Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

6 ottobre 2010

Nobel Letteratura al fotofinish. Alla vigilia i bookie dicono McCarthy, che scavalca Ngugi wa Thiong’o. In lizza anche Tabucchi

Ultime ore per scommettere su chi sarà il prossimo vincitore del Premio Nobel per la Letteratura. In qualsiasi modo andranno le cose quest’anno non sarà il più controverso e contestato dei premi assegnati dalla Reale Accademia: questo riconoscimento se l’è guadagnato sul campo (almeno in Italia) il Nobel per la Medicina, assegnato al britannico Robert G. Edwards, padre della fecondazione in vitro. Un premio contestato proprio perché contestato il fondamento morale della sua ricerca. Neanche per l’assurdo Nobel per la Pace assegnato a Barack Obama (nota per gli smemorati: non sto scherzando, verificate, nel 2009 è andata proprio così!) c’erano state tante polemiche. (more…)

25 gennaio 2010

Aung Suu Kyi libera in novembre? Le promesse da militare e la pressione internazionale

Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace (fonte: dalla rete)

Ci sono notizie che a volte non puoi fare a meno di dare. E ce ne sono altre che invece scrivi e racconti con piacere, addirittura con gioia. La notizia della liberazione di Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana, Premio Nobel per la Pace nel 1991 (questo sì, vero e meritato), ingiustamente incarcerata per reati di opinione, è sicuramente una di quelle notizie che sarò ben felice di scrivere, su questo blog o sul sito internet di Fixing, il mio giornale.

Oggi sappiamo che la fine della sua reclusione dovrebbe arrivare, finalmente, entro il prossimo novembre, alla regolare scadenza del periodo di detenzione. Lo avrebbe infatti annunciato il Ministro agli Interni nel corso di un incontro con imprenditori e politici locali e davanti ad una platea di centinaia di persone, a Kyaukpadaung, a nord della capitale Yangon, almeno a quanto raccontano le agenzie.

In Myanmar, quella che una volta si chiamava Birmania, è in piedi un regime dittatoriale dal pugno di ferro proverbiale nei confronti degli oppositori. Aung Suu Kyi è un caso esemplare. in ottobre si celebreranno le elezioni, elezioni che purtroppo rischiano di essere ancora una volta inutili, di facciata.

Ma ai militari che detengono il potere, Aung Suu Kyi fa paura. Ecco perché probabilmente oggi si parla di una sua possibile liberazione: è un modo per allentare la pressione. Del resto era già avvenuto più volte in passato. Ed ecco perché non c’è da fidarsi delle promesse del regime di Yangon (la vecchia Rangoon) – le classiche promesse da militare – ma c’è da auspicare un rafforzamento dell’attenzione internazionale, affinché sia finalmente concessa la libertà ad una donna che fa paura al regime tanto quando canta da uccello libero quanto è costretta a restare in silenzio chiusa nella sua gabbia.

9 ottobre 2009

Yes, he can: Barack Obama Nobel per la Pace. Un premio alle intenzioning Su

barack-obama-is-superman

Yes, he can. Mutuando l’ormai celeberrimo slogan elettorale, dal plurale al singolare, lui può. E il lui in questione è Barack Obama, nuovo premio Nobel per la Pace. La notizia è stata lanciata alle ore 11 in punto dal sito ufficiale del Premio Nobel: il riconoscimento è stato assegnato al Presidente degli Stati Uniti d’America, citiamo testualmente, “per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”. Vogliamo a provare a fare un ragionamento critico? Barack Obama è stato “incoronato” dalla Reale Accademia che assegna il Premio Nobel tre giorni dopo aver svicolato da un possibile incontro con il Dalai Lama (Premio Nobel nel 1989), a Washington per un giro di incontri politici – CLICCA QUI PER LEGGERE LA NOTIZIA CORRELATA – In realtà il Dalai Lama ha spiegato di non essersela presa per questa decisione di opportunismo politico, in quanto Barack Obama gli avrebbe assicurato che incomincerà ad interessarsi concretamente della questione tibetana dopo la propria visita a Pechino, prevista nel mese di novembre. Se non siete ancora sufficientemente scettici su questa decisione, si può anche ricordare che Obama è il Presidente di una nazione che ha i suoi militari impegnati da anni in Afghanistan, e il ritiro delle truppe anche dall’Iraq, dove gli statunitensi non sono propriamente visti da tutti come dei liberatori, è ancora di là da venire. Ma l’impegno del Presidente USA per una nuova politica del dialogo con il Medio Oriente (come è gestita finora il delicato rapporto con l’Iran, l’impegno per una soluzione definitiva per la polveriera dei rapporti israelo-palestinesi) e anche il non facile approccio con l’ombra nucleare rappresentata dal regime di Pionyang è sicuramente ammirevole. Forse il Premio Nobel potrebbe essere meritato, o forse essere considerato in qualche modo ancora prematuro. Comunque sia la Fondazione Nobel glie l’ha assegnato all’unanimità. Il presidente della commissione norvegese per il Nobel, Thorbjoern Jagland, ha spiegato che la commissione ha riconosciuto gli sforzi del presidente statunitense, meno di un anno dopo l’insediamento alla Casa Bianca, per ridurre gli arsenali nucleari e lavorare per la pace nel mondo. “Obama ha fatto molte cose” ha detto Jagland durante la conferenza stampa a Oslo, “ma è stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa del negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali”. “Molto di rado una persona è stata capace di dare speranza in un mondo migliore e di catturare l’attenzione del mondo quanto è riuscito a Obama” si legge in una nota della commissione. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Jagland ha ammesso che l’ambiziosa agenda del presidente Usa deve fare i conti con l’impasse in Afghanistan, con la crisi nucleare iraniana e con lo stallo in Medio Oriente, ma ha anche evidenziato il grande successo dell’unanimità raggiunta in Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione per un mondo libero dalle armi atomiche. Detto questo dobbiamo rilevare che Barack Obama è entrato a far parte di una prestigiosa compagnia. Il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America trova posto insieme a Martin Luther King (premiato nel 1964), a Mr. Diplomazia, ovvero Henry Kissinger (1973), spalla a spalla con una donna che oltre al Premio Nobel (ricevuto nel 1979) con il suo impegno per gli ultimi si è guadagnata un riconoscimento ancora più alto, Madre Teresa di Calcutta, proclamata Beata nel 1993 da Papa Giovanni Paolo II. E ancora Obama in questo club esclusivo si trova in compagnia di un altro Presidente di colore, che ha dedicato la propria esistenza a combattere il razzismo, e al quale probabilmente deve indirettamente qualcosa: Nelson Mandela, premiato nel 1993. Sempre andando in cerca di correlazioni nel 1994 a vincere il Premio furono Yitzhak Rabin (Israele) e Yasser Arafat (Olp), per il loro impegno a risolvere l’eterno conflitto tra i rispettivi popoli (la stessa “missione” che si propone Obama, guarda un po’). E poi hanno avuto l’onore del Nobel, un altro presidente USA (Jimmy Carter, 2002) e un vicepresidente (Al Gore, 2007). Entrambi democratici, come Obama.

Speciale_elezioni_USA_2008

CLICCANDO SULLA COPERTINA QUI A FIANCO POTETE SFOGLIARE LO SPECIALE ON LINE CHE FIXING, PRATICAMENTE IN TEMPO REALE, DEDICO’ ALLA SVOLTA STORICA DELLA NOMINA DI OBAMA IL 9 OTTOBRE 2008.

Gli ultimi premi Nobel per la Pace, dal 1990 ad oggi.
1990: Michail Sergeevic Gorbaciov
1991: Aung San Suu Kyi (Myanmar)
1992: Rigoberta Menchu (Guatemala)
1993: Nelson Mandela e Frederik de Klerk (Sudafrica)
1994: Yitzhak Rabin (Israele) e Yasser Arafat (Olp)
1995: Movimento antinucleare Pugwash (fondato in Canada) e Joseph Rotblat (Gran Bretagna)
1996: Carlos Belo e Josè Ramos Horta (Timor Est)
1997: Campagna internazionale per l’abolizione delle mine antipersona e la sua coordinatrice, Jody Williams (Stati Uniti)
1998: John Hume e David Trimble (Ulster-Gran Bretagna)
1999: Medici senza Frontiere (Msf) (fondato in Francia)
2000: Kim Dae-Jung (Corea del Sud)
2001: Organizzazioni delle Nazioni Unite (Onu) ed il suo segretario generale, Kofi Annan (Ghana)
2002: Jimmy Carter (Stati Uniti)
2003: Shirin Ebadi (Iran)
2004: Wangari Maathai (Kenya)
2005: Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea, Onu) e il suo direttore, Mohammed el-Baradei (Egitto)
2006: Muhammad Yunus e la sua banca specializzata in microcredito Grameen Bank (Bangladesh)
2007: Al Gore (Stati Uniti) e il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici dell’Onu
2008: Martti Ahtisaari (Finlandia), ex presidente della Repubblica finlandese ed ex inviato dell’Onu per il Kosovo per i suoi sforzi di mediazione
2009: Barack Obama (Stati Uniti)


Da www.sanmarinofixing.com

8 ottobre 2009

Nobel, Herta Mueller nell’olimpo della Letteratura. Quest’anno è il rosa il colore del premio: spopolano le donne

Herta Mueller_Premio Nobel LetteraturaSegnatevi questo romanzo: “Il paese delle prugne verdi”. È stato pubblicato qualche anno fa da un piccolo editore di Rovereto, Keller. Se per caso riuscite a trovarlo, vi ritroverete nelle mani probabilmente (non lo posso assicurare, io non l’ho letto) un piccolo gioiello: una delle poche opere del nuovo Premio Nobel per la Letteratura. Questa mattina a Stoccolma è stato infatti annunciato che l’atteso riconoscimento per il 2009 è andato a Herta Mueller, scrittrice e poetessa tedesca, ma di origine romena, nata nel 1953 a Nitzkydorf nel Banato Svevo. La cronaca la colloca nel novero degli scrittori e poeti rumeni in opposizione culturale al regime di Ceausescu. E infatti quello che è il suo libro più celebre, tra quelli tradotti in italiano, è proprio “Il macello di Ceausescu”. Sempre dalle cronache scopriamo che ha pubblicato il suo primo libro nel 1982 a Bucarest (“Niederungen”) e gli altri dopo aver varcato il confine della Germania, nel 1987. Tra gli argomenti trattati spicca l’arretratezza dell’ambiente in cui è cresciuta e la situazione romena, con un accento particolare posto sulla condizione della donna in questa società. Come l’anno passato, e come in tante altre circostanze, i pronostici dei bookmaker sono andati a farsi benedire: niente da fare per i principali favoriti della vigilia, l’israeliano Amos Oz, l’algerina Assia Djebar, ma anche Luis Goytisola, Joyce Carol Oates, Philip Roth, Adonis e gli italiani Antonio Tabucchi e Claudio Magris. Quest’anno, in profonda rottura con il passato, a Stoccolma va di moda il rosa: dei dieci premiati con il Nobel (tre per la medicina, tre per la chimica, tre per la fisica, più quello per la letteratura) ci sono ben quattro donne.

7 ottobre 2009

Ore d’ansia per i Nobel per la letteratura. Ma comunque vada sarà un successo (di vendite)

premio nobelPurché sia carta stampata, per me ha un fascino unico. E allora un breve tuffo nel mondo della letteratura, perché domani mattina a Stoccolma sarà annunciato il vincitore del Nobel 2009. Premetto che non ho letto nulla dei due candidati che alla vigilia sono tra quelli che si dividono le maggiori quotazioni da parte degli onnipresenti bookmaker, ovvero l’israeliano Amos Oz e l’algerina Assia Djebar, pseudonimo “forzato” di Fatima-Zohra Imalayen. Sicuramente faccio il tifo per i due italiani che potrebbero avere qualche possibilità, Claudio Magris e Antonio Tabucchi. Nella lista dei candidati spicca anche un nome illustre, quello di Bob Dylan, con le sue ballate immortali.

E poi alla fine chissà che non finisca per spuntarla un poeta.

Comunque vada, sarà un successo (di vendite). Le case editrici sono già in fibrillazione.

CLICCA QUI per leggere l’articolo di Fixing.com con le quotazioni dei bookmaker.

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