Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

24 giugno 2010

C’è la Slovacchia, per Lippi Johannesburg come Trafalgar: vincere o affondare

E venne il giorno della verità. Per Marcello Lippi. Per l’Italia. Vincere o affondare, non ci sono alternative. Peggio della battaglia di Trafalgar. Solo che per il Ct azzurro, arrivato al mondiale sudafricano con tanta, tanta convinzione dei propri mezzi (troppa?) affondare significherebbe semplicemente calare un silente sipario acqueo e il conseguente oblio. L’eliminazione dalla massima rassegna calcistica al contrario equivarrebbe a finire nel tritacarne delle critiche, critiche feroci, quasi dantesche, che cancellerebbero anche quell’incredibile vittoria in Germania del 2006 (nel senso che ancora oggi, riguardando gli episodi di quattro anni fa, è difficile credere che quell’Italia sia stata in grado di vincere il Mondiale).
Altro che l’Italia di Bearzot (lo ha detto, in questi giorni, lo stesso grande cittì del Mundial di Spagna ’82) questa è una squadra volutamente di non campioni. Di giocatori onesti che hanno buone qualità tecniche ma che soprattutto fanno gruppo, un po’ come la Corea del Sud, che almeno, beata lei, si è già qualificata per gli ottavi.
Contro la Slovacchia, oggi, ci sarà da soffrire. La condizione ideale per gli italici calciatori che quando c’è da stringersi a coorte lo fanno senza fiatare e con dedizione, mentre quando non è questione di vita o di morte (sportivamente parlando, s’intende) rischiano topiche colossali, del calibro di perdere quasi con la Nuova Zelanda. Che poi, tanto per fare un piccolo ma doveroso inciso, non è vero che abbia fatto un solo tiro in porta come ha detto Lippi, ma ha pure rischiato il raddoppio nella fase più calda del match.
L’Italia camaleontica di Marcello Lippi contro Hamsik e soci cambierà di nuovo modulo. Il terzo in tre partite (per non contare quelli cambiati a partita in corso, dopo aver regalato almeno un tempo agli avversari). Questa volta sarà un 4-3-3 con la difesa confermata (Marchetti fra i pali, Zambrotta, Cannavaro, Chiellini e Criscito in linea), con un centrocampo ringhiante (l’inamovibile De Rossi, un Montolivo che deve osare ancora di più e soprattutto col debutto di Gattuso) e con un tridente composto da Pepe, Iaquinta e Di Natale (quest’ultimo fuori ruolo, tanto per cambiare). Bocciati dunque Marchisio e Gilardino, rimandati Camoranesi e Pazzini. Di Pirlo Lippi ha detto che partirà dalla panchina, ma almeno è pronto per scendere in campo ed è un’ottima notizia speriamo che serva a qualcosa; per Quagliarella invece il momento del debutto mondiale è ancora rimandato, anche se le sue quotazioni sono in rialzo (uno scampolo di partita per lui questa volta?) non fosse altro che in virtù delle deludenti prove dei compagni di reparto. Certo è che Lippi nel 4-3-3 lo farebbe giocare sulla fascia, che non è proprio la sua declinazione migliore.

“Il commissario tecnico dell’Italia ci crede”, battono tutte le agenzie di stampa. Che poi è una notizia come il cane che morde l’uomo, quindi cosa non degna di nota. Gli slovacchi d’altronde sono avversario ben più modesto di quanto ci si poteva aspettare alla vigilia e l’Italia deve a tutti i costi fare bottino pieno (anche se con un po’ di fortuna basterebbe anche un pari), possibilmente con qualche golletto, per sperare in uno scivolone del Paraguay contro la Nuova Zelanda. Così si potrebbe riuscire anche ad evitare l’ottavo di finale contro l’Olanda e l’eventuale quarto contro Spagna o Brasile.
Ma poi tanto l’Italia non gioca meglio quando è la partita della vita o della morte? Perché alla fine sarebbe quasi meglio infilarsi nell’ottovolante. Naturalmente sempre che questa banalità sia vera. Ma il dubbio ce lo toglieremo presto: a dircelo sarà, già oggi, la fatal Slovacchia.

LE PROBABILI FORMAZIONI
ITALIA (4-3-3):
12 Marchetti, 19 Zambrotta, 5 Cannavaro, 4 Chiellini, 3 Criscito 8 Gattuso, 6 De Rossi, 22 Montolivo, 7 Pepe, 9 Iaquinta, 10 Di Natale. (14 De Sanctis, 2 Maggio, 23 Bonucci, 13 Bocchetti, 17 Palombo, 16 Camoranesi, 21 Pirlo, 15 Marchisio, 11 Gilardino, 20 Pazzini, 18 Quagliarella). All. Lippi.
SLOVACCHIA (4-5-1): 1 Mucha, 22 Petras, 3 Skrtel, 16 Durica, 2 Pekarik, 7 Weiss, 20 Kopunek, 17 Hamsik, 6 Strba, 9 Sestak, 11 Vittek. (12 Pernis e 23 Kuciak portieri, 5 Zabavnik, 4 Cech 8 Kozak, 21 Salata, 14 Jakubko, 15 Stoch, 10 Sapara, 18 Jendrisek, 13 Holosko, 19 Kucka). All. Weiss.
ARBITRO: Webb (Ing).

LE PARTITE DI IERI: AVANTI INGHILTERRA E GERMANIA
La figuraccia della Francia non è stata seguita da Inghilterra e Germania, che alla fine si sono qualificate per la seconda fase. Certo, una come prima nel proprio girone (la Germania, davanti al Ghana) e una come seconda (l’Inghilterra, beffata al 90’ dagli Usa che in un sol colpo hanno trafitto l’Algeria, eliminato la Serbia e sorpassato i padri fondatori calcistici della terra d’Albione), e questo implica uno scontro diretto da brividi negli ottavi di finale.
Le due partite di ieri pomeriggio sono state un piccolo dramma sportivo. Da una parte la squadra di Capello che doveva vincere a tutti i costi – e l’ha fatto, per 1 a 0 grazie a una zampata del controverso Defoe – sulla Slovenia per passare il turno ma soprattutto per vincere il freno psicologico che li ha accompagnati dal primo minuto in Sudafrica, dall’altra gli Stati Uniti che fino al gol di Donovan al 90’ erano eliminati, e che invece si trovano ora agli ottavi di finale in uno spicchio di tabellone peraltro non impossibile.
In serata invece la Germania giocava contro il Ghana e contro il fantasma del ko contro la Serbia che aveva spazzato via in un sol colpo la goleada contro l’Australia all’esordio e tutta la teutonica sicumera. I tedeschi hanno faticato, hanno corso anche non pochi rischi ma con un eurogol (ma forse sarebbe più giusto definirlo un mondogol, visto il contesto) di Ozil e alla fine vanno avanti. Come sempre del resto. La Serbia che doveva piegare l’Australia per andare avanti si è invece accartocciata su se stessa e nel contempo gli aussies penalizzati dalla differenza reti tornano mestamente a casa.
Gli accoppiamenti già certi negli ottavi di finale sono dunque i seguenti: Uruguay – Corea del Sud, Argentina – Messico, Ghana – Stati Uniti, Germania – Inghilterra.

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21 giugno 2010

Un’Italia senza identità non può fare troppa strada

Il gol di Iaquinta su rigore contro la Nuova Zelanda

Mai come in occasione di questo mondiale calcistico il vecchio continente è apparso davvero così vecchio. Tutte le nazioni che da sempre sono ai vertici del movimento calcistico stanno facendo fatica. La Francia è praticamente già fuori e in piena bufera (ma che sorpresa), la Germania ha subito l’onta della sconfitta, la Spagna non si è ancora risvegliata dall’incubo elvetico, l’Inghilterra di Fabio Capello proprio non riesce a vincere. E l’Italia, dopo il pareggino dell’esordio con il Paraguay, sta seguendo la stessa strada della squadra di Albione. Solo l’Olanda viaggia col vento in poppa, e gli azzurri – nel caso tutt’altro che scontato che superino il turno – potrebbe avere l’incrocio peggiore negli ottavi di finale, forse il peggiore di tutti assieme a quelli contro Argentina e Brasile. Sulle prime pagine di tutti i giornali oggi sono pesantissime le critiche all’Italia di Lippi dopo il pari acciuffato grazie a un rigorino procurato con furbizia da De Rossi contro i modesti neozelandesi. E noi non possiamo esimerci dall’aggiungerci il carico. In due partite Lippi ha cambiato tre volte modulo (prima l’improbabile 4-2-3-1, poi un asfittico 4-4-2 del secondo tempo coi sudamericani, quindi il 4-3-3- della ripresa contro gli All Whites), ha fatto ruotare tutti i giocatori del proprio reparto offensivo. Va bene la duttilità del modulo come arma tattica e la bravura dei giocatori ad adeguarsi ad esso, ma esagerare significa ingenerare una confusione che non paga. Lippi ha voluto fortemente, e si è vantato di questo, portare in Sudafrica una squadra senza stelle. Si può concordare che i vari Cassano, Balotelli e Borriello non siano stelle (non stelle alla Cristiano Ronaldo o Kaka quanto meno, anche se per Totti il discorso potrebbe essere leggermente diverso), ma non può lamentarsi oggi se i giocatori che ha portato non gli risolvono le partite. Per quello, appunto, servono i fuoriclasse, e lui in Sudafrica non li ha voluti o potuti portare. Contro il Paraguay e poi contro la Nuova Zelanda, l’Italia ha inoltre regalato agli avversari un tempo intero, in entrambi i casi il primo tempo. Ha messo in campo per due volte una formazione con giocatori fuori ruolo (Marchisio, Iaquinta…), ha preso due gol identici da palle inattive sulla trequarti (questo è lavoro, lavoro, lavoro in allenamento). Ha dovuto cambiare in corsa per trovare soluzioni frontali data la sterilità degli attacchi sulle fasce (a proposito, i giganti della Nuova Zelanda in particolare ringraziano per tutti i cross imprendibili per i piccoletti azzurri piovuti in mezzo all’area). Cosa si può pretendere di diverso quando ci si intestardisce così? Una riflessione infine sugli scenari futuri. L’Italia per qualificarsi deve vincere a tutti i costi con la Slovacchia, altrimenti solo le leggi del caso (o del caos) potrebbero graziarla. Qui non siamo a Espana 82, Lippi non è Bearzot (al limite il parallelo finora può essere più concreto con il Bearzot del 1986, quello del declino), Gilardino non pare proprio il Pablito Rossi di allora. Il primo posto nel girone può arrivare solo con un successo con almeno 3 gol di scarto e con un contemporaneo pareggio tra Nuova Zelanda e Paraguay, o con 2 gol di scarto se, a conti fatti, gli azzurri avranno segnato più gol dei sudamericani. In caso di contemporanea vittoria della Nuova Zelanda invece l’Italia dovrebbe (vincere, e) fare i conti con la differenza reti degli oceanici. Altrimenti, secondo posto assicurato e incrocio con la pimpante Olanda. Il Paraguay oggi è in testa al girone con 4 punti, e se vincesse la prossima sfida, non ci sarebbero conteggi da fare: il primo posto sarebbe assicurato. Allora all’Italia potrebbe bastare anche un pari con la Slovacchia, perché le altre due rivali sarebbero ferme a 2 punticini contro i 3 miseri ipotetici degli azzurri. Anche nel caso di uno sciagurato terzo pareggio l’Italia potrebbe passare il turno come seconda, ma solo se la Nuova Zelanda pareggiasse col Paraguay e alla fine segnasse meno gol dell’Italia. Il rischio è anche che a decidere il tutto, in caso di stesso numero di gol fatti (cosa che accadrebbe in virtù di un identico risultato per Italia – Slovacchia e Nuova Zelanda – Paraguay), potrebbe essere la famigerata monetina.

IL TABELLINO

Nuova Zelanda – Italia 1-1 (1-1)

ITALIA (4-4-2): 12 Marchetti sv, 19 Zambrotta 6,5, 5 Cannavaro 6, 4 Chiellini 6, 3 Criscito 5, 7 Pepe 5,5, (al 1′ st. 16 Camoranesi 5,5), 6 De Rossi 6, 22 Montolivo 6,5, 15 Marchisio 5 (al 16′ st. Pazzini 5), 11 Gilardino 4,5 (al 1’st. 10 Di Natale 5), 9 Iaquinta 5,5. A disp. 14 De Sanctis, 13 Bocchetti, 23 Bonucci, 2 Maggio, 8 Gattuso, 17 Palombo, 21 Pirlo, 18 Quagliarella. All. Lippi.
NUOVA ZELANDA (3-4-3): 1 Paston 6,5, 4 Reid 6, 6 Nelsen 6, 19 Smith 5,5, 11 Bertos 5,5, 5 Vicelich 6 (al 36′ st. 21 Cristie 5,5), 7 Elliott 5, 3 Lochhead 5, 14 Fallon 6 (al 17′ st. 20 Wood 6), 10 Killen 5 (al 48′ st. 13 Barron 5,5), 9 Smeltz 6. A disp. 23 Bannatyne, 12 Moss, 2 Sigmund, 18 Boyens, 8 Brown, 15 Mc Glinchey, 16 Clapham, 17 Mulligan, 22 Brockie. All. Herbert.
ARBITRO: Batres (Gua) 5.
RETI: al 7′ pt. Smeltz, al 29′ pt. Iaquinta (rig.).
NOTE. Ammoniti: Fallon, Smith, Nelsen.

PAGELLE ITALIA
MARCHETTI sv Incolpevole sul gol, peraltro viziato da due irregolarità.
ZAMBROTTA 6,5 Spinge e si danna in avanti (tanto dietro non serviva contro avversari così modesti).
CANNAVARO 6 Unico rischio le gomitate in faccia.
CHIELLINI 6 Idem come Cannavaro.
CRISCITO 5 Non pompa come potrebbe, serviva qualcosa di più.
PEPE 5,5 E’ il più in forma degli azzurri ma finisce sotto la doccia all’intervallo.
CAMORANESI (1’st) 5,5 Confusionario, ma è l’unico in grado di verticalizzare, anche se Lippi è l’unico a non essersene accorto.
DE ROSSI 6 Un prezioso rigore da furbetto del campetto e tanta corsa, ancora una volta. Prezioso.
MONTOLIVO 6,5 Non sarà un Pirlo, ma resta il migliore in campo per gli azzurri ed è già qualcosa.
MARCHISIO 5 Completamente fuori ruolo e fuori posto in questa Italia.
PAZZINI 5 (16’st) Non tocca quasi mai palloni giocabili (ma è poi colpa sua?)
GILARDINO 4,5 Palloni giocabili: zero. Tiri in porta: zero. Ma perché lo costringono a giocare spalle alla porta?
DI NATALE 5 (1’st) Ancora una volta dal re dei bomber italici ci si aspettava di più.
IAQUINTA 5,5 Cambia ruolo forma e posizione peggio di un Barbapapa, meglio nella ripresa da prima punta, alla Borriello per intendersi. Glaciale dal dischetto.

da www.sanmarinofixing.com

15 giugno 2010

Italia-Paraguay: l’eccesso di ottimismo di Lippi e la forma fisica mundial

Cara vecchia passione per lo sport (ebbene sì, anche per il calcio). Sul mio blog riproporrò quanto scrivo sul sito di Fixing sull’Italia ai mondiali di calcio: analisi dopo le partite, tabellini e pagelle. Sperando di andare avanti a lungo con questo giochino… Ecco il resoconto di Italia-Paraguay 1-1 del 14 giugno.

Un pareggio in rimonta per capire che l’ottimismo (chiamiamolo così) di Lippi nel premondiale era forse eccessivo, ma dopotutto costruito su basi solide.
La conferma che la squadra c’è e che può ancora migliorare. Che ha una condizione atletica invidiabile e la convinzione dei propri mezzi.
Qualche ragionevole dubbio sul modulo adottato, ma anche la conferma di una duttilità dei giocatori capaci come forse pochi altri al mondo di cambiare in corsa per adattarsi alle esigenze del momento.
Tutto questo si cela dietro l’1-1 tra Italia e Paraguay (non dimentichiamocelo, sulla carta è l’avversario più ostico del girone degli azzurri) di ieri sera a Città del Capo.
L’Italia ha giocato di prima, ha fatto girare la palla con velocità, si è mossa bene malgrado il freddo gelido e la pioggia battente che non favoriva certo chi possiede maggiori doti di palleggio. Ha creato molto di fronte ad una squadra più rinunciataria che semplicemente attendista, ha messo in mostra elementi di qualità (ma non certo fenomeni, purtroppo). Però nel primo tempo con il 4-2-3-1 gli azzurri non sono mai arrivati a tirare, con un modulo su cui Lippi continua a intestardirsi, con un Gilardino che corre tanto ma fatica a recuperare palloni giocabili. Sulle fasce la pressione è stata tanta, anche se di percussioni centrali (magari sfruttando il piede velenoso di Montolivo) non se ne sono viste.
Poi ci sono anche le cose buone al di là di tutto.
Come la capacità di risollevarsi dall’inevitabile sbandamento dopo il gol subìto (un colpo di testa nato da una punizione “regalata” sulla trequarti, una marcatura troppo allegra di De Rossi, peraltro due tra i migliori), la forza di un gruppo su cui si può contare e che crede nelle proprie possibilità, come conferma il festeggiamento di De Rossi con la panchina dopo il gol al 63’, i “cinque” battuti ai giocatori sostituiti durante il match.
L’Italia ha dovuto subire anche un altro brutto colpo, l’infortunio a Gigi Buffon. Solo un risentimento sciatico durante un rinvio (chi se n’era accorto durante il primo tempo? L’unica volta che ha toccato il pallone è stato per raccoglierlo in fondo al sacco dopo il gol di Antolin Alcaraz al 39′). Per fortuna, si è scoperto nel dopo partita, è un risentimento che in un paio di giorni dovrebbe essere riassorbito.

IL TABELLINO

Italia-Paraguay 1-1 (0-1)
ITALIA (4-2-3-1): Buffon sv (1′ st Marchetti sv), Zambrotta 6, Cannavaro 6,5, Chiellini 6, Criscito 6, De Rossi 6.5, Montolivo 6.5, Pepe 6.5, Marchisio 5 (13′ st Camoranesi 5), Iaquinta 5, Gilardino 5 (27′ st Di Natale sv). (12 De Sanctis, 13 Bocchetti, 2 Maggio, 23 Bonucci, 8 Gattuso, 17 Palombo, 20 Pazzini, 18 Quagliarella). All.: Lippi.
PARAGUAY (4-4-2): Villa 5.5, Bonet 5.5, Alcaraz 6.5, Da Silva 6.5, Morel 6, Vera 6.5, Riveros 5.5, V. Caceres 6, Aureliano Torres 6.5 (14′ Santana 5.5), Barrios 6 (30′ st Cardozo sv), Valdez 5.5 (23′ st Santacruz sv). (12 D.Barreto, 22 Bobadilla, 2 Veron, 4 Caniza, 5 J. Caceres, 20 Ortigoza, 8 E. Barreto, 10 Benitez, 23 Gamarra). All.: Martino 6.
ARBITRO: Archundia (Messico) 5.
RETI: 39′ Alcaraz; 63′ De Rossi.
NOTE: Angoli: 7 a 4 per l’Italia Recupero: 1′ e 3′ Note: ammoniti Caceres e Camoranesi per gioco falloso. Spettatori 55.000

PAGELLE ITALIA
BUFFON sv L’unico pallone toccato l’ha dovuto raccogliere in fondo al sacco.
MARCHETTI (1st) sv Ha toccato meno palloni di Buffon.
ZAMBROTTA 6 Sempre meglio in Nazionale che nel Milan, uno stantuffo.
CANNAVARO 6,5 Grandi anticipi, sempre presente. Sovrastato da Alcaraz nell’azione del gol, ma la colpa non era (tutta) sua.
CHIELLINI 6 Al centro della difesa è una sicurezza, peccato per quel fallo sulla tre quarti costato a caro prezzo.
CRISCITO 6 Sulla sua fascia svolge il compitino con diligenza.
DE ROSSI 6,5 Oltre al gol ha il merito di aver messo al servizio della squadra almeno 4 polmoni. È il perno degli azzurri.
MONTOLIVO 6,5 Promosso a pieni voti come vicepirlo. Ne consegue che in azzurro finora ha sempre giocato (male) fuori ruolo.
PEPE 6,5 Grande prestazione atletica, grande sforzo per gli avversari che lo devono contenere. Può diventare un’arma tattica decisiva.
MARCHISIO 5 Impalpabile dietro le punte, quando esce (ma cambia il modulo) il ritmo cresce. Da rivedere.
CAMORANESI (13’st) 5 Molta confusione poca concretezza. Eppure la sua carica è servita a qualcosa. Rischia l’espulsione.
IAQUINTA 5 Altra cosa lo Iaquinta ammirato nel 2006. Era fuori ruolo, ma in fondo lui a Lippi questo l’ha già detto…
GILARDINO 5 Si sbatte, fa la sponda, corre, arretra, si getta nella mischia. L’unica cosa che non fa è tirare in porta. Peccato.
DI NATALE (27’st) sv Troppo poco in campo per essere giudicato. Ma lui è stato il re dei bomber in campionato.

da www.sanmarinofixing.com

Lo speciale sui Mondiali

15 ottobre 2009

Una domanda spacca in due il mondo del calcio: tra Lippi e Maradona chi è il più simpatico?

Marcello lippiDiego Armando maradona1

Visto che ci ho preso gusto lasciamo da parte per un attimo le questioni giornalistiche, il vero grande dilemma che tormenta (…) gli addetti ai lavori, ovvero se la libertà di stampa sia davvero in pericolo oppure no.

Parliamo della cosa che maggiormente interessa gli italiani. La D’Addario? Nooo. Le primarie del Pd? Figuriamoci. La fame nel mondo, che è un affare che riguarda oltre un miliardo di persone (100 milioni in più rispetto all’anno scorso)? No grazie meglio pensare ad altro, pena la gastrite.

Parliamo di calcio.

La nazionale di Marcello Lippi si è guadagnata la qualificazione per i mondiali in Sudafrica, dove dovrà difendere il titolo conquistato in Germania tre anni fa. Anche l’Argentina di Diego Armando Maradona ha acciuffato, per i capelli, un posto in Sudafrica, battendo nell’ultima partita, al Centenario di Montevideo, l’Uruguay.

Ecco, probabilmente Marcello Lippi e Diego Armando Maradona – i cui meriti sono indiscutibili (quelli di Maradona almeno come calciatore) – potrebbero giocarsi la finale del campionato del mondo di antipatia. Dopo il novantesimo, il nostro bel Ct di Viareggio, anziché festeggiare la rocambolesca vittoria finale contro Cipro, se l’è presa con i tifosi di Parma. Che magari avevano pagato per assicurarsi il biglietto per poter spingere l’Italia all’ultima decisiva vittoria (per fortuna non ce n’è stato bisogno) e invece si sono visti schierare una Italia-2 con 11 riserve in campo, che dopo un primo tempo onestamente brutto stava perdendo per 0-1, che è finita addirittura sotto per 0-2 contro il modesto Cipro. Un’Italia da sbadigli, insomma, poco concentrata, svogliata, fino a che il rischio figuraccia non ha messo un po’ di pepe nelle gambe. Un’Italia da fischi? Forse, anche se la posta in gioco era nulla, se non l’onore (che cos’è, in fondo, al giorno d’oggi). Ma di azzurri senza voglia se ne sono visti troppe volte in passato per non far venire la voglia di fischiare. Anzi, se non ci fossero stati i fischi del Tardini, chissà se Gilardino e soci si sarebbero svegliati. Fatto sta che i fischi sono arrivati, assieme ai cori per Cassano (ammettiamolo, Cassano come Pazzini oggi meriterebbe una maglia da titolare). Ed è forse questo che ha fatto imbelvire il nostro bel ct. Che alla fine, anziché ringraziare i giocatori che ce l’hanno messa tutta (per 20 minuti su 90, ma va bene così), anziché elogiare un gruppo cui si può dire tutto tranne che non ha carattere, se l’è presa con il pubblico perché ha scandito ai suoi pupilli, nel momento massimo dell’indolenza, il vecchio consiglio di andare a lavorare. Certo, poi c’è stato anche quel riferimento a Cassano (a proposito, ma che gli avrà fatto a Lippi?) e il Ct ha sbottato due volte in cinque minuti davanti alle telecamere della Rai.

Beh, diciamo che c’è chi sta peggio. L’Argentina, con fior di campioni – vedi Messi – ha rischiato un’eliminazione assolutamente clamorosa. E Maradona che fa? Prima piange come un vitellino al macello, poi se la prende con i giornalisti, colpevoli – sempre loro – di aver gufato dall’inizio alla fine del girone eliminatorio. In conferenza stampa dopo la partita li ha apostrofati in malo modo, utilizzando un gergo più adatto ai peggiori bar di Mar del Plata o de l’Avana, piuttosto che alle telecamere della televisione nazionale.

Ebbene, voi chi preferite? Chi è più simpatico dei due? A chi preferireste dire in faccia che giocare una partita di pallone la settimana forse è meglio che farsi il turno in fabbrica? E che se pagate il biglietto per tifare la nazionale, magari vi piacerebbe vederla giocare?

E se qualcuno conosce un commissario tecnico in giro per il mondo che meriti più di loro in questa speciale graduatoria, non esitate a farvi avanti. Tanto non lo dico a nessuno.

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