Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

21 aprile 2010

Buone nuove dall’Islanda, l’eruzione del vulcano Eyjafjoll si è ridotta dell’80%. La nube di cenere verso l’Atlantico. E ora sotto con l’Etna

La posizione dell'Eyjafjoll, del Katla e della capitale Reykjavik

Buone notizie provengono dalla nostra cara Islanda (nel senso di a me cara, ma cara anche per l’indotto aeronautico, turistico e non solo). Le agenzie stampa rilanciano le dichiarazioni della signora o signorina Ingveldur Thordardottir, portavoce della protezione civile islandese, che sostiene che l’eruzione del vulcano Eyjafjoll, racchiuso nel ghiacciaio Eyjafjallajokull, ha sensibilmente ridotto la propria attività eruttiva, andando a confermare le prime ipotesi, che parlavano di una diminuzione del materiale ribollente nella camera magmatica del cratere. “Il pennacchio è ora inferiore ai tre chilometri, forse anche meno” ha spiegato Thordardottir, e l’eruzione si sarebbe ridotta dell’80% rispetto alla potenza registrata sabato scorso. Le previsioni meteo indicano che i venti, che al momento portano la nube di cenere verso sudest, verso l’Europa, potrebbero cambiare direzione durante la giornata di oggi e portare le ceneri verso sudovest e l’oceano Atlantico. Nessuna nuova preoccupante, per ora, arriva dal Katla, il pericoloso vicino di casa dell’Eyjafjoll, dato anch’esso in procinto di risvegliarsi. Intanto in tutta Europa, anche se ancora a macchia di leopardo, stanno riaprendo tutti gli aeroporti.

Intanto come una enorme pentola di fagioli sul fuoco, anche il “nostro” Etna ha iniziato  a borbottare. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato diverse lievi piccole scosse negli ultimi due giorni, elementi che lasciano presagire l’inizio di una nuova fase di attività vulcanica, come nel 2001 e 2002. E anche se non è da escludersi un’eruzione con attività esplosiva e il rilascio nell’atmosfera di una nube di cenere simil-islandese (successe anche nel 2002, e provocò la temporanea chiusura dell’aeroporto di Catania), non c’è da preoccuparsi troppo. Senza contare che potrebbe trattarsi anche di un’eruzione soltanto lavica, fra l’altro in una zona non pericolosa per i centri abitati

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