Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi

17 settembre 2009

Infausta profezia: la carta sepolta dal web

Vorrei riproporre un articolo che ho pubblicato a fine agosto su Fixing. Parla dell’ormai famosa “profezia” di Pjilip Meyer sul declino della carta per mano del web e sulla strada della multimedialità. In fondo è da quella riflessione che è nata l’idea di aprire questo blog…

Wall Street journal

Carta stampata, televisione, radio, internet. È davvero difficile non venire “colpiti” dalle notizie, dalle informazioni, che in una perenne notte di san Lorenzo mediatica, ci bersagliano quotidianamente.
Queste informazioni sono troppe? Colpiscono ancora nel segno oppure finiscono per “attraversare” il fruitore, indiscutibilmente sovraesposto? E poi ancora, è vero che sono troppo rapide, spesso imprecise, talvolta contraddittorie?
La comunicazione di massa nel terzo millennio è al centro di studi e di riflessioni, di un dibattito serrato (soprattutto sul web) e di analisi di marketing da parte di chi gestisce il business dell’informazione. È di grande attualità, in particolare, l’idea di Rupert Murdoch, il magnate australiano della comunicazione, che nel suo impero annovera il Times di Londra, il Wall Street Journal e Sky, che dal 2010 ha intenzione di far pagare le news sui suoi portali internet. Avrà successo? Altri seguiranno il suo esempio, la sua tentazione? Il popolo della rete accetterà di pagare per quello che ha sempre avuto gratis? Diciamo che la notizia, rimpallata sui blog, sui siti di notizie e sui vari aggregatori, ha subito una gragnuola di critiche. Analizzando questa realtà in tutte le sue sfumature, è ipotizzabile che effettivamente sia un po’ troppo tardi per questa rivoluzione: ci si sarebbe dovuti arrivare almeno una decina di anni fa, e provare adesso a cambiare le carte in tavola appare troppo difficile. Per tutta una serie di motivi. Innanzitutto perché la rete è una sorta di ‘blob’ malleabile, in perenne evoluzione, che sa adattarsi a qualsiasi situazione (o almeno, finora l’ha sempre fatto) per ovviare ai vari limiti che vengono posti: un esempio è la diffusione della musica “pirata”, che neanche la minaccia di multe pesantissime riesce a stroncare. Su internet, in poche parole, la “repressione” non è uno strumento efficace, e poi una volta che una notizia è diventata una notizia, cioè è di pubblico dominio, è impossibile fermarla. Quello che può essere venduto – o meglio, ciò che gli utenti della rete hanno espresso in sondaggi di essere disponibili eventualmente ad acquistare – sono informazioni altamente specializzate (ad esempio quelle finanziarie) o eventuali contenuti “premium”, ma solo se di altissima qualità. È su questi che forse varrebbe la pena di concentrarsi, perché le notizie cosiddette “generaliste” a pagamento, ben difficilmente avranno futuro. Soprattutto in Italia

Chi è stanco della carta stampata?
C’è una ormai famosa profezia, che circola in rete ovviamente: non parla della fine del mondo (quella è prevista per il 2012, ed è un’altra storia) bensì indica nel 2043 l’anno in cui sarà venduta “l’ultima sgualcita copia cartacea del New York Times”. Il Nostradamus in questione è l’americano Pjilip Meyer, autorevole professore di giornalismo presso la University of North Carolina. È una tesi che ha fatto molto discutere: la fine dell’informazione su carta è realmente così vicina? Noi non ne siamo così sicuri. Non almeno se l’alternativa è rappresentata dall’informazione (a pagamento) sul web. La strada da seguire, casomai, è quella della multimedialità: un giornale cartaceo deve avere anche un sito internet con contenuti integrati, aggiungiamoci pure una web radio ed una web tv, con giornalisti “agili” e pronti al confronto con la rete, bravi a rimpallare e ad amplificare le notizie anche sui vari social network (finché durano, Twitter e Facebook in primis). E per quello che riguarda in particolare i grandi gruppi, internet e la carta stampata devono essere spalleggiati anche da radio (l’esempio del Gruppo L’Espresso è emblematico) e tv.
Come si può sfruttare questo collegamento è piuttosto scontato: moltiplicando i “contatti” si arriva a un maggior numero di lettori – ascoltatori – telespettatori – “internauti”, che si possono fidelizzare grazie ad un’offerta multipla e sempre più completa (avvolgente, verrebbe da dire, quasi “coccolante”). Inoltre il mercato pubblicitario può sfruttare la sinergia per offrire pacchetti con tariffe “multiple”, sicuramente convenienti per il cliente, avvantaggiato dal poter pubblicizzare i propri prodotti contemporaneamente su giornali, tv, radio e naturalmente internet a un prezzo più basso. E a proposito, va rilevato un dato significativo: le previsioni dicono che in Italia il mercato della pubblicità su internet nel 2009 dovrebbe registrare un aumento a due cifre, precisamente del 10,5% in più rispetto al 2008: la fonte è la IAB Italia, l’associazione che riunisce i principali operatori della comunicazione interattiva, e fa fronte ad un calo previsto in tutti gli altri mezzi di comunicazione, dovuto presumibilmente alla crisi internazionale.
Proviamo infine ad analizzare i principali pro e i contro della sola carta stampata. Sotto la colonna “meno” dobbiamo mettere innanzitutto gli alti costi: la redazione, la stampa, la distribuzione, l’imprevedibilità delle vendite (i famigerati “resi”). Per quanto rappresenti un’informazione rapida, anche quotidiana, non è in grado di competere in fatto di immediatezza con il web, la tv e le radio. Inoltre spesso la stampa si “appoggia” troppo a internet, andando pigramente a “pescare” le notizie nella rete, cosa che crea un inevitabile (inutile) doppione, che il lettore non può apprezzare. Nella colonna degli aspetti positivi invece mettiamo gli approfondimenti, le “firme” dei giornalisti, le redazioni strutturate che permettono di “lavorare” adeguatamente sulla notizia. Senza dimenticare l’abitudine del lettore tradizionale (che non è necessariamente il fruitore del web, anzi) per questo strumento d’informazione. E soprattutto l’odore dell’inchiostro, il gusto tattile della carta, il poter sfogliare le pagine. Tutti piaceri che, ci sentiamo di dire, sicuramente non saranno dimenticati da qui al 2043.
Loris Pironi

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3 commenti »

  1. Può darsi che questo possa succedere nel 2043 quando tutti (e dico tutti) avranno un palmare a disposizione. Ora come ora, bisogna considerare che non tutti lavorano in un ufficio e hanno quindi un computer davanti e non tutti sono in grado di usarlo, non ancora almeno. Quando la generazione dei nostri nonni e dei nostri genitori non ci sarà più e i “vecchi” saremo noi, allora forse si, sempre che la tecnologia non vada più in fretta della nostra capacità di apprendimento (cosa che succede).

    Commento di Natalia — 18 settembre 2009 @ 10:43 am | Rispondi

  2. .. dunque sul fondo delle gabbie dei canarini nel 2043 al posto della carta di giornale ci sarà uno schermo al plasma?

    Commento di Willy — 18 settembre 2009 @ 2:44 pm | Rispondi

  3. I quotidiani cartacei spariranno. Pure gli Amish sono sbarcati sul web! http://www.nytimes.com/2009/09/21/technology/internet/21link.html(non sapevo che avessero il wireless là.. Non avendolo io, sono tecnologicamente più indietro di un Amish.. “Mary Elizabeth, metti la legna nella stufa che intanto vado in garage a dare la biada al cavallo!”)

    Commento di Willy — 21 settembre 2009 @ 8:54 am | Rispondi


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