Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

26 marzo 2010

Charlie Brown, mio caro compagno di banco. Caspita, già 10 anni senza Charles “Sparky” Schulz

Sono cresciuto imparando la geografia con Emilio Salgari, innamorandomi delle scienze grazie a Jules Verne. Lupo Alberto è stato il mio insegnante di filosofia, la vera storia della seconda guerra mondiale l’ho capita davvero con Bonvi e le sue Sturmtruppen (a scuola ne fanno una questione di battaglie, di date, di cause occasionali, ma la realtà è fatta di trincee scavate a mani nude, di eroici portaferiti, di ordini sbraitati da ufficialetti incapaci). Poi mi sono inoculato l’amore per la grandezza leggendo e rileggendo Dante, scoprendo la grande magia della logica matematica con Pitagora, perdendomi nelle spire del pensiero socratico, ma questa è un’altra storia.

Di fatto, ciò che mi ricordo con più affetto dei tempi della scuola è il mio compagno di banco, Charlie Brown. Oppure Charlie Brown ero io, non lo so più, francamente è passato troppo tempo e forse faccio un po’ di confusione.

Buon vecchio Charlie Brown. Con il suo aquilone divorato dall’albero, con il suo cuore che batte all’impazzata per una ragazzina dai capelli rossi, con la sua invincibile capacità di non arrendersi alle sconfitte sul monte di lancio del campo da baseball. E a quelle nella vita. Con la sua allegra compagnia di amici, quelli che ti camminano a fianco fino alla tomba: il filosofico Linus, l’impossibile Lucilla detta Lucy, il granitico Schroeder. E poi l’amico più fedele, Snoopy il trasformista. Capace di farci volare sul suo Sopwith Camel sulla scia del Barone Rosso, di ispirarci con l’incipit del suo romanzo incompiuto (“era una notte buia e tempestosa”, che ha ispirato davvero anche Umberto Eco nel suo Nome della Rosa), di farci vivere vita da college (Joe Falchetto) o portarci in escursione con gli scout.

Caspita, sono già passati dieci anni da quando Sparky, al secolo Charles Monroe Schulz, ci ha lasciati. Ha scritto la sua ultima tavola dei Peanuts e se n’è andato, in punta di piedi. Io che da quando ero ragazzino sostengo la tesi che il fumetto è cultura tanto quanto la letteratura (e a volte anche di più, molto di più) finalmente oggi posso rendermi conto di non essere il solo a pensarla in questo modo. E in questi giorni che il mondo intero sta celebrando l’anniversario tondo della scomparsa di Schulz (i Peanuts sono stati pubblicati in 75 diversi paesi e tradotti in 21 lingue, raggiungendo 355 milioni di lettori), la teoria del fumetto come Cultura, con la C maiuscola, e non come cultura di serie C sta dimostrando di attecchire.

In un bell’articolo firmato Franco Giubilei sulla Stampa del 25 marzo c’era una disquisizione di Umberto Eco, sempre lui – ma non a caso è stato il primo intellettuale a sdoganare il fumetto, negli anni Sessanta – che confrontava Schulz con Salinger, il Giovane Holden con Charlie Brown, entrambi sessantenni. Ma se il primo è diventato un nonnetto – Eco sostiene che il Giovane Holden è datato per il linguaggio e lo slang – Charlie Brown invece è rimasto il bambino con la testa rotonda che noi tutti conosciamo. E continua a parlarci, e a farci vivere nelle sue avventure.

Come dargli torto?

Charlie Brown parla al telefono: "No penso che stia scrivendo"… E Snoopy batte sulla sua macchina da scrivere: "Cari Amici, ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e la sua banda per quasi cinquant'anni. E' stata la realizzazione del mio desiderio d'infanzia. Sfortunatamente, la mia situazione non mi permette più di disegnare una striscia ogni giorno. La mia famiglia non vuole che nessun altro continui a disegnare i Peanuts al posto mio e per questo devo annunciare il mio ritiro. Sono grato ai miei editori per la fedeltà che mi hanno dimostrato in tutti questi anni e ai fan dei miei fumetti per l'affetto e il sostegno che mi hanno dato.

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4 commenti »

  1. Le ultime parole dell’ultima striscia si Schulz me le ricordo ancora, quando sono uscite … mettevano tristezza e la mettono ancora … ma anche tanta felicità, perchè “NOI” abbiamo avuto Charlie Brown, quello che mancava sempre la palla da rugby perchè la sua amica gliela toglieva all’ultimo secondo, e di questo dobbiamo essergli grati, per sempre. Lui si rialzava sempre, e sempre ci riprovava …
    E poi, chi non vorrebbe come amico “il bambino polveroso”?
    Avevo collezionato anche tutte le strisce che uscivano con un quotidiano (non ricordo il nome, forse l’Unità?) … un monumento a Charles Schulz.
    Moorow

    Commento di Moorow — 26 marzo 2010 @ 3:19 pm | Rispondi

  2. Una decapottabile e un lago… Non serve altro! Grande Charlie Brown. Grande Schulz. Bravissimo Loris

    Commento di Simo — 26 marzo 2010 @ 9:02 pm | Rispondi

  3. Tutto ciò che manca ad un lettore di fumetti nato negli anni ’80 l’hai appena descritto tu; peccato non esser cresciuto con letture simili. Ma, fra trenta anni sarò io a scrivere quanto sia stata importante la Dark Age di Frank Miller, la fantasia malata di Bill Willingham, il genio completo di Alan Moore e la magneficenza infita nel tempo di Dante?

    Commento di Danilo Fulminis — 25 ottobre 2010 @ 9:16 pm | Rispondi

  4. Caro Danilo, i fumetti sono eterni, la mancanza di certe letture in una certa età della vita si può recuperare tranquillamente dopo… E tu hai la fortuna di aver conosciuto nel periodo giusto autori come Miller e Moore, che magari conosciamo tramite i film, o Willingham (che io ad esempio non conosco…).
    Tra una trentina d’anni insomma leggerò cosa ne pensi!

    Commento di lettera22punto0 — 3 novembre 2010 @ 7:37 pm | Rispondi


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