Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

25 gennaio 2010

Aung Suu Kyi libera in novembre? Le promesse da militare e la pressione internazionale

Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace (fonte: dalla rete)

Ci sono notizie che a volte non puoi fare a meno di dare. E ce ne sono altre che invece scrivi e racconti con piacere, addirittura con gioia. La notizia della liberazione di Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana, Premio Nobel per la Pace nel 1991 (questo sì, vero e meritato), ingiustamente incarcerata per reati di opinione, è sicuramente una di quelle notizie che sarò ben felice di scrivere, su questo blog o sul sito internet di Fixing, il mio giornale.

Oggi sappiamo che la fine della sua reclusione dovrebbe arrivare, finalmente, entro il prossimo novembre, alla regolare scadenza del periodo di detenzione. Lo avrebbe infatti annunciato il Ministro agli Interni nel corso di un incontro con imprenditori e politici locali e davanti ad una platea di centinaia di persone, a Kyaukpadaung, a nord della capitale Yangon, almeno a quanto raccontano le agenzie.

In Myanmar, quella che una volta si chiamava Birmania, è in piedi un regime dittatoriale dal pugno di ferro proverbiale nei confronti degli oppositori. Aung Suu Kyi è un caso esemplare. in ottobre si celebreranno le elezioni, elezioni che purtroppo rischiano di essere ancora una volta inutili, di facciata.

Ma ai militari che detengono il potere, Aung Suu Kyi fa paura. Ecco perché probabilmente oggi si parla di una sua possibile liberazione: è un modo per allentare la pressione. Del resto era già avvenuto più volte in passato. Ed ecco perché non c’è da fidarsi delle promesse del regime di Yangon (la vecchia Rangoon) – le classiche promesse da militare – ma c’è da auspicare un rafforzamento dell’attenzione internazionale, affinché sia finalmente concessa la libertà ad una donna che fa paura al regime tanto quando canta da uccello libero quanto è costretta a restare in silenzio chiusa nella sua gabbia.

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