slovacchia, altrimenti solo le leggi del caso (o del caos) potrebbero graziarla. Qui non siamo a Espana 82, Lippi non è Bearzot (al limite il parallelo finora può essere più concreto con il Bearzot del 1986, quello del declino), Gilardino non pare proprio il Pablito Rossi di allora. Il primo posto nel girone può arrivare solo con un successo con almeno 3 gol di scarto e con un contemporaneo pareggio tra Nuova Zelanda e Paraguay, o con 2 gol di scarto se, a conti fatti, gli azzurri avranno segnato più gol dei sudamericani. In caso di contemporanea vittoria della Nuova Zelanda invece l’Italia dovrebbe (vincere, e) fare i conti con la differenza reti degli oceanici. Altrimenti, secondo posto assicurato e incrocio con la pimpante Olanda. Il Paraguay oggi è in testa al girone con 4 punti, e se vincesse la prossima sfida, non ci sarebbero conteggi da fare: il primo posto sarebbe assicurato. Allora all’Italia potrebbe bastare anche un pari con la Slovacchia, perché le altre due rivali sarebbero ferme a 2 punticini contro i 3 miseri ipotetici degli azzurri. Anche nel caso di uno sciagurato terzo pareggio l’Italia potrebbe passare il turno come seconda, ma solo se la Nuova Zelanda pareggiasse col Paraguay e alla fine segnasse meno gol dell’Italia. Il rischio è anche che a decidere il tutto, in caso di stesso numero di gol fatti (cosa che accadrebbe in virtù di un identico risultato per Italia – Slovacchia e Nuova Zelanda – Paraguay), potrebbe essere la famigerata monetina.

IL TABELLINO

Nuova Zelanda – Italia 1-1 (1-1)

ITALIA (4-4-2): 12 Marchetti sv, 19 Zambrotta 6,5, 5 Cannavaro 6, 4 Chiellini 6, 3 Criscito 5, 7 Pepe 5,5, (al 1′ st. 16 Camoranesi 5,5), 6 De Rossi 6, 22 Montolivo 6,5, 15 Marchisio 5 (al 16′ st. Pazzini 5), 11 Gilardino 4,5 (al 1’st. 10 Di Natale 5), 9 Iaquinta 5,5. A disp. 14 De Sanctis, 13 Bocchetti, 23 Bonucci, 2 Maggio, 8 Gattuso, 17 Palombo, 21 Pirlo, 18 Quagliarella. All. Lippi.
NUOVA ZELANDA (3-4-3): 1 Paston 6,5, 4 Reid 6, 6 Nelsen 6, 19 Smith 5,5, 11 Bertos 5,5, 5 Vicelich 6 (al 36′ st. 21 Cristie 5,5), 7 Elliott 5, 3 Lochhead 5, 14 Fallon 6 (al 17′ st. 20 Wood 6), 10 Killen 5 (al 48′ st. 13 Barron 5,5), 9 Smeltz 6. A disp. 23 Bannatyne, 12 Moss, 2 Sigmund, 18 Boyens, 8 Brown, 15 Mc Glinchey, 16 Clapham, 17 Mulligan, 22 Brockie. All. Herbert.
ARBITRO: Batres (Gua) 5.
RETI: al 7′ pt. Smeltz, al 29′ pt. Iaquinta (rig.).
NOTE. Ammoniti: Fallon, Smith, Nelsen.

PAGELLE ITALIA
MARCHETTI sv Incolpevole sul gol, peraltro viziato da due irregolarità.
ZAMBROTTA 6,5 Spinge e si danna in avanti (tanto dietro non serviva contro avversari così modesti).
CANNAVARO 6 Unico rischio le gomitate in faccia.
CHIELLINI 6 Idem come Cannavaro.
CRISCITO 5 Non pompa come potrebbe, serviva qualcosa di più.
PEPE 5,5 E’ il più in forma degli azzurri ma finisce sotto la doccia all’intervallo.
CAMORANESI (1’st) 5,5 Confusionario, ma è l’unico in grado di verticalizzare, anche se Lippi è l’unico a non essersene accorto.
DE ROSSI 6 Un prezioso rigore da furbetto del campetto e tanta corsa, ancora una volta. Prezioso.
MONTOLIVO 6,5 Non sarà un Pirlo, ma resta il migliore in campo per gli azzurri ed è già qualcosa.
MARCHISIO 5 Completamente fuori ruolo e fuori posto in questa Italia.
PAZZINI 5 (16’st) Non tocca quasi mai palloni giocabili (ma è poi colpa sua?)
GILARDINO 4,5 Palloni giocabili: zero. Tiri in porta: zero. Ma perché lo costringono a giocare spalle alla porta?
DI NATALE 5 (1’st) Ancora una volta dal re dei bomber italici ci si aspettava di più.
IAQUINTA 5,5 Cambia ruolo forma e posizione peggio di un Barbapapa, meglio nella ripresa da prima punta, alla Borriello per intendersi. Glaciale dal dischetto.

da www.sanmarinofixing.com

15 giugno 2010

Italia-Paraguay: l’eccesso di ottimismo di Lippi e la forma fisica mundial

Cara vecchia passione per lo sport (ebbene sì, anche per il calcio). Sul mio blog riproporrò quanto scrivo sul sito di Fixing sull’Italia ai mondiali di calcio: analisi dopo le partite, tabellini e pagelle. Sperando di andare avanti a lungo con questo giochino… Ecco il resoconto di Italia-Paraguay 1-1 del 14 giugno.

Un pareggio in rimonta per capire che l’ottimismo (chiamiamolo così) di Lippi nel premondiale era forse eccessivo, ma dopotutto costruito su basi solide.
La conferma che la squadra c’è e che può ancora migliorare. Che ha una condizione atletica invidiabile e la convinzione dei propri mezzi.
Qualche ragionevole dubbio sul modulo adottato, ma anche la conferma di una duttilità dei giocatori capaci come forse pochi altri al mondo di cambiare in corsa per adattarsi alle esigenze del momento.
Tutto questo si cela dietro l’1-1 tra Italia e Paraguay (non dimentichiamocelo, sulla carta è l’avversario più ostico del girone degli azzurri) di ieri sera a Città del Capo.
L’Italia ha giocato di prima, ha fatto girare la palla con velocità, si è mossa bene malgrado il freddo gelido e la pioggia battente che non favoriva certo chi possiede maggiori doti di palleggio. Ha creato molto di fronte ad una squadra più rinunciataria che semplicemente attendista, ha messo in mostra elementi di qualità (ma non certo fenomeni, purtroppo). Però nel primo tempo con il 4-2-3-1 gli azzurri non sono mai arrivati a tirare, con un modulo su cui Lippi continua a intestardirsi, con un Gilardino che corre tanto ma fatica a recuperare palloni giocabili. Sulle fasce la pressione è stata tanta, anche se di percussioni centrali (magari sfruttando il piede velenoso di Montolivo) non se ne sono viste.
Poi ci sono anche le cose buone al di là di tutto.
Come la capacità di risollevarsi dall’inevitabile sbandamento dopo il gol subìto (un colpo di testa nato da una punizione “regalata” sulla trequarti, una marcatura troppo allegra di De Rossi, peraltro due tra i migliori), la forza di un gruppo su cui si può contare e che crede nelle proprie possibilità, come conferma il festeggiamento di De Rossi con la panchina dopo il gol al 63’, i “cinque” battuti ai giocatori sostituiti durante il match.
L’Italia ha dovuto subire anche un altro brutto colpo, l’infortunio a Gigi Buffon. Solo un risentimento sciatico durante un rinvio (chi se n’era accorto durante il primo tempo? L’unica volta che ha toccato il pallone è stato per raccoglierlo in fondo al sacco dopo il gol di Antolin Alcaraz al 39′). Per fortuna, si è scoperto nel dopo partita, è un risentimento che in un paio di giorni dovrebbe essere riassorbito.

IL TABELLINO

Italia-Paraguay 1-1 (0-1)
ITALIA (4-2-3-1): Buffon sv (1′ st Marchetti sv), Zambrotta 6, Cannavaro 6,5, Chiellini 6, Criscito 6, De Rossi 6.5, Montolivo 6.5, Pepe 6.5, Marchisio 5 (13′ st Camoranesi 5), Iaquinta 5, Gilardino 5 (27′ st Di Natale sv). (12 De Sanctis, 13 Bocchetti, 2 Maggio, 23 Bonucci, 8 Gattuso, 17 Palombo, 20 Pazzini, 18 Quagliarella). All.: Lippi.
PARAGUAY (4-4-2): Villa 5.5, Bonet 5.5, Alcaraz 6.5, Da Silva 6.5, Morel 6, Vera 6.5, Riveros 5.5, V. Caceres 6, Aureliano Torres 6.5 (14′ Santana 5.5), Barrios 6 (30′ st Cardozo sv), Valdez 5.5 (23′ st Santacruz sv). (12 D.Barreto, 22 Bobadilla, 2 Veron, 4 Caniza, 5 J. Caceres, 20 Ortigoza, 8 E. Barreto, 10 Benitez, 23 Gamarra). All.: Martino 6.
ARBITRO: Archundia (Messico) 5.
RETI: 39′ Alcaraz; 63′ De Rossi.
NOTE: Angoli: 7 a 4 per l’Italia Recupero: 1′ e 3′ Note: ammoniti Caceres e Camoranesi per gioco falloso. Spettatori 55.000

PAGELLE ITALIA
BUFFON sv L’unico pallone toccato l’ha dovuto raccogliere in fondo al sacco.
MARCHETTI (1st) sv Ha toccato meno palloni di Buffon.
ZAMBROTTA 6 Sempre meglio in Nazionale che nel Milan, uno stantuffo.
CANNAVARO 6,5 Grandi anticipi, sempre presente. Sovrastato da Alcaraz nell’azione del gol, ma la colpa non era (tutta) sua.
CHIELLINI 6 Al centro della difesa è una sicurezza, peccato per quel fallo sulla tre quarti costato a caro prezzo.
CRISCITO 6 Sulla sua fascia svolge il compitino con diligenza.
DE ROSSI 6,5 Oltre al gol ha il merito di aver messo al servizio della squadra almeno 4 polmoni. È il perno degli azzurri.
MONTOLIVO 6,5 Promosso a pieni voti come vicepirlo. Ne consegue che in azzurro finora ha sempre giocato (male) fuori ruolo.
PEPE 6,5 Grande prestazione atletica, grande sforzo per gli avversari che lo devono contenere. Può diventare un’arma tattica decisiva.
MARCHISIO 5 Impalpabile dietro le punte, quando esce (ma cambia il modulo) il ritmo cresce. Da rivedere.
CAMORANESI (13’st) 5 Molta confusione poca concretezza. Eppure la sua carica è servita a qualcosa. Rischia l’espulsione.
IAQUINTA 5 Altra cosa lo Iaquinta ammirato nel 2006. Era fuori ruolo, ma in fondo lui a Lippi questo l’ha già detto…
GILARDINO 5 Si sbatte, fa la sponda, corre, arretra, si getta nella mischia. L’unica cosa che non fa è tirare in porta. Peccato.
DI NATALE (27’st) sv Troppo poco in campo per essere giudicato. Ma lui è stato il re dei bomber in campionato.

da www.sanmarinofixing.com

Lo speciale sui Mondiali

11 giugno 2010

Mondiali Sudafrica 2010: Speciale sfogliabile on line (gratis!)

14 ottobre 2009

Sudafrica 2010: Repubblica Ceca, San Marino e Slovenia la storia di un milione (di corone ceche) risparmiate

calcio nazionale sammarinese_davidesimoncini(14 ottobre 2009) Un milione di corone ceche, circa quarantamila euro di premio partita per la nazionale di calcio di San Marino. Li ha offerti il giornale della Repubblica Ceca Blesk come incentivo ad Andy Selva e co., se questa sera riuscirà a piegare la coriacea Slovenia, contribuendo così alla ormai difficile qualificazione della Repubblica Ceca ai Mondiali di calcio in programma nel 2010 in Sudafrica. “Blesk sta offrendo un contributo per rendere l’ultimo giorno delle qualificazioni felice: un premio di un milione di corone a San Marino per una vittoria con la Slovenia”, scrive il tabloid. Un bello stimolo, lo conferma anche Capitan Andy Selva, che però è consapevole che per mettere le mani sul gruzzoletto servirebbe un mezzo miracolo: “Faremo il massimo per una vittoria – ha affermato – ma il nostro più grande problema è che raramente segniamo un gol”. I cechi sono al terzo posto del gruppo 3 delle qualificazioni ai Mondiali, a due punti dalla Slovenia e quattro dalla Slovacchia in testa alla classifica. In caso di vittoria con l’Irlanda del Nord e di contemporanea sconfitta della Slovenia con San Marino la nazionale ceca riuscirebbe ad arrivare almeno seconda approdando così agli spareggi. Certo che per sperare in una vittoria del San Marino occorre essere molto tifosi. Il ruolino dei Titani in questo girone di qualificazione è impietoso: 9 partite e 9 sconfitte, 44 gol subiti e 1 solo segnato.

Notizia tratta da www.sanmarinofixing.com

Com’è giusto che sia, la notizia riportata qui sotto, datata 14 ottobre 2009, doveva avere un seguito.

E il seguito è che il miracolo non si è avverato. La Repubblica Ceca ha pareggiato scialbamente con l’Irlanda e non andrà ai mondiali, il San Marino si è battuto bene contro l’onesta Slovenia ma ha perso anche la decima partita su dieci (47 gol subiti e 1 segnato, alla fine del girone), ai Mondiali ci andrà la Slovacchia di Hamsik mentre la Slovenia andrà ai play off.

Ci sono discipline sportive in cui i miracoli talvolta avvengono, il calcio difficilmente regala sorprese così clamorose. Con buona pace del tabloid Blesk, che si è risparmiato quel gruzzoletto di 40 mila euro: tanto non sarebbe servito a molto.

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