Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

21 febbraio 2010

Valerio Scanu è il vincitore dell’edizione di Amici di Antonella Clerici. Avanti Savoia, sul podio di Sanremo

Valerio Scanu è il vincitore dell’edizione 2010 di Amici di Antonella Clerici. Si dice che il palcoscenico dell’Ariston metta in mostra il vero volto dell’Italia Nazionalpopolare, con il tema delle canzonette che passano, con le sue polemiche e i suoi verdetti. E in effetti mai come quest’anno la realtà è apparsa evidente: se non vai in tv, oggi, non hai scampo, non esisti.

Così il podio di Sanremo è interamente invaso da personaggi da show (più o meno talent) televisivi: primo Valerio Scanu con Tutte le volte che (Amici, Mediaset), secondo Emanuele Filiberto (Ballando con le stelle, più tutto il resto) con Pupo e il cantante Luca Canonici con Italia amore mio, terzo un attapiratissimo Marco Mengoni (X Factor, Rai) con Credimi ancora. Fuori dal podio Noemi, con la miglior canzone di questo Festival, ma solo perché lei, a differenza di altri, non ha una stilla di sangue blu nelle vene. Pazienza, si rifarà con le vendite, ci è già abituata.

Devo essere sincero, per me è stata l’edizione più divertente del Festival di Sanremo, e l’unica serata finale in cui non ho corso il rischio di addormentarmi (forse una volta proprio con la canzone di Scanu, che era già riuscita nell’intento di farmi ronfare sul divano questo giovedì). Merito di Antonella Clerici che ha tenuto in pugno una situazione che più di una volta ha rischiato di partire per la tangente. Ma la serata è rimasta sempre viva e accesa. Tra i fischi per il principino, l’orchestra che per protesta scaglia sul palco gli spartiti (spettacolo, sembrava di stare al Colosseo), Maurizio Costanzo con la sua parentesi su Termini Imerese e poi tutto quanto il resto… uno spettacolo, ed è questo che era mancato a Sanremo negli ultimi anni.

A proposito, parliamo di Maurizio Costanzo. A vederlo entrare così sommesso per la prima volta nella sua vita sul palco dell’Ariston faceva un po’ di tenerezza, invece ha dimostrato di non aver perso il suo smalto: ha dato una dimostrazione di giornalismo televisivo non accondiscendente (stile Porta a Porta) né fazioso (come Annozero) parlando di un argomento delicato come la questione della chiusura/riconversione dello stabilimento Fiat in Sicilia, dando voce, in pochi minuti, agli operai, al leader del Pd Bersani (che maleducazione chi dal pubblico non lascia parlare!) al Ministro Scajola, tenendo a bada con carisma i disturbatori del terzo anello. Da applausi, insomma.

Tornando alle canzoni, non ce n’è stata una che ha strappato emozioni, ma per la verità di motivetti orecchiabili ce n’erano diversi. E un motivetto ronzava nelle orecchie di Mengoni, al momento della proclamazione del vincitore. Non il molesto MalamorenòdiArisa, ma Bisogna saper perdere, portato con successo sullo stesso palco dai The Rokes assieme a Lucio Dalla nel 1967. Con la sua voce e il suo talento, il buon Mengoni non ha bisogno di vincere ogni gara canora a cui partecipa, ma questa volta deve farsene una ragione: il pubblico sovrano gli ha preferito il sovrano mancato (fortuna nostra) Emanuele Filiberto e il rappresentante della “concorrenza”, Valerio Scanu.

Avanti Savoia, legga solo chi ha voglia di rinfrescarsi la memoria.

Per capire i fischi a Emanuele Filiberto occorre fare qualche passo indietro. La storia insegna, ma solo se ci si rinfresca la memoria, ogni tanto. Così torniamo a quando il Festival non era ancora nato, ad oltre sessant’anni fa. Correva l’anno 1946, Vittorio Emanuele III cedette il trono di Re d’Italia a Umberto II, che restò sul trono soltanto 24 giorni (passando alla storia come il ‘re di maggio’). Il 2 giugno – che oggi è la festa della Repubblica, e c’è un perché – gli italiani scelsero col referendum di dire addio alla monarchia, che tante responsabilità ebbe in quella che fu la pagina più dolorosa della storia, non solo italiana. Al di là delle tante arretratezze del Belpaese, Casa Savoia lasciò infatti via libera al fascismo che ci fece vassalli di Hitler. E avallò le leggi razziali, il male assoluto del XX secolo. E ci fece entrare in guerra. È difficile oggi accettare un verdetto come l’esilio, ma allora le circostanze lo resero accettabile o quanto meno condivisibile.

E poi fu il popolo sovrano a decidere, e non con il televoto.

Si parlò di brogli e questioni procedurali, ma ciò non cambia la realtà. Fu vergato sulla Costituzione che agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi, fosse vietato il ritorno in patria. Fino al 2003 quando, dopo il disgelo iniziato da Sandro Pertini e una legge costituzionale presentata sotto il Governo Berlusconi, si archiviò l’esilio.

E se adesso vediamo Emanuele Filiberto onnipresente in Rai – a rifarsi mediaticamente sugli italiani di 57 anni di esilio dorato – dobbiamo ricordare anche due episodi non trascurabili, che in parte vanno a spiegare i fischi di Sanremo. La prima è la gaffe (chiamiamola così) di Vittorio Emanuele, padre di Emanuele Filiberto, che nel 1997 in un’intervista televisiva disse che le leggi razziali “no, non sono così terribili” (salvo poi correggere il tiro in un secondo momento). La seconda invece risale esattamente a dieci anni dopo, quando i Savoia chiesero all’Italia – amore mio! – a titolo di risarcimento danni morali per l’esilio, 260 milioni di euro allo Stato italiano: 170 per Vittorio Emanuele, 90 per Emanuele Filiberto. Che ora evidentemente quei soldi li sta prendendo a piccole rate dalla Rai, cioè da chi lo fischiava dalla platea dell’Ariston, cioè anche da noi.

Chiusa questa parentesi seriosa – quando ci vuole ci vuole – vorrei sottolineare che io non faccio parte della schiera dei complottisti (che in Italia abbondano, ne parlerò più avanti su questo blog) e dunque sono convinto che se Pupo & co. sono arrivati secondi, è perché gli italiani hanno votato per loro. E con oltre 500 mila voti complessivi espressi è difficile pensare ad un ballottino, e quindi si tratta semplicemente di una questione di gusti musicali. E se il testo, scritto da Emanuele Filiberto, sembra tratto da una pagina del suo quadernetto di terza elementare, magari riesumato dai ricordi del collegio privato dell’esilio di Zurigo (bella ipotesi narrativa), poco conta, tanto questa canzone la sentiremo per radio al massimo una settimana o due poi, fortunatamente per i nostri timpani, finirà nell’oblio.

CLICCA QUI per scaricare il regolamento del Festival di Sanremo 2010 Sanremo2010_Regolamento

Termino quindi con la mia personale classifica dei dieci finalisti. Se volete, dite la vostra.

1 Noemi
2 Malika Ayane
3 Marco Mengoni

4 Irene Fornaciari e i Nomadi
5 Simone Cristicchi
6 Irene Grandi
7 Povia
8 Arisa
9 Valerio Scanu
10 Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici.

Troppo snob?

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5 commenti »

  1. Ciao.
    Scrivi “…sono convinto che se Pupo & co. sono arrivati secondi, è perché gli italiani hanno votato per loro. E con oltre 500 mila voti complessivi espressi è difficile pensare ad un ballottino, e quindi si tratta semplicemente di una questione di gusti musicali.”
    Giusto, nessun complotto, solo il discutibile gusto (pilotato dai media) del ‘popolo italiano’.
    Per la qualcosa, parere personale, è ora di tagliare il ‘televoto’ ed affidare il tutto
    al solo giudizio degli orchestrali. Il ‘popolo’, parola che di questi tempi riempie la bocca
    di troppi per giustificare qualsiasi…vabbè, sceglie comunque il suo vincitore poi,
    acquistando i suoi dischi e plaudendolo nelle sicuramente numerose ospitate televisive,
    tra amici. Sanremo dovrebbe in primis premiare il talento, l’espressività musicale e anche la novità, più
    che soddisfare il gusto dei teledipendenti, non credi?
    Oppure no, nel qual caso suggerisco di affidare al televoto anche il nobel per la letteratura
    e magari anche l’oscar per il cinema. Do per certo che li vincerebbe entrambi…Moccia.

    GP
    Mi scuso per le troppe virgolette. ho semplicemente tentato di temperare il sarcasmo.

    Commento di GP — 21 febbraio 2010 @ 3:09 pm | Rispondi

  2. La mia classifica:
    Malika Ayane
    Irene Grandi
    Cristicchi
    Povia
    Irene Fornaciari

    Ridicoli:
    Toto Cotugno
    Pupo e compagnia
    Enrico Ruggeri
    Nino D’Angelo
    Mengoni

    Commento di andrea — 21 febbraio 2010 @ 5:42 pm | Rispondi

  3. Ciao, non parlo delle canzoni perchè non le ho ascoltate, non parlo del Festival/Trasmissione di Intratenimento/Varietà/Circo di Nani e Ballerine, perchè quel poco-pochissimo che ho visto, l’ho solo visto e non guardato.
    Mi affianco alla considerazione di GP sul televoto … non ce l’ho col “popolo bue” o “popolo sovrano” che dir si voglia.
    E’ che il popolo “mangia” quel che gli dai da mangiare … non può cibarsi di prelibatezze se non gliele passi sul piatto, e quando il palato si abitua a pane e acqua (alimenti nobilissimi, per carità), la volta che sul piatto si trova, chessò, ostriche e champagne, ha un rigurgito di vomito. (tenendo presenthe che, nel caso specifico di questa edizione di San Remo, la prelibatezza doveva essere Jenny from the Block, i Tokio Hotel, Bob Sinclaire, Susan Boyle, Dita Von Teese e … ahi ahi ahi, Cassano … che è un tutto dire).

    Quando di un “cantante”, piuttosto che ascoltarne la voce, ci si sofferma su “condizione sociale, storia della propria vita, amici, parenti, sorelle, taglio di capelli, fidanzamenti con chi?, etc etc etc”, allora è impossibile giudicare (da giudici di giuria, seppur popolare) la voce … si giudica l’oggetto confezionato, compreso di tutti gli accessori … stesso ragionamento e metro per la canzone cantata da quel cantante.
    Se gli orchestrali, gente che vive di pane e musica, ha contestato visibilmente alcune scelte del popolo, ci sarà un motivo. Non è che la protesta si è sollevata da un “opinionista” qualsiasi, era gente che faceva musica, che la conosceva come le sue tasche, non gente che era lì per sbaglio o perchè era amica di un amico di un amico.
    Detto questo, non faccio classifiche un pò perchè non ho le conoscenze di base su quello che dovrei giudicare, un pò perchè non voglio, come Nick Hornby in Alta Fedeltà, ridurre tutto ad una top-ten. Qui le variabili sono infinite.
    Grazie a Loris per il breve ripasso sulla storia della Monarchia in Italia … ora sono anche cosciente del fatto che parte del mio canone televisivo RAI va nelle tasche dell’ex nobile decaduto che aveva già sputato più volte nel piatto dove continua a mangiare senza vergogna. Come diceva la Littizzetto, ogni tanto un bel “ma vaff..” ci sta’ proprio bene e non c’è nulla di meglio per esprimere la propria “opinione”.
    Saluti.
    Moorow

    ps: ad ogni modo, ha vinto chi ha avuto più Amici che l’hanno votato, un pò come in tutte le cose della vita … quasi tutte dai …
    pps: un segno che qualcosa di anomalo stava accadendo l’avevo avuto vedendo Costanzo che conduceva le conferenze stampa … la conquista del mondo è iniziata.

    Commento di Moorow — 21 febbraio 2010 @ 6:16 pm | Rispondi

  4. Devo ammettere che effettivamente la logica del televoto è piuttosto inquietante, e poi nel post non ne avevo parlato per brevità, ma con la questione dei call center si possono di fatto spostare non poco gli equilibri, e quindi diventa uno strumento inaffidabile, o passibile di qualcosa che si possa assimilare ai brogli. Poi, come dicevo, con oltre 500 mila voti espressi è fatica che siano riusciti a mettere in atto un ballottino far quasi vincere l’ultimo della lista, ma che la classifica non sia musicalmente veritiera questo è un altro discorso.
    Detto questo si apre una parentesi grande come una casa su quello che è oggi la musica, che non è più quella di dieci anni fa, sul mercato discografico (chi compra la musica, e come?!?) e sul rapporto tra la musica e la tv. Ma soprattutto sulla televisione stessa, che tutto ingloba e trasforma.
    Cosa deve fare Sanremo, premiare il talento? A parte che quasi mai l’ha fatto (un esempio su tutti, Vasco Rossi), per questo oggi ci sono già X Factor, Amici e compagnia. Secondo me deve continuare a fare spettacolo, quest’anno c’è riuscito meglio rispetto al recente passato, e magari regalarci qualche canzonetta che resista più di un paio di mesi (cosa che anche quest’anno, temo, non capiterà).
    L’altra domanda: chi deve decidere chi vince Sanremo? Il pubblico da casa, che non è il pubblico che compra la musica? I musicisti dell’orchestra (ma non è troppa responsabilità per loro, che fra l’altro hanno ben altro da fare?) La giuria demoscopica (che abbiamo visto quanto sia lontana dal gusto popolare, tanto che ha provato a troncare via il principe e co. che poi hanno quasi vinto?) O magari una bella giuria di qualità, composta dalle vecchie lobby di major, giornalisti e addetti ai lavori facilmente prezzolabili, come succedeva in passato quando si stampavano i giornali con le classifiche prima ancora del verdetto finale? Alla fine affidarsi al “popolo sovrano” mi pare possa essere la scelta meno dannosa, anche se significa arrendersi al fatto che Sanremo non premierà mai la buona musica italiana.
    Per GP, un brivido mi è corso lungo la schiena quando hai accostato Moccia al Premio Nobel o all’Oscar, o a tutti e due! 😉

    PS, qualcuno domenica ha visto in tv quell’arrogantone di Pippo Baudo costruire un’intera trasmissione sul Festival di Sanremo come… emanazione di Pippo Baudo? Un’agghiacciante autoretorica che mi è sembrata uno spot per il ritorno di Pipponte sul palco dell’Ariston, allora si che Sanremo tornerebbe indietro di 10 anni!

    Commento di lettera22punto0 — 22 febbraio 2010 @ 2:12 pm | Rispondi

  5. Per Andrea, la tua classifica è interessante, anche se almeno nei primi 5 poteva starci Noemi. Anche secondo me la canzone di Mengoni è bruttina ma il suo talento non si discute, quella di Scanu mi è già andata al cuore. Tra i flop hai inserito anche Nino D’Angelo: la canzone napoletana non troverà mai posto nel mio i-pod e Nino D’Angelo è l’incarnazione di un concetto musicale che mi è agli antipodi, ma devo dire che stavolta non ha fatto un brutto lavoro, anzi.
    Ciao!

    Commento di lettera22punto0 — 22 febbraio 2010 @ 2:16 pm | Rispondi


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