Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

5 maggio 2010

Se i media non ne parlano non vuol dire che s’è spento… Eyjafjallajokull, chiusi i cieli irlandesi

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce, canta Fiorella Mannoia. Il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce. Ma il cielo d’Irlanda ospita anche una densa nuvola vulcanica, quella eruttata dall’Eyjafjallajokull – ricordate? – il vulcano islandese che è riuscito nell’impresa di paralizzare per quasi una settimana buona parte del traffico aereo europeo compresi gli scali transoceanici.

La notizia del giorno parla di nuove restrizioni al traffico aereo nei cieli di Irlanda e Scozia, con altri problemi per i viaggiatori. Ma la vera notizia dietro la notizia è una “non notizia”. E cioé che se i giornali e la televisione non ne parlano più perché (ritengono) non più d’interesse pubblico, non è detto che per questo un vulcano smetta necessariamente di eruttare…

Infine, poiché sono in vena di notizie utili, ecco cosa riportano le agenzie stampa sulle restrizioni al traffico aereo di oggi, 5 maggio: Dalle 8 (ora italiana) non sono operativi gli aeroporti di Glasgow e Prestwick in Scozia, Derry in Irlanda del Nord. Gli scali potrebbero restare chiusi tutto il giorno mentre le chiusure potrebbero riguardare in serata l’aeroporto di Belfast. Dalle 12 (ora italiana) niente partenze e arrivi begli aeroporti di Dublino e Knock, mentre resta operativo l’aeroporto di Shannon, nell’ovest del paese.

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21 aprile 2010

Buone nuove dall’Islanda, l’eruzione del vulcano Eyjafjoll si è ridotta dell’80%. La nube di cenere verso l’Atlantico. E ora sotto con l’Etna

La posizione dell'Eyjafjoll, del Katla e della capitale Reykjavik

Buone notizie provengono dalla nostra cara Islanda (nel senso di a me cara, ma cara anche per l’indotto aeronautico, turistico e non solo). Le agenzie stampa rilanciano le dichiarazioni della signora o signorina Ingveldur Thordardottir, portavoce della protezione civile islandese, che sostiene che l’eruzione del vulcano Eyjafjoll, racchiuso nel ghiacciaio Eyjafjallajokull, ha sensibilmente ridotto la propria attività eruttiva, andando a confermare le prime ipotesi, che parlavano di una diminuzione del materiale ribollente nella camera magmatica del cratere. “Il pennacchio è ora inferiore ai tre chilometri, forse anche meno” ha spiegato Thordardottir, e l’eruzione si sarebbe ridotta dell’80% rispetto alla potenza registrata sabato scorso. Le previsioni meteo indicano che i venti, che al momento portano la nube di cenere verso sudest, verso l’Europa, potrebbero cambiare direzione durante la giornata di oggi e portare le ceneri verso sudovest e l’oceano Atlantico. Nessuna nuova preoccupante, per ora, arriva dal Katla, il pericoloso vicino di casa dell’Eyjafjoll, dato anch’esso in procinto di risvegliarsi. Intanto in tutta Europa, anche se ancora a macchia di leopardo, stanno riaprendo tutti gli aeroporti.

Intanto come una enorme pentola di fagioli sul fuoco, anche il “nostro” Etna ha iniziato  a borbottare. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato diverse lievi piccole scosse negli ultimi due giorni, elementi che lasciano presagire l’inizio di una nuova fase di attività vulcanica, come nel 2001 e 2002. E anche se non è da escludersi un’eruzione con attività esplosiva e il rilascio nell’atmosfera di una nube di cenere simil-islandese (successe anche nel 2002, e provocò la temporanea chiusura dell’aeroporto di Catania), non c’è da preoccuparsi troppo. Senza contare che potrebbe trattarsi anche di un’eruzione soltanto lavica, fra l’altro in una zona non pericolosa per i centri abitati

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