Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

16 aprile 2010

Eruzione in Islanda, dopo il 1816 si rischia un secondo anno senza estate

Le eruzioni vulcaniche sono uno dei fenomeni più suggestivi e affascinanti (e pericolosi, non dimentichiamocelo) che ci offre madre natura. Come raccontavo in parte nel mio precedente post, sono una delle ragioni per cui amo così visceralmente la mia povera Islanda, povera perché tra calamità naturali e finanziarie sta vivendo un biennio davvero difficile.

L’eruzione del vulcano-ghiacciaio Eyjafjallajokul, nel sud, sud-ovest dell’isola (ma comunque a est dalla capitale Reykjavik e dall’aeroporto internazionale di Keflavik, che è ancora più a est) ha mandato in tilt il traffico aereo ed ha evocato lo spettro di cambiamenti climatici ed eventi di portata epocale, come l’eruzione del Krakatoa nel 1883 o il cosidetto “anno senza estate”, il 1816.

Sono verosimili queste ipotesi e questi raffronti? La risposta, effettivamente è sì, anche se lo scenario dovrebbe essere meno catastrofico. Diciamo che tutto dipende da quanto durerà questa eruzione. Se può far testo in qualche modo, poi, l’ultima volta che l’Eyjafjallajokul eruttò, nel 1821, lo fece ininterrottamente per un anno e mezzo.

Quello che è certo e incontrovertibile è che le nubi vulcaniche sprigionate in eruzioni come quella dell’ Eyjafjallajokul (coordinate 63°38′N 19°36′W, per chi volesse cercarlo sulle cartine) sono pericolose per i voli aerei. E non solo perché disturbano o impediscono la visibilità. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in un’intervista al ‘Messaggero’, ha spiegato che la cenere infilandosi nei reattori può bloccarli, creando guasti irreparabili e rischiando di far precipitare i velivoli. Cosa succederà allora al traffico aereo? La risposta di Boschi non è incoraggiante: prima che le ceneri scompaiano dall’aria potrebbero volerci giorni o addirittura settimane, dunque è probabile che i disagi per i viaggiatori si protrarranno a lungo. Ma del resto, “quando la natura si manifesta con un’eruzione vulcanica l’uomo non può far altro fermarsi e aspettare che tutto passi”. E se lo dice il presidente dell’Istituto di Vulcanologia c’è da credergli.

E poi c’è l’altra questione. La nube di cenere arriverà fino all’Italia, ed è pericolosa? Qui a spiegare è Marina Baldi, climatologa del Cnr. Anche lei ha parlato dell’“anno senza estate”, il 1816, dando la colpa ad un altro vulcano islandese (in realtà la causa è comunemente attribuita al vulcano Tambora, nell’odierno arcipelago indonesiano) che provocò “un abbassamento di diversi gradi della temperatura in tutto il centro-nord Europa”. Secondo Marina Baldi, la circostanza potrebbe avere analogie e dobbiamo prepararci a un lungo periodo perché “siamo in primavera e l’alta pressione sposta grandi masse d’aria da nord verso sudest”. Sarebbe quasi certa l’ipotesi che la nube arrivi “fino al Tirreno”, e forse “fino al Mediterraneo” nei prossimi giorni o nelle prossime settimane

Riguardo al rischio sanitario, è ancora presto per fare previsioni poiché non si conosce ancora il tipo di sostanze contenute nella nube e la loro proporzione. In Islanda hanno preso precauzioni invitando le persone ad uscire di casa solo se necessario e muniti di maschere antigas.

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Un flashback infine sulle grandi eruzioni del passato.

Il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., un’eruzione passata alla storia perché distrusse, anzi addirittura congelò nel tempo in maniera agghiacciante le città di Pompei ed Ercolano. Fu un’eruzione che passò alla storia anche perché, di fatto, fu la prima ad essere osservata e descritta minuziosamente, raccontata dal celeberrimo Plinio il Vecchio, autore della Naturalis Historia, che morì per osservarla più da vicino. Si definiscono eruzioni pliniane le eruzioni esplosive come quella raccontata del Vesuvio del 79 proprio in onore del più grande naturalista dell’antichità.

L’anno senza estate, sostengono recenti studi, fu causato invece dall’eruzione del Tambora, che durò una decina di giorni (l’anno precedente, il 1815), tanto da riempire l’atmosfera di gas e ceneri che impedirono alla luce del sole di filtrare nell’atmosfera e di riscaldare la terra, provocando addirittura tempeste di neve estive che distrussero raccolti e misero in ginocchio intere nazioni nel nord Europa e nel continente americano.

Quindi c’è stata l’eruzione del Krakatoa: una potenza inaudita (200 megatoni), un boato tremendo udito a 5 mila chilometri di distanza, che nel 1883 cancellò letteralmente dalle mappe l’isola dove si trovava, e provocò un’onda di tsunami alta quaranta metri, con conseguenze disastrose. Una suggestiva teoria di qualche anno fa suggerisce che il famoso Urlo di Edvard Munch, con l’inquietante rosso del suo cielo, non fosse una rappresentazione astratta bensì un’accurata riproduzione di un tramonto norvegese di quel tempo, dovuto proprio al Krakatoa.

E adesso ci si attende un risveglio dell’Etna, ma questa non è una novità. Il vulcano siciliano è monitorato attentamente dall’Istituto di Vulcanologia e dovrebbe eruttare nel giro di alcuni mesi: ad essere coinvolta in particolare la zona della Valle del Bove, una zona però non a rischio per le abitazioni.


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4 commenti »

  1. Quindi ci prepariamo a un estate fredda!!!! I piu fantasiosi direbbero ci viciniamo 2012.Devo ammettere e i recenti terremoti e catastrofi non annunciano niente di buono….

    Commento di laura — 16 aprile 2010 @ 4:24 pm | Rispondi

  2. anch’io non sono una che crede al 2012 però effettivamente tutti questi ultimi avvenimenti non fanno presagire niente di buono!!!
    Magari gli ultimi terremoti sono collegati all’eruzione del vulcano??!!

    Commento di valeria — 16 aprile 2010 @ 7:26 pm | Rispondi

  3. La questione 2012 cakendario Maya etc etc la lascio a vostra discrezione di fin del mundo ne son state annunciate veramente tante ma ancora siamo quá. É triste comunque osservare che sul tema eruzione islanda si scrive tanto ma solo riguardo ai disagi nel trasporto aereo e ció che piú mi sorprende é che si preoccupa delle ¨povere¨compagnie aeree multimilionarie e a Milano la gente perde la pazienza e cerca un treno.

    Credo, ed é una opinione personale, che dovremmo preoccuparci meno se parte o arriva un aereo e molto di piú di cosa veramente sta succedendo alla colonna di magma che che si riaffaccia con forza e che ha riaperto questa grande ferita nella crosta e lancia tutta la sua forza sui cieli. Dovremmo pensare non al 2012 ma a quest´oggi con i cuale nessuno vuol fare i conti, il dopo Copenaghen, l ánnnciato cambio climatico che pare essere solo una nuova frase del moderno lamento mondiale. Haiti han fatto anche una bella conzoncina riciclando we ar the world, e poi viene l´altro terremoto in oriente e nessuno ha voglia di parlarne total giá abbiamo fatto al conzoncina.

    Ciao Laura e Valeria siamo davvero pochi in questo social-chat ma con piacere ho letto i vostri comenti e un saluto anche a Enzo Boschi e speriamo che arrivi l´estate 2010 e non arriva dará una mano ad arrestare il calientamento globale fermando per un po il disgelo che tanto bene farebbe a tuttib, male alle stazioni turistiche mediterranee ma sarei contento davvero e penso ai poveri orsi bianchi che annegano in cerca di un pezzo di ghiaccio per arrivar al polo.

    saluti cordiali
    Sandro

    Commento di sandro — 19 aprile 2010 @ 9:42 pm | Rispondi

  4. […] Prima di scendere nei dettagli, chi vuole, intanto, può andare a rileggersi questa mia digressione … […]

    Pingback di Islanda, il gigante risvegliato. Il Grímsvötn spaventa l’Europa: eruzione violenta ma breve? « Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi — 23 maggio 2011 @ 3:54 pm | Rispondi


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