Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

17 ottobre 2011

Parchi scientifici e tecnologici: una realtà di 16 mila occupati che stride con l’iconografia della fuga dei cervelli

Oltre sedicimila occupati in settori ad alta specializzazione tecnologica. Centosettanta centri di ricerca tra pubblico e privato. E ancora sedici incubatori che supportano la nascita e lo sviluppo di nuove imprese, seicento aziende hi-tech insediate ed altre duemilacinquecento che usufruiscono dei servizi offerti.

È l’Italia, questa, sì, il paese dei fannulloni e della fuga di cervelli. O meglio, anche questa è l’Italia. È l’Italia dei parchi scientifici e tecnologici, una rete integrata di strutture disseminate su tutta la penisola (comprese le isole) che producono innovazione e accendono l’economia.

A fare da trait d’union è l’Apsti, l’Associazione Parchi Scientifici Tecnologici Italiani, a cui aderiscono trentuno poli scientifici, praticamente la totalità di quelli insediati sul territorio nazionale.

COSA SONO I “PST”

Alessandro Giari (APSTI)

Esistono diversi tipi di Parchi Scientifici Tecnologici (Pst) e possono essere molto diversi tra loro per modello organizzativo, funzioni, e naturalmente ambito di azione. In comune però tutti hanno la matrice ad alta specializzazione e la medesima mission: favorire la crescita delle imprese hi-tech e sviluppare la produttività della ricerca e di conseguenza l’utilizzazione di attività di produzione della conoscenza.

“Ci sono parchi scientifici – spiega Alessandro Giari, Presidente dell’Apsti, nonché del Polo Tecnologico di Navacchio – che hanno prevalentemente una funzione di supporto alla ricerca,  altri che in misura maggiore hanno la funzione di sviluppare e spingere sul piano della competitività le imprese tecnologiche. E poi ci sono le agenzie di promozione dello sviluppo, anche a base tecnologica”.

Tutto questo ovviamente comporta una varietà di situazioni diverse tra loro.

“Il ruolo della nostra associazione – prosegue Giari – è principalmente quello di mettere a sistema le funzioni dei tanti soggetti che interagiscono nel campo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico costruendo azioni coordinate e complementari, per contribuire allo sviluppo della filiera dell’innovazione”.

LA MAPPA DEI PARCHI

I Parchi Scientifici Tecnologici sono spalmati su tutto il territorio nazionale anche se, per non smentire i più classici luoghi comuni, a fare la parte del leone è la Lombardia, con sei PST concentrati in una manciata di chilometri nel triangolo Milano-Como-Bergamo. Altri sei poli sono localizzati nel Nord-Est, tre in Toscana e altrettanti nel Lazio. Sotto Roma i parchi scientifici e tecnologici sono in tutto sette.

Tra le realtà più importanti spiccano l’Area Science Park di Trieste, riconosciuto dal MIUR come Ente Pubblico Nazionale di Ricerca di primo livello e il Polo Tecnologico di Navacchio (Pisa), con oltre 60 imprese ad alta tecnologia e laboratori di ricerca attivi in diversi settori, dall’ITC alla robotica. Altra struttura di eccellenza è il VEGA (Venice Gateway for Science and Technology), modello internazionale di riconversione ambientale (è al centro della riqualificazione dell’area di Porto Marghera). Infine citiamo il Bioindustry Park di Torino, realtà d’elite a orientamento bioindustriale e biotecnologico.

Complessivamente il fatturato delle società di gestione dei trentuno Pst della community di Apsti si aggira attorno ai 100 milioni di euro, un business che si riverbera su quello, molto più ampio ma almeno per ora incalcolabile, messo in moto dal motore dei poli tecnologici italiani.

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4 commenti »

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