Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

8 novembre 2011

Joe Frazier nell’olimpo della boxe. Un altro eroe dello sport che se ne va

Filed under: attualità — lettera22punto0 @ 6:25 pm
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Questo blog non vuole essere una raccolta di “coccodrilli”. Però da appassionato di sport non potevo evitare di ricordare a modo mio un grandissimo campione del XX secolo. Senza di lui, tanto per dire, Muhammad Ali non sarebbe stato Muhammad Ali.

Ecco allora il mio ricordo di Joe Frazier.

 

Se già non c’eri prima, se per caso questo non è un diritto che si acquisisce in vita ma solo dopo che uno sale in cielo, oggi sei entrato di diritto nell’olimpo della boxe. Non è un caso se quella che forse è stata la rivalità più splendente, più emozionante, sul quadrato, ce l’hai regalata proprio tu, assieme a Muhammad Ali, anzi Cassius Clay, come ti ostinavi a chiamarlo nel 1967 quando da bordo ring reclamavi a gran voce il diritto di combattere con lui.

Forse è lì che è nata la leggenda di Joe Frazier, scomparso ieri, 7 novembre, all’età di 67 anni a Filadelfia. Appena un mese fa i medici gli avevano diagnosticato un tumore al fegato.

 

JOE FRAZIER: LA CARRIERA

Nato nel 1944, mise piede per la prima volta in una palestra pugilistica nel 1961. La palestra era quella dell’immenso ‘Yank’ Durham, che sino al giorno della sua morte, nel 1973, gli fece da allenatore nonché manager. Da dilettante Frazier vinse tutti gli incontri disputati. Nel 1964 a Tokyo conquistò la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici, primo gioiello di una strepitosa carriera. L’anno successivo Frazier passò professionista. E incominciò a macinare vittorie e avversari. Ventotto vittorie consecutive (a fine carriera saranno 32, contro 4 sconfitte e un pareggio) lo portarono a conquistare il titolo di campione del mondo nel 1970, mandando al tappeto Jimmy Ellis dopo 5 round.

Ma è la rivalità con Muhammad Ali a incendiare le folle, a rendere grande il pugilato in quegli anni gloriosi. Tre furono gli incontri. Il primo, al Madison Square Garden di New York, fu un match durissimo. Ali era appena riuscito a riavere il via libera per combattere dopo essere stato incarcerato per renitenza alla leva. Frazier lo incalzò per tutte e quindici le riprese, Ali colpi durissimo centinaia di volte. Un logorio impressionante. Proprio all’ultimo round Frazier riuscì a fare breccia nella difesa di Ali con un terribile gancio al volto e lo mise al tappeto. Ali si rialzò e finì l’incontro, ma perse ai punti, per verdetto unanime.

Nel 1973 un altro grandissimo match, contro un altro eroe della noble art, George Foreman: Frazier finì ko dopo appena due round. Poi venne l’attesissima rivincita contro Muhammad Ali nel 1974, perso ai punti, quindi il 1° ottobre del 1975 arrivò il giorno del verdetto definitivo, la rivincita finale tra Frazier e Ali. L’incontro, carico di aspettative, si tenne nelle Filippine, a Manila. Fu lo storico “Thrilla in Manila”, come venne ribattezzato. Ancora una volta i due contendenti non risparmiarono una stilla di sudore, in un caldo terribile. La forza di Frazier si abbatté innumerevoli volte sul corpo e sul volto del campione in carica, ma i jab di Ali a loro volta tempestarono con precisione asfissiante Frazier. Tanto che prima dell’inizio dell’ultima ripresa l’allenatore di Frazier, Eddie Futch, gettò l’asciugamano. Ali, che in quel momento era in vantaggio ai punti, in seguito dichiarò che non sapeva se sarebbe riuscito ad arrivare all’ultimo gong. E a freddo entrambi i campioni dichiararono di aver rischiato di morire, quel giorno, sul ring.

La carriera di Frazier era quasi al capolinea. Nel 1976 tentò la strada di un’altra rivincita, ancora contro Foreman, ma finì ancora una volta al tappeto, alla quinta ripresa. Decise di ritirarsi, poi ci riprovò cinque anni dopo: a Chicago, contro Floyd Cummings, il rientro sulle scene: il match finì in pareggio e quello fu l’ultimo match di una carriera da re del ring.

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10 commenti »

  1. Frazier è stato un campione.Tuttavia osservendo i tre incontri del medesimo con Alì ho l’impressione che, a mio modesto avviso,Frazier non sarebbe mai diventato campione del mondo se Alì nel 1967, quando era all’apice della sua forma fisica ed atletica, non fosse stato ingiustamente privato del titolo mondiale per renitenza alla leva in Vietnam.Infatti si nota subito nell’incontro dell’8 marzo 1971 (a cui si riferisce la foto) che Alì non aveva più le strabilianti velocità di esecuzione ed agilità di movimento di qualche anno prima.Doti che,tra l’altro, avevano disorientato , confuso e stordito un mostro di forza e potenza fisica come Sonny Liston, il quale ultimo avrebbe massacrato Frazier e perfino Marciano.
    Infatti è noto che tre anni di inattività sono un’eternità,specie per un pugile che debba esprimersi ai massimi livelli.Anche per un fenomeno come Alì e tanto più contro un pugile forte,solido e coraggioso come Frazier, un vero carro armato.Osservando detto incontro del 1971 si ha la chiara impressione che Alì vi sia arrivato troppo presto,poco rodato,appena pochi mesi dopo la lunga squalifica subita e presumendo troppo delle sue (seppur straordinarie) qualità.Egli appare troppo spavaldo e sicuro di sè,troppo poco sereno perchè troppo condizionato dalla stringentissima esigenza di riprendersi,finalmente, quello che gli era stato tolto tanto ingiustamente quattro anni prima.Infatti Alì,specie nelle prime riprese,spesso scuote la testa per far comprendere al pubblico che non avverte i colpi di Frazier (cosa mai fatta prima in carriera e che non farà mai dopo) e tiene la guardia sempre bassa o,addirittura, tiene le braccia giù.Quasi si scontrasse con un pugile modesto e da ignorare.
    Alì vinse i due successivi incontri con Frazier nel 1974 e 1975 non solo perchè dotato innatamente di un repertorio tecnico inarrivabile, ma anche perchè assunse un atteggiamento più prudente e guardingo. Consapevole di non essere più quello degli anni d’oro.
    La verità è che se Alì non avesse subito la clamorosa squalifica del 1967 quando era nel suo momento migliore e non fosse rimasto inattivo per tanto tempo avrebbe molto ma molto probabilmente incontrato Joe Frazier nel 1968 o 1969 (quando Joe era già pronto per combattere per il titolo) e quasi certamente, se la logica non è un opinione, l’avrebbe sconfitto nettamente ai punti.
    Il rapporto tra i due sarebber finito lì. Ed il famoso dualismo non sarebbe mai sorto.
    Alì molto probabilmente sarebbe rimasto campione del mondo per quindici anni di fila, dal 1964 fino al 1978 (Foreman permettendo).Cosa mai realizzata da alcun pugile.
    Ma possibile per un fenomeno nato per combattere,possibile per il più grande pugile di ogni tempo.
    Angelo Balzano

    Commento di Angelo Balzano — 14 dicembre 2011 @ 9:39 pm | Rispondi

  2. Concordo pienamente, Angelo. Fra l’altro per caso ho rivisto quel match proprio pochi giorni fa.
    E’ impressionante vedere, o rivedere, un Alì così affaticato e in difficoltà, tanto da cercare di convincere più se stesso che il pubblico o lo stesso Frazier di non sentire i colpi (anche se sono convinto che provasse il massimo rispetto per il suo rivale, come ha dimostrato più volte).
    Ma Alì è diventato mito anche in virtù di quella squalifica, e della sconfitta con Frazier. Dunque a mio parere, se in seguito a questa sconfitta è nata una rivalità che teoricamente non sarebbe potuta sorgere per via dell’astro troppo brillante di Alì, a posteriori il mondo della boxe ne è comunque uscito arricchito da questi episodi.

    Commento di lettera22punto0 — 19 dicembre 2011 @ 10:52 am | Rispondi

    • D’accordo.
      Poi penso che sia stata un impresa ancor più grande riconcquistare il campionato del mondo ben sette anni dopo averlo perso, o, meglio , dopo esserne stato privato arbitrariamente.
      Nessun pugile mai è riuscito a fare tanto.
      Eppure,incredibile a dirsi, molti ancora accostano un fenomeno non solo sportivo ma sociale,politico, di costume e di comunicazione di massa come Alì ad un pugile molto forte ma rozzo e grezzo come Marciano. Il quale, evidentemente conoscendo bene i suoi limiti, ebbe il buon senso di ritirarsi molto presto dalla boxe. Così rimase imbattuto ma quasi tutti ignorano che mantenne il titolo solo per quattro anni.
      Altrimenti se il medesimo avesse solo provato a stare in sella non per venti anni come ha fatto Alì ma appena qualche anno in più dei detti quattro anni in cui fu campione sarebbe stato massacrato molto presto.
      A mio modesto avviso se Marciano non avesse abbandonato il pugilato così presto ed avesse provato a resistere qualche anno in più dopo il ritiro avrebbe dovuto confrontarsi necessariamentei con il più giovane e terribile Liston. Il quale ultimo quasi certamente lo avrebbe massacrato.
      Come Foreman fece con Frazier.
      L’unico che quanto a classe e tecnica potrebbe essere accostabile ad Alì è esclusivamente Ray Sugar Robinson. Il quale ultimo,però, non era un peso massimo, ma un peso medio.
      E quando si pesa meno è sempre più facile compiere certi notevoli gesti atletici e tecnici.

      Angelo Balzano

      Commento di Angelo Balzano — 22 dicembre 2011 @ 12:20 am | Rispondi

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