Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

14 ottobre 2011

Fuori le storie dai cassetti. Perché (ri)nasce il romanzo d’appendice: pubblichiamo il nostro primo feuilleton

Come i nostri lettori avranno incominciato ad apprezzare, l’autunno porta sempre qualche novità in casa Fixing. Da un mese a questa parte abbiamo iniziato l’avventura della Terza Pagina, di stampo classico, con interviste a personaggi di spicco e con un respiro ampio. Oggi siamo lieti di annunciare un’altra ghiotta novità: per la prima volta sulle nostre pagine appare infatti un romanzo, a puntate.

S’intitola “Giovanni Meneghetti detto Gionson”, è l’opera prima (nonché ultima, e magari giunti alla fine vi dispiacerà un po’ per questa scelta), di Alessandro Carli, da anni una delle firme di Fixing. Per cominciare abbiamo scelto di giocare in casa, su un terreno sicuro, affidandoci a forze fresche e alla passione che ci accompagna in ogni spigolo (anche quelli più nascosti) del mestiere della scrittura.

Nelle prossime settimane il “Gionson” accompagnerà i lettori di Fixing (anche on line) in un percorso che sono sicuri vi lascerà qualcosa.

Poi, come Fixing, siamo pronti ad ospitare opere di altri scrittori o aspiranti tali. La nostra terza pagina non aspetta altro che storie che meritano di essere raccontate. Fatevi avanti.

Quando abbiamo deciso di iniziare l’esperienza della Terza Pagina l’abbiamo pensata, se non proprio costruita “sopra” l’idea del romanzo d’appendice, quanto meno strettamente collegata ad esso. E quando, durante una riunione di redazione, ci siamo chiesti quale fosse il romanzo, rigorosamente inedito, con cui dare il là a questa avventura, il nostro Alessandro Carli ha tirato fuori dal suo cassetto Giovanni Meneghetti detto Gionson. “Io ho scritto questo”, ci ha annunciato, a sorpresa. “Vi assicuro che è il primo e ultimo romanzo che scriverò in vita mia. Anche perché ho finito la scorta di nonni”. E quindi – implicito – di storie da raccontare.
Sono sincero: prendendo il manoscritto, non sapevo ancora se voi lettori avreste avuto l’opportunità di conoscere Giovanni Meneghetti, o il Gionson, come anche noi in redazione abbiamo familiarmente incominciato a chiamarlo. Oltre che giornalista (e aspirante scrittore, ma non ditelo in giro) sono anche un lettore instancabile. E soprattutto un lettore rompiscatole. Non mi sarei fatto, insomma, troppi problemi a dire: “Caro Alessandro questo romanzo non va bene per Fixing”. Avrei anche avuto la scusa giusta: è troppo montanaro, troppo cisalpino, cosa vuoi che capiamo alle nostre latitudini di questa storia così asiaghese.

Il Gionson, però, dalla prima pagina mi ha conquistato. Con la sua spontanea veracità da alpino. Con l’instancabile affetto di nipote che il nostro ci ha messo nel raccontare le peripezie di una vita normale, vista però con gli occhi fervidi di chi, crescendo, ha bevuto con avidità uno dopo l’altro i suoi racconti, le sue esperienze, facendoli propri sino al punto da sentire l’esigenza di diventare adulto per raccontarle. E così io, nipote di un pescatore, legato a filo doppio al mare e lontano migliaia di chilometri dalla montagna, alla fine della storia mi sono affezionato al Gionson come a uno di famiglia. Sono sicuro che capiterà anche a voi.

 

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