Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

30 aprile 2012

Sarkò inciampa e il suo battito d’ali scatena una tempesta in Germania. Riflessioni sulle Presidenziali in Francia

Una politica economica di solo rigore e tasse, non servirebbe un tecnico per capirlo, non porta da nessuna parte. Deprime, le persone (basti guardare l’ondata di suicidi tra lavoratori che hanno perso il posto e imprenditori che hanno visto andar bruciata la fatica di una vita), le economie nazionali e i mercati finanziari e impedisce di programmare una ripresa vera e sana, che riporti le economie occidentali su binari di buon senso e sostenibilità. Così non si va da nessuna parte insomma, e noi italiani non possiamo neanche prendercela con Mario Monti perché tanto con agilità schiverebbe l’accusa, rilanciandola all’Europa. L’Europa che non è l’Unione Europea, bensì la Germania. Anzi Angela Merkel. Anzi, la Germania appoggiata alla Francia, Angela Merkel con la mano sulla spalla del suo fido scudiero Nicolas Sarkozy. Qualcosa però potrebbe cambiare nello scacchiere internazionale con le elezioni francesi del prossimo sei maggio 2012. Sarkozy ha preso una bella batosta al primo turno e il favorito per la successione, il socialista Hollande, pare non aver proprio l’intenzione di proseguire sulla strada percorsa finora. Questo avrebbe importanti ripercussioni in tutta Europa, Italia compresa. Ora, detto che se fossi un elettore francese non so se mi affiderei alle idee di Hollande, da italiano non posso però fare a meno di auspicare una variazione sul tema di questo rigorismo miope che ci sta portando tutti verso il baratro.

Sull’ultimo numero di Fixing ho approfondito l’argomento. Lo rilancio anche qui, sul mio blog. Buona lettura!

La teoria pseudo-fisico-filosofica della correlazione tra il battito d’ali della farfalla e l’uragano si può applicare tranquillamente anche alle dinamiche di quest’Europa malaticcia e stenta. Così capita che la caduta, neanche definitiva, di un piccolo (di statura) premier nella sua stanzetta all’Eliseo spazzi come un vento impetuoso le pianure di mezzo continente. E pensare, poi, che tale caduta non è neppure definitiva.

L’esito del primo turno delle elezioni in Francia ha già avuto ripercussioni importanti in diversi Paesi, tra cui l’Italia e la Germania. Oltre Manica no perché lassù, in mezzo al mare fanno sì parte dell’Europa ma continuano a cantare beatamente “God save the Pound”, malgrado la Gran Bretagna sia il vero malato d’Europa, con un debito pubblico spaventoso, oltre mille miliardi di sterline, e un disavanzo commerciale da vent’anni in rosso (parliamo di 3,4 miliardi di sterline a febbraio).

Ma non divaghiamo, prima la notizia come dicono i vecchi cronisti, noi compresi. E la notizia è che Monsieur Nicolas Sarkozy è stato sconfitto al primo turno in maniera piuttosto bruciante. Lo avrete certamente letto nelle notizie battute dalle agenzie e ribadite da tutti i media in questi giorni, Francois Hollande ha riportato almeno momentaneamente il Partito Socialista ad essere la prima forza politica d’Oltralpe, davanti ai conservatori del Presidente uscente Sarkozy; ancora una volta, come spesso accade quando le cose non vanno troppo bene, le ali estreme dello schieramento fanno incetta di voti, e infatti all’estrema destra Marine Le Pen ha portato a casa ben il 18% dei voti, mentre si sfrega le mani all’estrema sinistra anche Jean-Luc Mélenchon (11%).

I giochi chiaramente non sono ancora fatti. L’osso duro Sarkò non molla e prova a vedere se è possibile cercare di portare a casa un’alleanza con quell’ultradestra da sempre evitata come la peste, senza perdere nel contempo l’appeal che gli rimane nell’elettorato moderato. Di sicuro, considerato che i cittadini francesi non sono costretti a patire le stesse pene dei greci, dei portoghesi, degli spagnoli, degli italiani (detta così sembra una barzelletta ma non lo è) c’è qualcosa che non è andata giù agli elettori di Sarkozy, che lo hanno punito come mai è accaduto al Presidente uscente. E la chiave di volta ancora una volta è una donna. No, non Carla Bruni, la Premiere Dame che sta incominciando a fare ginnastica facciale per poter ricorrere ad un’espressione mimica di disappunto in caso di sconfitta del maritino. Piuttosto quella signora tedesca, un po’ rotondetta, che sta mettendo in riga tutta l’Europa, proprio appoggiandosi sul braccio di Sarkò.

Sull’argomento ci torneremo tra breve. Chi è intanto, Francois Hollande? Socialista, se non per le proprie idee economiche almeno su altri temi (ha appena promesso il voto agli stranieri già entro l’anno prossimo…), ama parlare di ambiente e viaggia in treno. Il suo approccio socialista è così aperto che, in Italia, piace quasi più agli esponenti di centrodestra che non al Pd. Il fu ministro Tremonti parla benissimo di lui, ad esempio. È uno convinto della bontà degli eurobond, non apprezza (eufemismo) la linea tutta rigore e sacrifici che la strana coppia Sarkozy-Merkel ha imposto a tutta l’Europa, anzi è posizione pubblica conclamata la sua opposizione al patto fiscale per regole di bilancio più severe. Hollande ha capito, insomma, che una politica fatta di sole tasse e tagli è deprimente per la crescita, e che questa sua posizione, più di qualsiasi altro punto di forza del suo programma, può valergli la vittoria.

Dicevamo delle conseguenze del voto francese. Non ci soffermiamo più di tanto sulla tranvata ricevuta dalle borse appena conosciuto l’esito del primo turno delle Presidenziali e il relativo shock dello spread: più che un economista ormai servirebbe uno psicologo per spiegare e guarire i traumi dei mercati. In Germania invece incomincia a vacillare non solo il patto d’acciaio all’eau de Vichy con i cuginetti francesi. Angela Merkel, oltre a rischiare di perdere l’alleato principale, come un gigante d’argilla vede vacillare le basi del proprio rigorismo intransigente. Chissà, forse anche in Germania hanno capito che la signora sta facendo come quel macchinista-ferroviere anarchico della ballata di gucciniana memoria: lanciata a bomba (contro l’ingiustizia dice il verso, ma la nostra analogia si ferma giusto un attimo prima) aspetta sol lo schianto. E noi con lei. Sempre che il buon Hollande non riesca prima a tirare il freno d’emergenza.

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1 commento »

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