Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

26 giugno 2010

Mondiali, se il cittì si autocondanna per non farsi condannare dagli altri

Alla fine Marcello Lippi è uscito di scena alla sua maniera. E cioè togliendo l’ultima parola ai giornalisti (incapaci di fargli una critica seria a muso duro, sul modulo, sulle scelte, sulla tattica, intimiditi fino all’ultimo dal tecnico viareggino ma questa è un’altra storia).
Lippi si è autocondannato privando gli sportivi italiani dell’unico motivo di soddisfazione dopo il pomeriggio da tregenda di ieri, ovvero quello di metterlo alla gogna. Si è autocondannato pur di non farsi condannare dagli altri, ultimo atto di un cittì che fino a quel momento aveva zittito tutti quanti come se avesse in tasca la formula magica non per vincere ma per stravincere il mondiale, ed ha finito per mettere insieme la peggiore prestazione (con la peggiore squadra?) dal 1966 ad oggi. E cioè, per chi non ha una memoria storica sportiva in grado di andare così indietro nel tempo, dalla sconfitta con la Corea in Inghilterra, dal gol del dentista Pak Doo Ik, diventato proverbiale come il Carneade di manzoniana memoria. Solo che stavolta non si può prendere uno slovacco e farlo diventare apologia della disfatta: questa volta l’Italia ha fatto tutto da sola, senza bisogno di eroi e di antieroi.
L’Italia è fuori dal Mondiale. E questo deve fare riflettere. Come la Francia, solo con un po’ più di dignità.
Gli errori di Lippi sono stati palesi. Al di là delle scelte iniziali, perché al di là di Balotelli e Cassano c’erano altri giocatori che potevano meritarsi la convocazione, anche dai 23 che ha portato in Sudafrica si poteva spremere molto di più. Bastava non farli vorticare in campo come la pallina di un flipper, cambiando schemi ogni mezz’ora, schierandoli troppo spesso fuori posizione.
Lippi ha peccato di egocentrismo, ha voluto dimostrare di essere il più bravo di tutti, di essere quello che più di chiunque altro (anche di chi scendeva in campo) conta per far vincere la nazionale. Così i vari Montolivo, Marchisio, Gilardino, Iaquinta, Pepe si sono trovati ad essere pedine nello scacchiere del cittì: spostabili a piacimento, sacrificabili. Ma alla fine lo scacco matto è tutto per Lippi.
L’errore principe è stato quello di ridare fiducia al tecnico che se n’era andato da trionfatore: rivincere è cosa da Pozzo, roba da prima della Guerra Mondiale non da calcio moderno. E tornare per rivincere non è proprio cosa da uomini ma da superuomini.
Lippi come Bearzot, aveva detto lo stesso Lippi, modestia a parte. L’Italia del 2010 come quella dell’82, capace di soffrire, di superare le difficoltà, di passare magari il girone senza vincere una partita (l’assurdità è che sarebbe bastato anche un pareggio, effettivamente) per poi arrivare il più lontano possibile.
E a questo punto tanto per girare il coltello nella piaga, con un po’ di autocritica (e un pizzico di sana memoria) viene la tentazione di riguardare al mondiale vinto dall’Italia di Lippi. Un buon girone di qualificazione (due vittorie contro Ghana e Repubblica Ceca, un pareggio sofferto contro gli Stati Uniti d’America), la qualificazione ai quarti di finale maturata in virtù di un calcio rigore (dire dubbio è un eufemismo) procurato da Grosso all’ultimo secondo, dopo aver sofferto in 10 contro 11 con la “corazzata” Australia. Il rotondo successo contro l’Ucraina maturato nel finale con una doppietta di Luca Toni dopo essere stati messi sotto dagli ex sovietici. E poi la semifinale contro la Germania, la miglior partita degli azzurri in tutto il mondiale, vinta al 119° con una magia targata Pirlo-Grosso. Infine la finalissima di Berlino contro la Francia, all’insegna di Zidane e Materazzi. Il primo segna dopo pochi minuti con un “cucchiaio” dal dischetto, il secondo pareggia con un’incornata micidiale. Poi l’imponderabile nei minuti finali: il primo, il francese, incorna il secondo e finisce con un indegno cartellino rosso la sua carriera. Si va ai calci di rigore e la differenza la fanno in negativo Trezeguet e in positivo Grosso, l’eroe di Germania, colui il quale Lippi ha fatto fuori per penultimo, giusto un attimo prima di fare i biglietti aerei per il Sudafrica.
Una vittoria del gruppo o una vittoria del caso? Il dilemma non verrà mai risolto. Quello su cui si deve parlare oggi è che il gruppo che vinse il mondiale 2006 componeva anche l’ossatura della squadra che ha chiuso in maniera così indegna quello del 2010 (9 su 23, la metà erano in campo con la Slovacchia). E allora ci si poteva aspettare che i vecchi campioni non sentissero la pressione? Ci si poteva immaginare che gli elementi simbolo di quella squadra (Buffon e Pirlo, Cannavaro e Gattuso) fossero davvero pronti per tentare di superare se stessi malgrado gli infortuni causati dall’età e malgrado la stagione avesse ingenerosamente bocciato le loro squadre?
Adesso c’è da smaltire la delusione – cosa non facile, perché peggio di così non poteva proprio andare – e da aspettare che il nuovo Ct, Prandelli, metta mano alla squadra. Che ricostruisca la psicologia di un gruppo costretto a lavorare in confusione e a subire una batosta imponderabile. Che valorizzi i giovani (ce ne saranno pure, in Italia?), che sappia dire addio e grazie a chi ha fatto la storia del calcio italiano e che sarebbe stato trattato con più dignità dal signor Lippi se avesse avuto il coraggio di lasciarli a casa.

IL TABELLINO

Slovacchia – Italia 3-2
SLOVACCHIA (4-2-3-1): Mucha 5,5; Pekarik 6, Skrtel 6,5, Durica 6, Zabavnik 6; Strba 6,5(dal 42’ s.t. Kopunek), Kucka 6; Stoch 5,5, Hamsik 6, Jendrisek 6 (dal 49’ s.t. Jendrisek sv); Vittek 7 (dal 47’ s.t. Sestak sv). (Pernis, Cech, Salata, Weiss, Sapara, Kuciak, Holosko, Jakubko, Kozak). All. Weiss.
ITALIA (4-3-3): Marchetti 5; Zambrotta 4,5, Cannavaro 4, Chiellini 4, Criscito 5 (dal 1’ s.t. Maggio 5,5); Montolivo 5 (dall’11’ s.t. Pirlo 6), De Rossi 4, Gattuso 5 (dal 1’ s.t. Quagliarella 7); Pepe 5, Iaquinta 4,5, Di Natale 5,5. (De Santis, Bonucci, Bocchetti, Palombo, Marchisio, Camoranesi, Gilardino, Pazzini). All. Lippi.
RETI: Vittek (S) al 25’ p.t.; Vittek (S) al 28’, Di Natale (I) al 36’, Kopunek al 44’ s.t., Quagliarella (I) al 47’ s.t.
ARBITRO: Webb (Ing).
NOTE: spettatori 53.412. Espulsi. Ammoniti Strba, Cannavaro, Vittek, Pekarik, Chiellini, Pepe, Mucha, Quagliarella. Recupero: 3’ p.t., 4’ s.t.

LE PAGELLE DEGLI AZZURRI
MARCHETTI 5 Non è un Buffon e si vede, il problema è che aveva il terrore negli occhi.
ZAMBROTTA 4,5
La peggiore delle tre partite sudafricane. Non stantuffa mai sulla fascia.
CANNAVARO 4
Disastrosa l’ultima presenza in nazionale dell’azzurro più presente di sempre.
CHIELLINI 4
Un bradipo in maglia azzurra. Falloso e sempre in ritardo.
CRISCITO 5
Per fortuna Lippi gli risparmia la ripresa. Gara da dimenticare.
MAGGIO (1’st) 5,5
E’ pimpante e reclama un posto nella nuova nazionale di Prandelli.
MONTOLIVO 5
Evanescente, forse sentiva l’ombra di Pirlo alle spalle.
PIRLO (11’st) 6
Quando entra tutti i palloni passano dai suoi piedi. Ma non può salvare l’insalvabile.
DE ROSSI 4
Non corre, arranca. Anche lui finisce per perdersi nella confusione di schemi e tattiche astruse di Lippi.
GATTUSO 5
Avrebbe meritato una migliore passerella finale.
QUAGLIARELLA (1’st) 7
Perché Lippi non si è accorto prima di lui? Per caso si allenava mascherato da Pulcinella?
PEPE 5
Tanta corsa e poca lucidità. Bocciato anche Pepe.
IAQUINTA 4,5
Perennemente sorpassato in velocità dai difensori slovacchi. Che non erano certo Ben Johnson e Carl Lewis.
DI NATALE 5,5
Nella confusione totale del finale riesce a tirare fuori finalmente qualcosa di buono.

ALL. LIPPI 3 Il voto è per l’ultima partita, ma anche per tutto il mondiale. E per l’intero 2009, chiuso senza una vittoria. E per le rassicuranti parole dopo la Federation Cup dello scorso anno, in cui gli azzurri sono usciti senza dignità. Proprio come al Mondiale. Qualche avvisaglia, il buon Lippi, l’aveva anche avuta, insomma…

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